Il frontman della band deathcore, in vista del concerto a Padova il 1 febbraio, parla del nuovo album 'I Feel the Everblack Festering Within Me', di breakdown e gatekeeper, della sua voce 'disumana' e di quella sua prima volta in Italia "indimenticabile" durante la quale temette di morire sul palco
Il ritorno dei Lorna Shore in Italia passa da Padova. Il primo febbraio la band deathcore americana salirà sul palco del Gran Teatro Geox per una data attesa e tutt’altro che scontata, considerando il rapporto intenso con il pubblico italiano. Un comeback che arriva in un momento chiave della loro carriera, segnato da un nuovo album ambizioso, 'I Feel the Everblack Festering Within Me', il quinto in studio, uscito il 12 settembre scorso, e da una maturazione artistica che va ben oltre il metal estremo fine a sé stesso. Dopo il successo virale, il gruppo del New Jersey alza l'asticella del genere, continuando a riscrivere le regole con un sound monumentale, cinematografico, che calibra deathcore, black metal e ambizioni quasi prog. In un'intervista all'AdnKronos, il frontman Will Ramos parla del nuovo disco, del suo registro vocale fuori scala, e di quella sua prima volta, "indimenticabile" nel nostro Paese, durante la quale temette di morire sul palco.
Tornerete in Italia a febbraio con una data del tour. Che tipo di energia ti aspetti dal pubblico italiano?
"Spero la migliore e la più folle possibile. Non suoniamo spesso in Italia. Siamo stati in Europa moltissime volte, ma posso contare sulle dita di una mano le occasioni in cui abbiamo davvero suonato qui. Quindi spero che, quando torneremo, ci sarà un pubblico affamato di vederci. Sai cosa intendo? Gente che impazzisce, che perde completamente la testa. È quello che mi auguro. Sono una persona ottimista, quindi vedremo. In Italia abbiamo suonato a Padova nel 2022 e a Milano nel 2023. Credo siano le uniche due volte in cui siamo stati qui".
Hai un ricordo speciale legato ai tuoi concerti in Italia, ai fan italiani?
La prima volta che sono stato in Italia, a Padova, è stata una delle giornate peggiori…me la ricordo benissimo. Faceva un caldo assurdo e non avevo idea che in Italia potesse fare così caldo. Non me lo aspettavo proprio. All’epoca non avevamo ancora un vero tour bus, ma uno più piccolo, ed era una fornace. Ci siamo svegliati completamente sudati, pensando: “Dobbiamo uscire subito da qui”. Bastava fare un passo fuori per essere coperti di sudore. Quel giorno, poi, pioveva e c’era un temporale fortissimo. A un certo punto non sapevamo nemmeno se saremmo riusciti a suonare, perché pensavamo: “Se cade un fulmine, restiamo fulminati sul palco”. C’è un video in cui una persona viene colpita da un fulmine mentre tiene un microfono, si irrigidisce e cade a terra. Terribile. Io continuavo a pensare: “Quello sarò io”. È stata una situazione assurda. So che raccontata così sembra solo una cosa tremenda – e in parte lo è stata – ma allo stesso tempo, quando succedono cose del genere, anche se non vanno nel migliore dei modi, poi ti guardi indietro e pensi: “Questo è un ricordo unico”. Onestamente sono felice di ricordarlo, perché ci sono tanti posti super confortevoli in cui abbiamo suonato e che non ricordo affatto. Padova, invece, non la dimenticherò mai. Alla fine abbiamo suonato ed è stato fantastico. E non sono rimasto fulminato. Quella è stata la mia prima volta in Italia".
Il vostro nuovo album 'I Feel the Everblack Festering Within Me' è più orchestrale e stratificato dei precedenti. Quanto rappresenta i Lorna Shore di oggi e come cambia il vostro percorso?
