Varenne: dal Derby all'Amerique, un solo 'Capitano'

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 "Lui non può rimontare perché é sempre in testa, al posto del cuore monta un turbo speciale...". Nel 2001 Enzo Jannacci aveva dedicato a Varenne una canzone, contenuta nell'album dal titolo evocativo 'Come gli aeroplani'. Segno di quanto il più grande trottatore della storia, scomparso oggi all'età di 31 anni nel suo buen retiro di Eboli, fosse entrato nell'immaginario degli italiani, uscendo dagli ippodromi per diventare leggenda, parte della storia, non solo sportiva, di un Paese.

Nato il 19 maggio 1995, nell'allevamento di Zenzalino di Copparo, era stato chiamato Rue de Varenne, dal nome della via di Parigi dove all'epoca sorgeva l'ambasciata d'Italia. Con il susseguirsi delle vittorie era stato conosciuto anche come 'il figlio del vento'.

Ma il soprannome che lo accompagnerà per tutta la sua straordinaria vita agonistica é 'il Capitano'. A coniarlo il giornalista sportivo Domenico Deci. Grande tifoso del Milan, l'aveva scelto in omaggio a Franco Baresi, storico capitano rossonero scomparso di recente, per sottolineare l'autorevolezza e la classe che sprigionava in pista. L'ultima sua uscita risaliva al 28 settembre 2002, in Canada.

A sette anni si era piazzato secondo, a Montreal, nel Mondial Trot, dietro la francese Fan Idole. Era poi stato distanziato all'ultimo posto per aver rotto l'andatura, passando al galoppo.   Curiosamente questo incidente gli era capitato solo nella corsa di esordio, nel 1998, a Bologna, dove aveva comunque impressionato per l'eccezionale recupero, partito dopo aver dovuto lasciar passare avanti quasi tutti gli altri cavalli.

A intuirne le qualità, nonostante quel primo inciampo, era stato Enzo Giordano, che lo acquistò su proposta del manager Rolando Luzi e contribuì a costruire intorno a lui una squadra destinata a diventare famosa, a partire dall'allenatore, il finlandese Jori Turja.

Varenne era in un certo senso un predestinato, grazie ad una genealogia unica. Il padre, Waikiki Beach, era figlio di Speedy Somolli, da Speedy Crown e la madre Ialmaz figlia di Zebu, da Sharif di Iesolo. Ha corso in carriera 72 gare vincendone 63, raccogliendo oltre sei milioni di euro in premi (primato assoluto davanti alla statunitense Moni Maker). Sul sulky al quale era agganciato sedeva quasi sempre il romano Giampaolo Minnucci, che non sarà il suo driver solo in tre occasioni. Lui e Giordano inizialmente volevano comprare un altro cavallo, Voyant, che poi fu acquistato da Luciano Moggi. Ma Minnucci, saputo che era figlio di Ialmaz, non se l'era più tolto dalla testa.

Il suo palmarès comprende alcune delle competizioni internazionali più importanti, che fecero di Varenne l'unico nella storia ad aver vinto il titolo di 'Cavallo dell'anno' in tre differenti Stati (Italia, Francia e Stati Uniti): nel 1998 arrivò la vittoria nel Derby italiano del trotto. Poi, tra il 2000 e il 2002, conquistò per tre volte il Gran Premio Lotteria di Agnano. A Parigi vinse il Prix d'Amérique nel 2001 e nel 2002, mentre a Stoccolma si impose nell'Elitloppet nelle stesse due stagioni.

Nel 2001 aggiunse alla sua collezione la Breeders Crown negli Stati Uniti e divenne l'unico trottatore ad aver vinto le corse più importanti del mondo nello stesso anno. Poi il ritiro e l'inizio di una carriera da riproduttore altrettanto prodigiosa, e remunerativa per i proprietari, con un numero di figli che supera quota 2.500 e non pochi riuscirono anche a brillare in pista. Fu una macchina da soldi, quel cavallo all'apparenza pigro ma dal cuore grande, capace di guadagnare sei milioni di euro solo in premi e molti altri come riproduttore, ma una macchina fuoriserie che faceva sognare. "Guidare Varenne era come avere un Ferrari con il cervello", ricordava Minnucci in una intervista. Il suo motore si é spento, il ricordo vivrà per sempre. 
   

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