Volkswagen Caddy con Chiara Ciuffini: tre bici a Campo Imperatore

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Una giornata di allenamento con Chiara Ciuffini a Campo Imperatore. Bici da strada, gravel e mountain bike raccontano tre modi diversi di vivere lo sport: fatica, libertà e adrenalina. Il Volkswagen Caddy accompagna tutto questo come base mobile, spazio per caricare l’attrezzatura, punto di recupero e appoggio per una giornata che può arrivare fino alla sera

Riccardo Piergentili

12 giugno - 15:06 - PAGANICA (AQ)

Ci sono posti in cui si va ad allenarsi. E poi ci sono posti che diventano parte del modo in cui si vive lo sport. Per Chiara Ciuffini, Campo Imperatore è uno di questi. Strade aperte, vento, sterrati, salite, silenzio e una montagna che non guarda i watt, non controlla i tempi e non fa sconti a nessuno. La giornata nasce intorno a tre biciclette. Strada, gravel e mountain bike. Tre discipline diverse. Tre modi diversi di stare fuori. La bici da strada è quella della fatica, della resistenza, del ritmo. La gravel è quella delle deviazioni, dei percorsi meno scritti, della voglia di vedere dove porta una strada bianca. La mountain bike è la più tecnica, quella con cui Chiara ha meno confidenza, ma anche quella che regala più adrenalina. In mezzo c’è il Volkswagen Caddy. Non come semplice mezzo di appoggio, ma come base mobile. Perché quando si vive lo sport in questo modo, lo spazio non basta mai. Servono biciclette, caschi, ruote, scarpe, cambi, attrezzi, acqua, cibo e tutto quello che può trasformare un allenamento in una giornata intera. Il Caddy serve proprio a questo: caricare, organizzare, partire, fermarsi, recuperare e ripartire.

1Lo sport, quando serve spazio

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Chiara lo dice con semplicità: “Quando si fa ciclismo, c’è sempre qualcosa in più da portare”. Una bici. Un casco. Una ruota. Un cambio di vestiti. Un attrezzo che magari non servirà, ma che se manca diventa improvvisamente fondamentale. Il Caddy entra nel racconto da qui. Non deve fare scena. Deve funzionare. Le tre bici trovano posto a bordo: strada, gravel e mountain bike. Il vano di carico diventa il punto da cui parte tutto. Si apre il portellone, si prende quello che serve, si cambia assetto, si prepara la bici giusta per il momento giusto. La versione utilizzata da Chiara è il Caddy Edition 2.0 Tdi Euro6 E bis da 90 kW, cioè 122 Cv, con cambio manuale a 6 rapporti e trazione integrale 4Motion. Il prezzo indicato per questa configurazione è di 44.123 euro chiavi in mano. Ma, più dei numeri, qui conta l’utilizzo. Perché in una giornata di allenamento lunga il mezzo diventa utile quando scompare dalle complicazioni. Se caricare è semplice, se cambiare bici non diventa una lotta, se tutto trova posto, allora la giornata parte meglio. Il Caddy fa questo: accompagna Chiara verso Campo Imperatore e poi resta lì, pronto. Non solo per trasportare. Anche per cambiarsi, recuperare fiato, bere, mangiare, sistemare l’attrezzatura e ricominciare. In pratica, un piccolo campo base con le ruote.

2Strada, gravel e mountain bike

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A Campo Imperatore ogni bici cambia significato. La strada diventa fatica. Si pedala sull’asfalto, si cerca il ritmo, si affrontano salite che sembrano non avere fretta di finire. È la parte più severa della giornata. Quella in cui le gambe decidono più delle parole. Poi arriva la gravel. Cambia il rumore. Non più solo gomme sull’asfalto, ma pietre, polvere, sterrati. La gravel è la bici con cui si parte e non si sa mai davvero dove si arriverà. È meno rigida, meno prevedibile. Chiede gambe, certo, ma anche curiosità. È la disciplina delle deviazioni, delle strade bianche, del “vediamo dove porta”. Infine c’è la mountain bike. Qui il racconto diventa più fisico, più tecnico, più istintivo. È la bici che Chiara conosce meno, ma anche quella che le regala sensazioni più forti. La discesa chiede attenzione, il terreno cambia in fretta, il corpo deve rispondere prima ancora che la testa abbia finito di pensarci. Tra una disciplina e l’altra, il Caddy resta il punto fisso. Una bici rientra, un’altra esce. Si cambia casco, si prende una borraccia, si appoggiano scarpe e giacche, si riparte. La giornata non è fatta da un solo allenamento, ma da più momenti messi insieme. E per tenerli insieme serve ordine. O almeno un mezzo abbastanza spazioso da far sembrare ordine anche il caos.

3Campo Imperatore, dove lo sport diventa libertà

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Campo Imperatore non è solo lo sfondo. Entra dentro la giornata. Le strade lunghe, la luce, il vento, il silenzio, la montagna. Tutto conta. È uno di quei posti che ti fanno sentire piccolo, e forse è proprio questo il bello. La montagna non si interessa alle prestazioni, ai watt, alla media oraria, alla giornata buona o alla giornata storta. Sta lì. E obbliga chi pedala a fare i conti con qualcosa di più grande. Per Chiara questo è il senso dell’allenamento. Non solo chilometri. Non solo fatica. Anche la possibilità di stare fuori, cambiare disciplina, fermarsi, guardarsi intorno e poi ricominciare. La bici da strada racconta la resistenza. La gravel racconta la libertà. La mountain bike racconta l’adrenalina. Quando la giornata rallenta, il Caddy torna a essere il centro dell’organizzazione. La sera a Campo Imperatore cambia tutto. Il paesaggio si svuota, il silenzio aumenta, il cielo diventa più grande. La tenda caricata nel Caddy è pronta per la notte. E il mezzo, dopo aver accompagnato allenamenti, cambi, pause e ripartenze, diventa ancora una volta base mobile. La libertà, alla fine, non è solo andare lontano. È poter scegliere dove fermarsi. Portare con sé quello che serve. Cambiare programma. Restare quando il posto merita. In una giornata così, il Caddy è utile proprio perché permette a tutto questo di succedere senza trasformare ogni scelta in un problema. E quando Campo Imperatore si svuota, resta la parte più semplice del racconto: tre bici, una montagna, una tenda e un mezzo capace di tenere insieme l’intera giornata.

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