Vozinha: "Ora tutti sanno dov'è Capoverde. Il mio nome? Vuol dire nonnina, da piccolo venivo bullizzato"

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Il portiere che ha annullato la Spagna: "Che sogno il Mondiale, siamo orgogliosi. Il boom del mio Instagram? Una locura e io non ci entro così spesso..."

Il mondo è dei sognatori. Soprattutto di quelli che per il loro sogno combattono davvero. Uno dei personaggi di questo Mondiale che nessuno dimenticherà è Josimar José Evora Dias, semplicemente Vozinha. Il portiere di Capo Verde ha parato tutto con la Spagna e poi ha conquistato il mondo con la sua storia e con quel volto vissuto di un uomo di 40 anni, che ha giocato in patria, in Angola, in Moldavia, a Cipro, in Slovacchia e in Portogallo dove sta tuttora (Chaves, Serie B, contratto in scadenza tra 13 giorni: chi fosse interessato si faccia avanti) e che dopo la partita faticava a controllare l’emozione pensando ai nonni, al suo Paese, a quello che significa riuscire a fare una cosa talmente grande da non aver mai avuto nemmeno la forza di sognarla.

Partiamo dal suo nome, che è un omaggio a Josimar, il terzino del Brasile al Mondiale 1986. Come mai quella decisione?

"In realtà io mi sarei dovuto chiamare Jorge Valdano. Sono nato il 3 giugno 1986, durante il Mondiale in Messico che avrebbe vinto l’Argentina. Mio padre è un grande appassionato di calcio e gli piaceva Valdano. Però un funzionario all’anagrafe gli disse che non si poteva mettere un nome straniero a un bambino, allora scelse un giocatore di lingua portoghese. Josimar era in gran forma".

E il soprannome Vozinha?

"Questa è una storia più lunga. Io sono cresciuto con i nonni perché papà era un militare e mamma doveva lavorare per mantenerci. Nel quartiere i ragazzi erano molto più grandi di me, giocavo sempre per strada e prendevo un sacco di botte. Ero competitivo e ribelle, non mi piaceva perdere. Mi picchiavano e quando non potevo restituire i colpi tornavo a casa arrabbiato. E quei ragazzi mi sfottevano dicendo che andavo a lamentarmi con i nonni. Vozinha da noi significa nonnina: è nato così. Dopo la partita ho pianto perché hanno fatto di tutto per me e mi dispiace che non abbiano potuto godersi questo momento: il primo pensiero è volato a loro perché non ci sono più da sette anni. Mamma non è potuta venire in America a causa del visto e dei costi. Non siamo riusciti a sbrigare le pratiche in tempo, ma sarà stata molto contenta davanti alla tv".

Lunedì è stato il migliore in campo. Cosa significa?

"Sono orgoglioso anche perché per me è un onore rappresentare il Paese che amo. È stata una gratificazione incredibile sentire la gente urlare il mio nome. Ho 40 anni, ma sono diventato professionista solo a 25. Vivo il Mondiale come un premio al mio percorso. Se potessi, direi al Vozinha diciottenne di essere fiero dell’uomo che è diventato. Da bambino non riuscivo nemmeno a sognare un cosa del genere, ci ho solo messo tutto me stesso e adesso posso dire che ne è valsa davvero la pena».

Il boom di follower su Instagram è pazzesco, una “locura”, tra l'altro io non ci vado spesso!

Il momento migliore della carriera è arrivato a 40 anni. Ci credeva ancora?

"C’è stato un periodo in cui avevo pensato di lasciare la nazionale e giocare solo nel club. Ma c’era questo sogno del Mondiale da inseguire. E il sogno è diventato realtà. Non solo il mio, ma quello di tante generazioni, di numerosi ex calciatori che hanno sempre dato il massimo per il nostro Paese".

Per Capo Verde che valore ha il pari con la Spagna?

"Un valore immenso: abbiamo fatto la storia e ringrazio tutta la popolazione per il suo amore. Il percorso di qualificazione è stato davvero difficile. Ad Atlanta il nostro desiderio si è avverato: abbiamo affrontato una squadra fortissima come la Spagna e l’abbiamo fermata. Adesso quasi tutti sanno dov’è Capo Verde e soprattutto cos’è: un piccolo Paese con un cuore grande. Siamo resilienti, orgogliosi delle nostre origini e faremo di tutto per portare in alto il nome di Capo Verde".

Si aspettava una prestazione così buona?

"Abbiamo lavorato duramente per vivere questo momento. Ci siamo preparati molto bene. A me piace guardare i video degli avversari: studiare come pressano, come attaccano. Ad esempio, sapevamo che la Spagna avrebbe fatto molto possesso per poi andare al taglio improvviso. Quindi dovevamo restare concentrati, perché se ti fissi solo sull’avversario ti perdi la giocata. È stato un eccezionale lavoro di squadra: la Spagna ha fatto tanti tiri e cross, ma sono state poche le situazioni pericolose o quelle in cui si sono trovati a calciare senza opposizione".

Capo Verde escluso, quale nazionale vorrebbe che vincesse il Mondiale?

"Se non potessimo vincere noi, allora mi auguro che tocchi al Portogallo. Ci sono molti legami tra quella nazione e Capo Verde. E poi ho sempre ammirato il calcio portoghese e Cristiano Ronaldo, che è un’ispirazione per ogni generazione. Quello che ha fatto per il calcio è straordinario. Ha sempre dimostrato una mentalità incredibile. Cristiano è un modello per tutti e meriterebbe di chiudere il suo meraviglioso percorso con la Coppa del Mondo".

È tifoso di qualche club?

"Sì, mi piacciono il Barcellona e l’Arsenal. Raya, il portiere dei Gunners, era in panchina nella Spagna: secondo me è bravissimo".

È passato in tre ore da 50.000 a 3,5 milioni di followers su Instagram (e adesso sono 9,5 milioni). Che effetto le fa la popolarità?

"È una locura. Una cosa pazzesca veramente. Tra l'altro io non ci vado spesso su Instagram".

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