Sabato alle 19 italiane gli azzurri guidati dal c.t Cervelli vogliono stupire con una squadra di oriundi. Il veronese dei Los Angeles Angels è uno dei tre italiani di nascita in formazione
Comincia il World Baseball Classic, il Mondiale professionistico. E l’Italia c’è. C’è come sempre: sesta edizione, sesta partecipazione degli azzurri. Che peraltro sono sempre andati bene. In tutti e cinque le partecipazioni abbiamo sempre portato a casa almeno una vittoria, Ad ogni passaggio almeno uno scalpo prestigioso. Due volte quello del Canada, due quello del Messico, di cui una a casa loro, ammutolendo lo stadio Guadalajara. E poi quello di Cuba, anche, all’ultima edizione del 2023. Ecco veniamo da lì, da un WBC per noi eccezionale, con il successo anche sull’Olanda, e col quarto di finale giocato al Tokyo Dome contro i padroni di casa giapponesi, poi campioni del Mondo. I gironi sono quattro, da cinque squadre: a Miami, San Juan di Portorico, Tokyo. E a Houston dove con noi ci sono Brasile, Gran Bretagna, Stati Uniti e Messico. Iniziamo sabato, alle 12 del Texas, le 19 italiane (in diretta su Sky) contro il Brasile.
dall'italia al brasile
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Brasile che avrà Tiago da Silva, sei volte campione d’Italia col San Marino, nonché azzurro in ben tre World Baseball Classic. Adesso ha cambiato nazionale, è tornato a quella del suo paese d’origine, ma ha chiesto espressamente di non essere impiegato contro gli ex compagni azzurri. Per noi il lanciatore partente sarà Samuel Aldegheri, il ragazzo di Verona che dal 2024 è nel roster dei Los Angeles Angels. Va precisato che, come al solito, il WBC è al tempo stesso un’occasione di divulgazione del Gioco e un torneo dal livello troppo elevato per partecipare con la Nazionale italiana vera e propria, quel che disputa l’Europeo, per intenderci. Gli italiani di nascita e formazione sono tre, oltre a Aldegheri, altri due lanciatori: Gabriel Quattrini da Potenza Picena e il romano Claudio Scotti. Come già nelle altre occasioni si va con una selezione di giocatori di MLB dalle origini italiane. Molti dei quali orgogliosissimi della maglia azzurra. Così come lo è, fino alle lacrime viste in un’intervista di un paio di giorni fa, il c.t. Francisco Cervelli. Venezuelano di nascita da famiglia pugliese, Cervelli è stato a lungo catcher dei New York Yankees e poi dei Pittsburg Pirates. E, dice: “Dobbiamo imparare come si vince”. Non a giocare a baseball, quello l’Italia lo sa fare. Ben sapendo che migliorare il Classic del 2023, non sarà affatto semplice.
