Il 44enne brasiliano è già uno dei protagonisti del torneo: designato per la partita inaugurale dall'italiano in persona, ha diretto Olanda-Marocco con autorità. E la sua candidatura alla finale è concreta
Quegli occhi enormi e sempre spalancati bucano il video, la mimica facciale sembra da film, la testa lucida è un altro elemento di spettacolarizzazione, e infatti le telecamere vanno a cercare spesso questo arbitro dal fisico non imponente ma solido, robusto, sempre in movimento. Con una preparazione fisica da far invidia ai giocatori. Non è uno qualunque: se la Fifa, in pratica Pierluigi Collina, il capo designatore, ha scelto lui per la partita inaugurale, vuol dire che lo considera nell’élite che può giocarsi la finale. Wilton Sampaio, 44 anni, brasiliano, ha diretto ieri notte una partita difficilissima quale Olanda-Marocco: l’ha tenuta in mano bene, anche se un paio di cartellini gialli gli sono sfuggiti. Ma ha chiaramente scelto una linea "giochista", nel senso di far scorrere la manovra. Lo spettacolo ne guadagna, qualche fallo può essere sottovalutato, ma la partita va considerata sempre nel suo complesso e non per una decisione su cinquanta o cento nel corso di oltre due ore di gioco.
sicurezza
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Il primo merito di Sampaio è la sicurezza ostentata. Un arbitro può sbagliare, è umano, ma uno sguardo perso o un’esitazione gli possono costare la credibilità tra i giocatori. La decisione immediata spegne le polemiche. In Olanda-Marocco le situazioni al limite sono state numerose e i telecronisti Fox (inglese) e Telemundo (spagnolo) aumentavano il tono come il pubblico allo stadio, in attesa del replay che però confermava la decisione – difficile – dell’arbitro. A volte può essere fortuna, ma mestiere, attenzione, vicinanza e competenza aiutano, no? Partita dura, schizzi di sangue qui e là per scontri di sport, ma quando Hakimi ha stretto la mano a Van de Ven che l’aveva anticipato in area in scivolata, invece di chiedere un rigore che la confusione poteva anche "ispirare", s’è capito che la partita era definitivamente nelle mani di Sampaio.
corsa e inglese
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A Sampaio non difetta la corsa, anzi, è stato sempre al centro del gioco, accanto all’azione. Fischio immediato e gestualità per chiudere subito le questioni, fulminando con gli occhi eventuali contestatori e aiutandosi con le mani per allontanare molestatori. Al debutto Messico-Sudafrica ha espulso tre giocatori: per la Fifa tutto giusto. Su una cosa però deve migliorare: al debutto, chiamato a spiegare un rosso al microfono, ha mostrato un inglese non oxfordiano, o forse era emozione, e lo stadio ha avuto un attimo di esitazione (anche gli spettatori in tv). Certo è più importante sapere di arbitraggio che l’inglese… Vediamo se nel prosieguo si confermerà. Naturalmente è divisivo, non tutti apprezzano questa enfasi ma è qualcosa di molto diverso, per dire, da quella dello spagnolo Mateu Lahoz che personalizzava spesso le decisioni. Sampaio, al massimo, le arricchisce.
candidato finale
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Sampaio è al secondo Mondiale. In Qatar aveva diretto quattro gare, fermandosi a Francia-Inghilterra dei quarti. Dalle designazioni (già 3) e tutte per partite complesse si capisce che è uno dei candidati alla finale. L’inaugurale è una storia a sé, una vetrina, e non si può affidare se non a un top. Nel 2018 fu affidata all’argentino Pitana poi arbitro della finale Francia-Croazia 4-2. In Qatar c’è Orsato che arriverà poi alla semifinale Argentina-Croazia. Il messaggio è chiaro, anche se il Mondiale è lungo e i pretendenti tanti. In Europa Vincic (altro sempre sicuro), Turpin, Letexier sono in prima fila, stanno facendo molto bene Mariani e Oliver, in risalti Makkelie che ha già diretto 3 partite. Marciniak ha arbitrato la finale 2022, in teoria è fuori dai giochi. Dalle designazioni si capisce che Faghani (Australia), Elfath (Usa), Barton (El Salvador), Jayed (Marocco), Fisher (Canada) possono essere in corsa.
uomini e macchine
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Gli arbitri non sono un problema, e questa è una delle belle notizie di questo Mondiale. Anche ieri il fallo di Anton sul portiere paraguayano era fallo, le immagini di Sky Sport confermano la posizione irregolare per impedire al portiere di muoversi. Le squadre erano state avvisate prima del via. In realtà il grande salto risale al 2018 con l’introduzione del Var, combinata progressivamente con direttive coerenti, nuove regole e una filosofia arbitrale che renda il tutto più spettacolare restituendo il piacere del flusso del gioco. Ma oltre la tecnologia, i sensori e altre tecnologie ci sono gli uomini con un fischietto, due cartellini e ventidue indemoniati attorno. E fortuna che l’uomo resta al centro di tutto.








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