Vannacci spaventa la Lega. Ma Giorgetti rassicura, Salvini deciderà

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L'effetto Vannacci c'è, inutile negarlo. E anche il silenzio è indizio dell'ansia che sale. Nel centrodestra, e a livelli di guardia dentro la Lega. Il Carroccio fa i conti con il sondaggio di Swg che lo inchioda al 5,3% - raggiunto e appaiato da Futuro Nazionale, il partito dell'ex leghista appena nato - e fa i conti con lo stallo. Domani non ci sarà il Consiglio federale evocato per avviare il rinnovamento. Restano in standby le nomine di un gruppo ristretto, pensato nell'ottica di "valorizzare l'impegno degli amministratori" - nelle parole scette dalla Lega dopo l'accesa riunione di una settimana fa - e resta nel limbo la speranza di dar voce alle istanze del Nord, sostenuta a gran voce dai governatori e dall'ex Doge, Luca Zaia.

+Ma a frenare timori e frustrazioni interviene direttamente Giancarlo Giorgetti. Uno dei fedelissimi del segretario rassicura: "Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti. Poi deciderà lui cosa fare...".  Niente mosse azzardate, insomma. Il leader è lui, sa cosa fare e lo farà, è il messaggio in codice. Del resto la prossima riunione ci sarà appena possibile: è l'eco che arriva dai piani alti della Lega, facendo notare pure che nel rinvio hanno pesato gli impegni improrogabili di alcuni leghisti. Zaia in testa (in effetti ha impegni familiari in questi giorni), evocato come il frontman di uno sdoppiamento della Lega (tra quella settentrionale e quella del centro-sud) che, secondo i governatori, potrebbe essere la via d'uscita per frenare l'emorragia di consensi. Così il nome di Zaia come alternativa a Salvini si fa strada tra i militanti: un altro striscione, come quello di ieri a Milano, è apparso a Brescia con la scritta "Grazie Matteo. Ma... Zaia segretario ora". Non rivendicato da nessuno e con un cuore verde. Intanto glissa sui sondaggi il governatore lombardo Attilio Fontana: "Certi sondaggi dicono una cosa, altri dicono invece che siamo al 7%, per cui lasciano il tempo che trovano".

Ma in attesa dell'appuntamento del 3-4 luglio nel Trevigiano - descritto quasi come un ritiro motivazionale per tutto il partito e carico di aspettative - è il rischio di uno 'tsunami Vannacci' a dominare le conversazioni. Perfino al Senato che pure è orfano di parlamentari vannacciani (tutti concentrati alla Camera, e diventati 8 in pochi mesi). Pesa il silenzio dei vertici della Lega, interpretato dai più critici come una forma di immobilismo non tanto rispetto all'ex vice di Salvini, quanto alle spinte di rinnovamento invocate. Nessun passo avanti è stato fatto, né sono circolati nomi anche informalmente, denunciano alcuni big del partito, convinti che Salvini stia prendendo tempo. Di certo al silenzio del segretario si contrappone l'attivismo di Vannacci. Anche oggi in assenza di eventi pubblici, è sui social che diffonde il suo verbo. Batte sul tasto del 'no' al reato di femminicidio che ha rilanciato nel weekend alla Costituente di Futuro Nazionale. Quindi armato di grafici e tabelle sui paesi che hanno una legge ad hoc e chi non ce l'ha, punta a dimostrare che "i dati sconfessano le ideologie", ossia il reato di femminicidio non serve perché è un omicidio come altri. In Italia - secondo i dati citati - il tasso di femminicidio è dello 0,3% per 100 mila donne. E deduce: il reato "non produce la diminuzione della violenza degli uomini nei confronti delle donne". Ma al di là dei sondaggi, la Lega continua ad accusare abbandoni e addii. L'ultimo è a Venezia: a sorpresa gli unici due consiglieri leghisti Monica Poli e Giovanni Giusto hanno comunicato che passeranno al gruppo Misto, garantendo comunque sostegno alla Giunta. 
   

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