"Penso che questo disco rappresenti i Lorna Shore più che mai. Credo che stiamo iniziando a evolverci oltre ciò che la gente si aspetta da noi. Che questo faccia arrabbiare qualcuno o entusiasmi altri, a me va bene: mi rende soddisfatto. Amo poter fare qualsiasi cosa: cantare, usare il pitch scream… Voglio pensare a una canzone come alla scena finale di un film, quella grande battaglia epica in cui non importa nemmeno cosa stia suonando nello specifico: tutto è costruito per quel momento e senti l’energia. È questo che immagino per i Lorna Shore. Non dobbiamo per forza essere solo una deathcore band. Possiamo essere una grande band che suona bene e ti fa provare qualcosa di epico, rabbioso o profondamente triste. Penso che sia l’orchestra sia i testi di questo album abbiano davvero centrato il punto. Spero che la prossima volta potremo spingerci ancora oltre. Chi lo sa? Vedremo dove ci porterà tutto questo".
Sul palco è tutto oscuro e brutale, ma fuori dal palco sei una persona molto positiva, gentile e aperta. Come bilanci queste due parti di Will Ramos?
"Sto ancora cercando di capirlo anch’io, onestamente. Ogni giorno è una lotta. È bellissimo stare sul palco, ma ci sono anche momenti in cui amo semplicemente stare a casa. C’è un equilibrio da trovare, ma non so ancora dove sia. Una cosa però posso dirla, e vale per chiunque sia in tour o viva questo tipo di vita: ho iniziato da poco ad andare in terapia. Penso sia davvero importante per chi viaggia continuamente, per chi vive sempre sotto pressione e non sa bene quando fermarsi. Spesso ci si dimentica della salute mentale. Da fuori sembra tutto incredibile: “Come fa?”. Ma non è facile per nessuno. La terapia mi sta aiutando e spero possa essere utile anche ad altri".
La terapia ti aiuta anche con la voce? Perché a volte sembra disumana, ma in realtà è molto tecnica. Come proteggi la tua voce in tour?
"Faccio molte cose, anche se non saprei nemmeno come definirle tutte. Ho bisogno di tanti momenti per me stesso, che a volte mi allontanano anche dalla parte più divertente del tour. Molti pensano che il tour sia solo divertirsi con gli amici, bere, fare casino sul bus e ridere tutto il tempo. In realtà, facendo tour molto lunghi e concerti che durano anche un’ora e mezza, è estremamente faticoso per la voce. Quando scendo dal palco devo andarci piano. Tutti vogliono andare al bar, io spesso non posso. La cosa peggiore è cercare di parlare sopra la musica alta di un locale: è devastante per la voce. Se lo fai una sera, il giorno dopo senti già la differenza. Se lo fai in tour, la voce il giorno dopo non è la stessa, garantito. Quindi limito quanto parlo, vado a dormire prima, bevo tè. Ci sono mille cose che posso fare e dipende molto da come mi sento quel giorno. Se la voce sta bene, magari resto fuori un po’ di più. Se non sta bene, vado a dormire presto e bevo tè il giorno dopo. Finora sta funzionando, e spero continui così".
Ci sono ancora molti stereotipi sul metal estremo. Pensi che il genere sia ancora visto come semplice rumore o qualcosa di negativo?
"Direi che è un 50 e 50. Ci sono persone che ascoltano metal da sempre, come me, che sono molto elitiste e pensano che il metal debba essere solo in un certo modo. Lo capisco, perché è il background da cui provengo anch’io. Ma come creatore di musica devo evolvermi con i tempi, altrimenti resto indietro. Ogni anno devi cambiare un po’, aggiungere qualcosa, scrivere di temi inaspettati. Io ho 31 anni: non scrivo più musica su quanto sono arrabbiato e voglio distruggere il mondo. A 17 o 18 anni sì, ma se continuassi a scrivere quella musica oggi, odierei suonarla. Voglio scrivere di cose che mi interessano davvero: amore, tristezza. Questo cambia anche il modo in cui le persone vedono il genere. Non è giusto o sbagliato, è semplicemente ciò che accade. Stiamo cambiando il genere mentre continuiamo a scrivere musica, un po’ alla volta, come fanno anche altri".
