Il braccio di ferro si chiude con una preannunciata mediazione. Dopo il richiamo di Bruxelles, una settimana di scintille tra Fratelli d'Italia e Forza Italia e le barricate delle opposizioni, il decreto che recepisce l'AI Act europeo taglia il traguardo finale del Consiglio dei ministri raggiungendo un nuovo equilibrio. L'impianto sul riconoscimento facciale resta inalterato, ma viene rafforzato da una rete di garanzie più fitta: doppio vaglio tra pubblico ministero e giudice, nessun archivio biometrico permanente, ruolo rafforzato del Garante per la privacy e limiti più stringenti all'impiego dell'intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia. È il punto di caduta di un confronto tra sicurezza, diritti fondamentali e principio di "proporzionalità" che ha accompagnato tutto l'iter parlamentare, facendo emergere le diverse sensibilità nel centrodestra e imponendo una sintesi arrivata soltanto all'ultimo miglio, al tavolo di Palazzo Chigi.
"L'Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall'AI Act, come fatto finora", era stata la linea tracciata la scorsa settimana da Palazzo Chigi dopo il primo monito arrivato dalla Commissione europea. Il decreto legislativo approvato in Cdm ne raccoglie il filo e lo traduce in una trama ampliata di garanzie. Il ritocco più significativo riguarda il cuore del confronto politico: le regole sull'autorizzazione all'uso del riconoscimento facciale. Il governo non arretra sulla linea della sicurezza, ma ne rafforza le garanzie introducendo un doppio livello di controllo affidato a pubblico ministero e giudice. "Non c'è nulla di automatico affidato all'intelligenza artificiale", ha rivendicato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, sottolineando che è sempre previsto il vaglio dell'autorità giudiziaria, "in modo diversificato tra pm e giudice", anche in funzione delle diverse esigenze di urgenza. "La macchina non decide nulla", ha ribadito più volte: l'IA è "al servizio" delle indagini.La stessa logica attraversa il resto del provvedimento.
Scongiurata la possibilità di alimentare banche dati biometriche con lo scraping indiscriminato di immagini raccolte sul web, si rafforza il presidio del Garante per la privacy e si restringe ulteriormente il perimetro d'uso del riconoscimento facciale dopo un reato: i sistemi potranno servire soltanto a confermare l'identità di una persona già indiziata, non a cercare un sospetto all'interno di enormi archivi di immagini. Anche la videosorveglianza viene ricondotta entro confini più netti. Nelle piazze, negli stadi, nei cortei o negli eventi con particolari esigenze di ordine pubblico sarà possibile conservare le immagini, ma senza alcuna elaborazione biometrica preventiva. Soltanto dopo il verificarsi di un reato potrà essere attivato il riconoscimento facciale sulle immagini già raccolte, destinate comunque a essere cancellate dopo sette giorni. L'ultimo tassello guarda al futuro. Per sviluppare i sistemi di IA sarà possibile utilizzare dati sintetici o dati reali anonimizzati e pseudonimizzati. E ci sarà una cornice più chiara per la ricerca e la sperimentazione, distribuendo responsabilità e obblighi tra amministrazioni, università e imprese.
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