Ora Abete, Malagò o un grande ex calciatore, è c'è il nodo ct

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Il passo indietro richiesto c'è stato, non proprio però nella direzione che alcuni auspicavano. Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della Figc ma al suo posto non arriverà un commissario - chiesto in particolare dal ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, per disporre di un "tempo operoso" per affrontare la crisi -, perchè già il 22 giugno la Federcalcio andrà al voto per nominare il suo nuovo presidente, col dirigente attuale a gestire l'ordinaria amministrazione.

Poco più di due mesi per individuare una figura adatta impongono scelte rapide, non facili nei complicati equilibri in essere tra le componenti. E nelle more ci sarà anche da valutare la questione commissario tecnico, dato che Gennaro Gattuso già in Bosnia aveva lasciato intendere di essere pronto a dimettersi e visto anche l'addio odierno del capo delegazione, Gianluigi Buffon.

Il totonomi per la successione a Gravina era già scattato in via preventiva quando l'Italia si è trovata ad affrontare i playoff per i Mondiali 2026, con l'ipotesi, poi purtroppo avveratasi, di una terza esclusione consecutiva. All'indomani del flop è emersa con forza la soluzione del commissariamento e il nome più gettonato era quello di Giovanni Malagò, ma si erano evocati per il ruolo anche l'ex presidente del Genoa, Alberto Zangrillo, o il n.1 di Sport e Salute, Marco Mezzaroma.

Lo scenario ora è cambiato, ma anche per la presidenza resta in primo piano l'ex presidente del Coni, che piace a tanti, come detto ieri da Aurelio De Laurentiis, ma non a tutti, con resistenze forti sul fronte governativo, dallo stesso Abodi al potente ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti. In seno alla Figc, resta molto forte la figura di Giancarlo Abete, non solo perché come n.1 dei Dilettanti pesa per il 34% dei voti, ma anche per l'enorme esperienza e la capacità di attrarre consensi trasversali.

Fattori che sono però anche difetti per chi vorrebbe una svolta decisa e non un 'deja vu'. Per questo entrerebbe in gioco un altro presidente di Lega come Matteo Marani, n.1 della serie C, magari in un tandem col collega della Lega B, Paolo Bedin.

A voler contare di più nella scelta sarà di certo la Lega calcio serie A, guidata da Ezio Maria Simonelli, il quale al termine del vertice in Figc ha sottolineato che non si è proprio parlato di candidature, che peraltro andranno presentate, secondo le regole, entro il 13 maggio prossimo. A scendere in campo potrebbero essere grandi ex calciatori, da Demetrio Albertini a Paolo Maldini fino ad Alessandro Del Piero. E una leggenda come Gianni Rivera, 83 anni, si è detto disponibile a candidarsi se gli fosse chiesto, avendo anche pronto "un programma ben preciso che potrebbe essere utile". "Sono importanti i programmi e metterci d'accordo. Poi scegliamo la persona", ha sottolineato il presidente dell'Aic, Umberto Calcagno, che pesa per il 20% in assemblea federale.

Sullo sfondo resta la questione ct. Il contratto di Gattuso scade comunque a giugno, quando la nazionale dovrà affrontare due amichevoli precedute da due settimane di raduno. Nel caso le sue dimissioni arrivassero subito, come avvenne per Di Biagio nel 2018 prima di Roberto Mancini, sarebbe necessario un interim di un tecnico attualmente in organico in Figc. Quanto al nuovo ct, non può essere scelto dal presidente dimissionario e bisognerà quindi aspettare l'elezione del successore.

Sulla panchina, potrebbero tornare a sedersi Roberto Mancini o Antonio Conte, non indifferenti al fascino pur sbiadito dell'azzurro, ma c'è chi vorrebbe vedervi altri tecnici vincenti come Massimiliano Allegri e Simone Inzaghi, che potrebbero essere attratti, con le necessarie garanzie, da una avventura in nazionale. 

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