Wimbledon, il montepremi con le cifre: perché per i giocatori non è abbastanza, ma la protesta è rientrata

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Gli organizzatori del torneo londinese hanno incrementato il prize money del 20%. Sinner, Sabalenka e colleghi chiedono una quota maggiore dei ricavi e tutele sanitarie e pensionistiche

Marco Iaria

Giornalista

29 giugno - 11:51 - MILANO

L’All England Lawn Tennis Club, lo storico circolo di Church Road che organizza Wimbledon, ha portato quest’anno il montepremi a 64,2 milioni di sterline, pari a 74,4 milioni di euro, sottolineando come si tratti del più consistente incremento annuo nella storia del torneo: +20% rispetto al 2025. Non ancora abbastanza, però, per i giocatori, che hanno replicato a Londra la protesta soft inscenata a Parigi, riducendo il tempo dedicato ai media nei primi giorni. Nel fine settimana si sono tenuti incontri definiti “costruttivi” con l’Aeltc e oggi i giocatori hanno rilasciato un comunicato annunciando che riprenderanno i consueti appuntamenti con i giornalisti, alla luce dell’impegno degli organizzatori di Wimbledon a tornare al tavolo con proposte che rispondano alle loro richieste. “Le questioni di fondo – sottolinea il comunicato degli atleti – rimangono irrisolte e i giocatori valuteranno con attenzione le proposte una volta ricevute”.

montepremi

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Wimbledon si posiziona al secondo posto tra gli Slam in termini di prize money. L’ultima edizione del Roland Garros metteva in palio 61,7 milioni di euro, di cui 2,8 ai vincitori del singolare maschile e femminile. Gli Australian Open di gennaio si erano spinti a 63,6 milioni, con un premio massimo di 2,4 milioni. Pur riconoscendo premi inferiori per gli avanzamenti in tabellone, Melbourne presenta un montepremi complessivo più elevato perché destina una quota consistente a forme di sostegno ai giocatori, come contributi per le spese di viaggio e programmi di welfare. L’anno scorso gli Us Open hanno raggiunto i 90 milioni di dollari, equivalenti a 77 milioni di euro. Alle spalle di New York c’è appunto Wimbledon. I campioni 2026 dello Slam sull’erba riceveranno 4,2 milioni di euro (aumento del 20% rispetto al 2025), mentre ai finalisti spetterà la metà, 2,1 milioni (+18%). Chi viene eliminato al primo turno del singolare porterà a casa 93 mila euro (+21%). Il montepremi delle qualificazioni è pari a 7,2 milioni: assegno di 23 mila euro per gli sconfitti all’esordio.

giro d'affari

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La differenza dei premi tra i Major dipende dalla capacità di ciascun torneo di generare risorse. Londra e New York sono in prima fila (clicca qui per un'inchiesta sui ricavi degli Slam). E proprio il giro d’affari è la voce che i giocatori stanno tenendo d’occhio, in questa battaglia che va avanti ormai da un anno. Sinner, Sabalenka e gli altri top player, portavoce dei colleghi e delle colleghe del circuito, chiedono di elevare i montepremi degli Slam al 22% dei ricavi entro il 2030, allineandoli ai “combined event” Atp-Wta. Inoltre, sollecitano i Major a garantire maggiori tutele sul piano pensionistico e sanitario. Per loro l’aumento del prize money di Wimbledon, così come quello degli altri Slam già disputati, non è sufficiente. Secondo i giocatori, i 74,4 milioni del montepremi rappresentano il 14,4% del fatturato atteso quest’anno a Wimbledon, stimabile in 515 milioni di euro. Ricordano inoltre che nel lontano 2015 gli organizzatori del torneo londinese destinavano ai giocatori il 14,9% dei ricavi. In altre parole, la crescita delle entrate non è stata accompagnata da un analogo aumento dei premi, anzi. Gli atleti, inoltre, lamentano la mancanza di risposte da parte dell'All England Club alla richiesta di contribuire a un "fondo per il welfare" e di istituire un consiglio con rappresentanti dei giocatori.

replica

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Gli organizzatori londinesi non sono d’accordo. Secondo Deborah Jevans, presidente dell’All England Lawn Tennis Club, bisogna considerare anche le spese, aumentate nel corso degli ultimi anni a causa dell’inflazione e degli investimenti: “Usare i ricavi come criterio per determinare il montepremi semplicemente non ha senso. I ricavi non tengono conto del contributo che noi restituiamo allo sport. Noi non siamo un’organizzazione a scopo di lucro. Siamo molto diversi dai tornei Masters 1000, perché tutto ciò che generiamo viene reinvestito nel tennis”. Il nodo sta proprio qui. In base all’accordo sottoscritto da Aeltc e Lta, il 90% degli utili di Wimbledon vengono trasferiti alla Federazione britannica, che li utilizza per finanziare la propria struttura operativa e i progetti di sviluppo sul territorio, e il 10% resta al circolo, che reinveste la propria quota nelle strutture. L’anno scorso i Championships, grazie a ricavi per 495 milioni di euro, tolti i costi tra cui, appunto, il montepremi, hanno prodotto un utile di 62 milioni.

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