Un gruppo di cyber criminali ha violato i server di Intoxalock, che produce l'equivalente americano del nostro Alcolock: migliaia di automobilisti bloccati
Giuseppe Croce
23 marzo - 18:01 - MILANO
Si chiama Intoxalock Ignition Interlock, funziona in modo molto simile ai dispositivi Alcolock da poco obbligatori anche in Italia per chi è stato sorpreso a guidare con un tasso alcolemico superiore a 0,8 grammi per litro. Questo sistema negli ultimi 10 giorni è stato al centro di un clamoroso incidente di cyber sicurezza negli Stati Uniti. Un gruppo di hacker, la cui identità non è stata rivelata, è riuscito a violare i server dell'azienda produttrice del dispositivo, bloccando da remoto il funzionamento di migliaia e migliaia di etilometri da auto, con una conseguenza paradossale: le vetture che montavano questi device non potevano essere avviate.
COSA È SUCCESSO
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La portavoce di Intoxalock, Rachael Larson, ha spiegato ai media americani l'accaduto: alle 9:00 del mattino del 14 marzo l'azienda ha subito un attacco informatico, che ha imposto la disconnessione dalla rete dei server che controllano da remoto gli etilometri. I dispositivi di Intoxalock richiedono continue procedure di taratura, che vanno effettuate presso dei centri di assistenza autorizzati. Questi centri inviano i dati raccolti durante i test ai server centrali dell'azienda, per poi ricevere l'esito della diagnosi dell'etilometro. Se i server non rispondono, però, il dispositivo non si sblocca e, di conseguenza, non si sblocca nemmeno l'avvio del motore e l'auto non parte. Questo disservizio è durato fino alle 5:30 del pomeriggio di domenica 22 marzo, quando i server di Intoxalock sono stati messi in sicurezza e le tarature sono state sbloccate.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
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Intoxalock Ignition Interlock non è tra i dispositivi autorizzati in Italia: gli unici due Alcolock attualmente utilizzabili nel nostro Paese sono il Breatech Alcolock B1000 e lo Zaldy Alcolock V3 (quest'ultimo è prodotto dall'americana Acs). L'attacco informatico ad Intoxalock, quindi, non ha avuto nessuna conseguenza in Italia. La legge 177/2024, che introduce l'Alcolock obbligatorio per chi è stato sorpreso alla guida dopo aver bevuto, prevede le tarature periodiche. Secondo il decreto 2/2025 del Ministero dei Trasporti, però, queste tarature possono essere effettuate solo da laboratori indipendenti accreditati secondo la norma EN TSO/TEC 17025 ed inseriti in un apposito elenco, rilasciato al proprietario dell'auto su cui viene installato il dispositivo. Tali laboratori, quindi, non sono direttamente collegati con le aziende produttrici dei dispositivi e, per questo, almeno in teoria gli italiani dovrebbero essere al riparo da rischi di attacchi cyber simili a quello subito da Intoxalock.
OFFICINE ALCOLOCK
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In Italia, semmai, il problema legato agli Alcolock è un altro: trovare un'officina autorizzata ad istallarlo. Come i laboratori di taratura, infatti, anche le officine di istallazione devono essere autorizzate dal Ministero e questo, al momento, è un grosso problema. Di officine autorizzate, infatti, ce ne sono ad oggi poche decine e sono quasi tutte al nord Italia, in particolare a Milano e provincia. Zero officine in Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Basilicata, Molise, Marche, Abruzzo, Liguria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Valle d'Aosta, una sola in Veneto, una in Puglia, una nel Lazio, una in Piemonte, una in Toscana, una un Umbria. Milioni di italiani, quindi, qualora fossero costretti a usare l'Alcolock sarebbero costretti a far arrivare la propria auto in un'officina distante centinaia di chilometri, in alcuni casi anche duemila tra andata e ritorno, con un aggravio di spesa enorme rispetto ai più fortunati abitanti di Milano che, senza uscire dalla città, hanno a disposizione non meno di venti officine autorizzate.











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