il nuovo c.t. cervelli
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Rispetto ad allora è cambiato tanto, quasi tutto. Al comando c’è appunto lui, Cervelli, che ha preso il posto di un altro super-catcher, Mike Piazza. Ma i grandi nomi non mancano, prima di tutto nello staff. Cervelli si è attorniato di stelle e di anelli, cioè di star che a “vincere sono abituate”, come ha sottolineato lui. Quindi ecco Dave Righetti, uno dei due pitching coach dell’Italia (insieme al riminese Alessandro Maestri), uno che ha trionfato in tre World Series con i San Francisco Giants. Ecco di nuovo Sal Fasano, che una World Series l’ha vinta da giocatore (Los Angeles Angels) e un’altra da coach (Atlanta Braves). Ecco Ron Wotus e Allard Baird, tre anelli ciascuno. Ed ecco, soprattutto, Jorge Posada: un monumento, uno dei giocatori simbolo dei New York Yankees di Joe Torre di fine XX secolo con cui ha vinto 5 World Series (!). “Ci ho messo cinque minuti a convincerlo”, ha raccontato Cervelli. “Jorge è stato il mio maestro agli Yankees. E’ uno che respira baseball, che prega baseball. E’ la prima persona a cui ho pensato. So quello che può insegnare ai miei ragazzi, e come può farlo”. Posada quindi nei piani di Cervelli diventa la rappresentazione personale, fisica, tangibile, di come si possa pensare in grande. Che si può puntare all’(apparentemente) impossibile. Ad una prima analisi del roster balza agli occhi il livello dei lanciatori, davvero alto come stanno già rimarcando molti commentatori negli Stati Uniti e in Repubblica Dominicana. Su tutti l’asso dei Philadelphia Phillies Aaron Nola, insieme a Michael Lorenzen. E poi, il già citato Aldegheri, con Gordon Graceffo dei St.Louis Cardinals che potrebbe essere l’altro partente. Ottimo però è anche il bullpen, ovvero l’assortimento di lanciatori di rilievo, con Adam Ottavino, Dan Altavilla, Sam Festa, Greg Weissert e Ron Marinaccio, quest’ultimo visto chiudere la vittoriosa amichevole di martedì scorso contro i Chicago Cubs. Senza dimenticare Joe La Sorsa che nel 2023 diventò immagine simbolo della squadra, per quella sua pazza esultanza dopo aver lasciato al piatto un battitore olandese con le basi piene. In battuta l’uomo di riferimento è il prima base Vinnie Pasquantino, uno da 70 fuoricampo e 262 RBI in MLB. Possibile, anzi molto probabile, che sia lui il clean-up. Uno di quelli su cui si conta di più per “far legna”, per portare a casa i punti. Insieme al suo compagno di squadra ai Kansas City Royals Jac Caglianone. Con l’emergente Jakob Marsee che nel 2025, la sua prima stagione in MLB con i Miami Marlins, ha battuto un gran 292. E poi con Miles Mastrobuoni, altro superstite del Classic 2023 che peraltro in difesa può essere utilizzato in diverse posizioni sia in campo interno che esterno. Il catcher sarà Kyle Teel, dai Chicago White Sox, reduce da un 2025 da 273 di media battuta. Il suo back-up avrebbe dovuto essere Alberto Mineo, orgoglio un po’ di tutto il movimento, un giocatore di scuola italiana, campione d’Italia nel 2024 e finalista per lo scudetto nel 2025 con il Parma, nonché da due inverni di fila campione anche in Nicaragua con i Leones de Leon. Avrebbe dovuto essere il secondo catcher, ma non lo sarà, ha avuto un infortunio mentre era già in fase di preparazione negli Stati Uniti. Al suo posto è arrivato di corsa J.J. D’Orazio.
giovani talenti
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Da segnalare poi ci sono altri giovani prospetti. Tipo l’interbase dei St.Louis Cardinals Thomas Saggese e gli altri interni Sam Antonacci (Chicago White Sox) e Andre Fischer (Milwaukee Brewers). Lui non ha il cognome italiano, la cittadinanza gli viene da parte di madre. E’ del Jersey e tanto par far capire bene come la pensa si è tatuato sul braccio sinistro i due italoamericani che lui ritiene più rappresentativi del suo stato: Frank Sinatra e Bruce Springsteen. C’è poi Dante Nori, 21enne prospetto, nato in Canada, dei Philadelphia Phillies. Suo padre Micah è l’assistente allenatore dei Minnesota Timberwolves della NBA, un tecnico di cui la scorsa estate si era parlato come possibile head-coach dei New York Knicks. Nori è un esterno, reparto in cui c’è anche Dominic Canzone dei Seattle Mariners. Un velocista che suggerisce molto più di qualcosa, specie se lo si mette in un ordine di battuta insieme a Caglianone e soprattutto a Jon Berti, il miglior “ladro” della MLB 2022 (41 basi rubate per i Miami Marlins!). L’Italia sarà una squadra che correrà. Correrà molto.










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