I social media e TikTok oggi sono fondamentali. Li vedi come un’opportunità per il metal o esistono ancora gatekeeper che vedono questa esposizione come negativa?
"I gatekeeper ci saranno sempre, ovunque. Anche se il mondo facesse una regola tipo “se fai gatekeeping muori”, qualcuno continuerebbe comunque a farlo. I social possono essere uno degli strumenti migliori che abbiamo, ma anche una delle peggiori maledizioni. Dipende da come li usi. Puoi usarli per arrabbiarti e dire agli altri come dovrebbe essere la loro musica, oppure puoi pensare: “Questo è il più grande strumento di marketing che abbia mai avuto”. Vent’anni fa, per avere successo dovevi suonare ovunque e l’unico modo per farti conoscere era quello, o avere un cd. Ora chiunque può ascoltare qualsiasi cosa gratis, ovunque. Puoi innamorarti di una band per la sua personalità, e poi anche della sua musica. È fantastico. Senza i social, molte persone non avrebbero mai avuto questa possibilità. È uno strumento che può essere un pro o un contro, ma per me è una delle opportunità più grandi che abbiamo, e ha aiutato enormemente anche band come i Lorna Shore".
Siete estremi ma anche melodici. Questo equilibrio è essenziale per i Lorna Shore?
"È essenziale per me. Se devo continuare a scrivere musica, deve essere qualcosa che mi faccia stare bene. È tutto guidato dalle emozioni. Non mi importa di quello che dicono gli altri: non posso sentirmi bene con la mia musica se non scrivo ciò che voglio davvero scrivere".
Dopo questo tour state già pensando a un nuovo progetto o a un nuovo passo per la band?
"Noi non vorremmo ancora, ma i manager ci stanno già addosso: “Avete finito il disco, e adesso?”. Io rispondo: “Fermatevi, godiamoci questo momento”. Detto questo, io scrivo sempre testi. Ieri sera ero a letto con l’app Note a mettere insieme idee per il prossimo album. So che probabilmente non andrà mai esattamente così, ma sono i primi passi. Io ci sto già pensando, anche se non so se per gli altri sia lo stesso".
Secondo te, per avere successo in una scena come la vostra, le band sentono ancora la pressione di scrivere sempre i breakdown più pesanti o oggi c’è più spazio per la creatività?
"Personalmente non penso che serva per forza fare la cosa più pesante possibile. Quando ero più giovane sì, lo volevo. Ma ho imparato che i breakdown più estremi non durano per sempre. La prima volta che ascolti ‘No Pity for a Coward’ dei Suicide Silence pensi che sia il breakdown più pesante di sempre. Oggi lo ascolti e dici: “Ok, è un breakdown”. Ci sono cose che ti fanno tornare su una canzone per nostalgia, ma una bella canzone – qualunque essa sia – non stanca mai. Una melodia, un ritornello: quello resiste nel tempo più di un breakdown folle. Se ti concentri solo sull’essere il più estremo possibile, perdi la longevità. Quante volte puoi scrivere lo stesso breakdown? Scrivi una bella canzone e poi mettici un bel breakdown. È tutto quello che serve".
Un messaggio per i fan italiani che verranno a vedervi a Padova?
"Italia, stiamo tornando, baby. Questo concerto sarà incredibile. Siamo super gasati per la lineup e per suonare nuova musica. Siamo anche un po’ nervosi, perché non abbiamo ancora suonato tutte le nuove canzoni dal vivo, quindi sarete tra i primi a sentirle. Sarà fantastico. Non vediamo l’ora. Ci vediamo a Padova". (di Federica Mochi)










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