La presidente del Comitato Regionale Lombardia della Lnd analizza le problematiche del mondo del calcio dal suo osservatorio di base: "Abbiamo calciatori, ma vanno riformate le norme federali per far ripartire i settori giovanili e i vivai"
"In 60 giorni si può scrivere una riforma fatta bene del settore tecnico, convocando un tavolo con tutte le componenti del mondo del calcio e il Governo. Ma c'è una norma che, se non cambiata subito, rischia di non farci andare pure ai Mondiali dei prossimi anni". Valentina Battistini è la presidente del Comitato Regionale Lombardia della Lnd, dal suo osservatorio privilegiato fatto di oltre 200.000 tesserati e più di 1.400 impianti sportivi, lancia l'allarme e propone la sua ricetta per dare la svolta al mondo del pallone italiano dopo il terzo disastro consecutivo.
Battistini, quale sarebbe la prima cosa da fare?
"Il Governo deve riportare il vincolo tra società e giovani calciatori da annuale, com'è adesso dopo la Riforma dello Sport (decreto legge 36/2021), a triennale. Se un calciatore è libero alla fine di ogni anno, che stimolo hanno i club a farlo crescere? Non dimentichiamo che formare un atleta di alto livello costa molto, perché bisogna avere strutture e professionisti come preparatori, nutrizionisti, etc. Se il 30 giugno il ragazzo è libero di andare via, per quale motivo dovrei investire sul suo talento? È impensabile andare avanti così. Tra l'altro, i genitori spesso si fanno attrarre dalla maglia e non capiscono il progetto tecnico. Certo, il vincolo a otto anni era sbagliatissimo, ma il quello triennale ci occorre per poter lavorare sui calciatori. Altrimenti, questo rimarrà il problema che non ci porterà ai Mondiali successivi".
Quali sarebbero gli altri aspetti sui quali è più urgente intervenire?
"Dobbiamo assolutamente mettere mano ai costi che la Riforma dello Sport ha portato. Ora le federazioni che hanno il professionismo, come la Figc, sono assoggettate alle norme giuslavoristiche del lavoro ordinario: i nostri calciatori hanno un contratto di lavoro sportivo con un accordo collettivo. Ma io posso mai far pagare la malattia a una squadra di terza categoria?"
E poi?
"A noi servirebbe una legge quadro che dia stabilità sugli impianti sportivi. Adesso ogni amministrazione comunale ragiona autonomamente sui bandi di affidamento degli impianti, che sono tutti differenti e spesso di breve durata. Siamo pieni di imprenditori che vorrebbero investire soldi nelle strutture, ma se tu devi pagare 500mila euro per fare un campo non puoi accedere al credito sportivo con un affido di tre anni. Ce ne vorrebbero almeno dieci. Serve una legge quadro che normi queste concessioni e, di conseguenza, sblocchi gli investimenti privati. Infine, c'è necessità di rivedere anche il Codice di Giustizia sportiva perché non siamo più competitivi: oggi se vai in un ente di promozione non hai la multa per la responsabilità oggettiva in campo".
Dal suo osservatorio, nota un disamoramento delle nuove generazioni per il calcio?
"No, noi abbiamo calciatori. Il problema è che vanno riformate le norme federali, che sono quelle che fanno ripartire i settori giovanili e i vivai. È mai possibile, per esempio, che tra gli Under 13 siamo obbligati a giocare in 9 contro 9, quando al parchetto i bambini giocano in 11, in 15 o in quanti sono?".
Cosa risponde a chi dice che il calcio è ormai uno sport per ricchi perché le scuole calcio costano troppo?
"Non è vero, noi siamo lo sport che ancora oggi costa meno: abbiamo società che fanno pagare una retta da 120 euro all'anno, mentre una scuola calcio d'élite costa 600 euro all'anno. Sono 60 euro al mese. Il problema è che costa poco, ma poi magari ti dà poca qualità perché non hai i fondi per dare qualità. Noi abbiamo due percorsi dentro ai nostri comitati regionali: c'è quello sociale, del calciatore che fa sport per divertirsi perché va a scuola e magari quando va all'università molla; e c'è quello federale, cioè quei club che nei settori giovanili crescono il talento performante, Dobbiamo coltivare sempre questi due mondi, ma se tu vuoi far crescere un atleta performante non puoi pagare 120 euro all'anno".
A proposito di settori giovanili, si parla molto del ruolo degli allenatori e del fatto che più che a insegnare ormai anche loro pensino alla carriera...
"Sì, ma anche qua c'è la soluzione, perché il problema è sempre lo stesso: se i costi sono insostenibili, tu per forza devi raggiungere una categoria élite, perché questa ti fa raggiungere una quota di iscrizione più alta. Quindi sei costretto a fare questo tipo di ragionamento, perché altrimenti non riesci a mantenere la struttura. Bisogna lavorare sui costi e riportare il focus sull'allenamento tecnico rispetto alla vittoria".
Già, la tecnica. Si dice che nelle scuole calcio non si insegni più, privilegiando la tattica...
"In realtà non si lavora proprio più neanche su quella, ma si cerca il giocatore straniero perché è fisicamente performante e, di conseguenza, ha l'individualità che fa la differenza. L'Italia, però, è sempre stata una nazione tecnica, che deve convincere, non solo vincere. Il problema non è oggi, ma stava scritto su tutti i muri. Purtroppo, però, noi italiani siamo abituati a vedere il buco quando ormai è fatto".









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