Quasi ottomila scuole calcio dove si insegna tanta tattica, meno tecnica e dove iscriversi è sempre più costoso, soprattutto per gli italiani di seconda generazione. E' il quadro generale del calcio giovanile in Italia.
"Viste le squadre di Spagna e Francia? Anche noi dobbiamo puntare sui giovani". Lo hanno pensato e detto tutti i tifosi azzurri di calcio al termine del Mondiale, il terzo di seguito al quale l'Italia non ha partecipato. Ma l'affermazione acquista un peso particolare quando a pronunciarla nella conferenza stampa di presentazione è Claudio Ranieri, nuovo dt della Nazionale, ex allenatore e soprattutto uno che di calcio, evidentemente, se ne intende. E uno che va dritto alla radice dei problemi: "I bambini spendono troppi soldi per andare alle scuole calcio. Dobbiamo riportarli al calcio abbassando i prezzi".
L'ex allenatore che ha fatto debuttare tanti ragazzi in prima squadra nei club che ha guidato, sa che il cammino dei calciatori inizia presto. Per questo, vuole intervenire sulle strutture dove i ragazzi tirano i primi calci al pallone e, quindi, sull'intero settore giovanile perché "il salto più difficile è dall'Under 21 alle prime squadre". Ranieri ha chiesto alla federazione di fornirgli tutti i dati a riguardo.
Considerazioni condivise da Nicola Vilella, presidente della Romulea, una delle scuole calcio più prestigiose di Roma: "Il calcio - è la sua amara constatazione - è uno sport sempre più oneroso".
Il "bilancio integrato" della Figc dipinge un quadro disomogeneo del calcio giovanile da molti punti di vista: geografico, sociale ed economico. Gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2024 e rimarcano una crescita. Le Scuole Calcio riconosciute sono 7.842, con un incremento del 3,1% rispetto all'anno precedente. A trainare il settore è soprattutto la rete delle Scuole Calcio Élite, che raggiunge quota 1.312 società (+6%).
Il sistema coinvolge circa 520.000 bambini e bambine tra i 5 e i 12 anni, con un aumento del 4,5%. In parallelo cresce anche il numero degli istruttori qualificati, oggi 18.400 (+9%). La distribuzione territoriale è squilibrata: Nord 41%, Centro 27%, Sud e Isole 32%. Sul fronte agonistico (U13-U19), il movimento giovanile registra 310.000 tesserati, in aumento del 2,8%. Le squadre iscritte ai campionati sono 23.500 (+3,2%). I Centri Federali Territoriali hanno 54 strutture attive, con 18.000 giovani coinvolti. Sul fronte della formazione, la Figc registra 4.200 nuovi allenatori con licenze Uefa C e D (+11%) e 2.900 nuovi arbitri U25 (+7%).
Eppure qualcosa non funziona. Per Ranieri c'è "troppo attenzione alla tattica e meno alla tecnica" ma soprattutto "la ricerca della vittoria". C'è poi una scarsa transizione verso il professionismo. In Spagna i grandi club hanno 'canteras' con un percorso dai 6 anni alla prima squadra o alle squadre B, e un maggior numero di minuti giocati da Under 21 rispetto all'Italia. In Francia, il sistema ruota attorno ai centri federali d'élite, come Clairefontaine, che selezionano ogni anno 24 ragazzi su oltre 1.000 osservati per fornirgli un percorso di formazione di due anni. Sono 14 centri regionali, che formano i migliori talenti dai 13 ai 15 anni. E la Francia è tra i paesi con più Under 21 impiegati nei top campionati europei.
E così la Serie A ha un'età media tra le più alte dei principali campionati europei con 28 anni. Il punto dolente è però il costo per le famiglie: una barriera all'ingresso. Un anno in Italia costa tra i 300 ed i 1.200 euro l'anno. E questo limita la base di reclutamento e rischia di escludere talenti potenziali per ragioni economiche. In Francia il costo è molto più basso, mentre in Spagna esistono sistemi premiali.
"Sicuramente i costi nelle grandi città sono aumentati ma spesso è dovuto alle nuove normative - spiega Vilella - Ad esempio, adesso un centro ha bisogno di campi in erba sintetica che anni fa non erano necessari ed hanno un costo. All'estero ci sono dei contributi, soprattutto al nord Europa, da parte delle amministrazioni. Ora lo sport è divenuta un diritto inserito nella Costituzione ma all'atto pratico non lo è. E' uno sport oneroso: i figli degli immigrati hanno meno risorse e vengono indirettamente esclusi. La Figc potrebbe trovare meccanismi di ristoro per le società giovanili, magari dragando risorse dalle serie maggiori a favore dei settori giovanili".
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