L'attore a Roma per presentare la serie di Ryan Murphy, dal 22 gennaio su Disney+
da sinistra: Ashton Kutcher, Anthony Ramos e Jeremy Pope
19 gennaio 2026 | 17.46
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"Perché non riusciamo ancora ad accettare le imperfezioni? Dal punto di vista sociale, penso che le persone abbiano paura di ciò che non conoscono e non comprendono. E quello che accade, di conseguenza, è che si formano gruppi diversi: nel momento in cui qualcuno ha paura di qualcosa, reagisce attaccandola. E quando si attacca qualcosa di sconosciuto, chi invece quella cosa la vive, la incarna o semplicemente è così, tende a stringersi attorno a persone simili per protezione. Così nascono le tribù". Così all'Adnkronos l'attore Ashton Kutcher, a Roma per presentare la serie 'The Beauty' (dal 22 gennaio su Disney+), parla delle imperfezioni e della difficoltà ad accettarle. Tribù che per l'attore "diventano unità protettive contro ciò che gli altri non capiscono. Succede in tanti ambiti: nella religione, nella razza, nel sesso e in molte altre cose. Le persone - spiega - attaccano ciò che non conoscono per sentirsi al sicuro. Così, nel tempo, creiamo sempre più separazione: piccoli bozzoli che non riescono più a rinunciare a un ideale o a una convinzione che ha dato loro sicurezza all’interno della propria comunità".
Un tema quello dell'accettazione di sé al centro del nuovo show di Ryan Murphy che segue un oscuro miliardario del settore tecnologico (Kutcher), creatore di un farmaco miracoloso chiamato 'La Beauty' che promette di trasformare chi lo assume nella migliore versione di sé stesso. A indagare sul misterioso farmaco, gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) tra Parigi, Venezia, Roma e New York, dopo che il mondo dell’alta moda viene sconvolto quando alcune top model internazionali - come Bella Hadid nella serie - cominciano a morire in circostanze misteriose e raccapriccianti. Nel cast anche Anthony Ramos, nei panni di un letale sicario chiamato a difendere l’impero del personaggio di Kutcher e Jeremy Pope in quelli di un emarginato disperato disposto a sacrificare tutto per raggiungere la perfezione. Il tema del corpo "è una cosa a cui penso, e vorrei non pensarci così tanto. Sono cresciuto guardando film in cui i protagonisti avevano tutti lo stesso tipo di fisico. La mia testa si è programmata così: se vuoi fare questo mestiere, devi essere così", dice Ramos nell'intervista all'Adnkronos. Poi arriva la presa di coscienza: "A un certo punto capisci che non sarai mai quel tipo di attore. Allora devi imparare a valorizzare ciò che hai, il corpo che Dio ti ha dato". Ramos racconta di aver corso una maratona "non per dimostrare qualcosa agli altri, ma a me stesso. Volevo sentirmi forte, sano. Il resto è venuto da sé. La bellezza, nel nostro lavoro, resta sempre lì, sullo sfondo. Ma non può essere il centro".
Per Jeremy Pope "è fondamentale trovare del tempo fuori dall’arena in cui vieni costantemente osservato Ho un gruppo di amici e familiari con cui passo molto tempo, e lì non conta l’aspetto. Non vieni misurato su quella scala". L'attore si dice "consapevole dell'esistenza di quella scala, perché sei un personaggio pubblico: ci sono cose con cui devi imparare a convivere. Ma col tempo capisci che il silenzio è ciò che conta davvero: trovare momenti da solo per ascoltare e capire chi sei, dove sei, cosa pensi, dove vuoi andare, quali progetti ti parlano, con quali persone vuoi lavorare, di cosa hai bisogno di più e di cosa di meno". La ricerca di autenticità evocata da Pope nell'intervista all'Adnkronos trova un contrappunto nel personaggio di Kutcher, che interpreta per la prima volta un 'cattivo'. Ma l’attore rifiuta l’etichetta: "Non credo esista un cattivo assoluto. Anche quando interpreti il bravo ragazzo, sei comunque il villain di qualcuno. Anche in una commedia romantica sei il cattivo per l’ex fidanzato della protagonista. È tutto relativo". Per costruire il personaggio, Kutcher ha osservato persone reali: "Ho preso alcuni aspetti da persone che conosco, gente così ricca da non pensare più al denaro. C’è una leggerezza, quasi una presunzione, nel modo in cui attraversano il mondo. Ho rubato qualcosa da lì". Poi rivela un dettaglio curioso: "Ho inventato una risata per il personaggio, una risata gutturale. Non l’avevo mai fatta in vita mia. Ora non riesco più a smettere". (di Lucrezia Leombruni)
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