Dopo la sconfitta contro Djokovic lo staff di Jannik pianifica il futuro
1 febbraio - 10:30 - MELBOURNE (AUSTRALIA)
Alla fine, neanche loro sapevano come aiutarlo: "Avanti così, credi nel tuo istinto", gli diceva Darren Cahill. Simone Vagnozzi era quasi incredulo nel vedere come il suo pupillo fosse rimasto imprigionato tra le fauci del cannibale serbo senza riuscire a liberarsene. Nella gioia e nel dolore, nella delusione di Parigi e nel trionfo storico di Wimbledon, sempre uniti. Per Jannik Sinner, i due coach che lo seguono da ormai quattro anni (a febbraio 2022 arrivò Vagnozzi, in estate Cahill), sono la casa lontano da casa. Simone che lima i particolari del gioco e la tattica, Darren che è quasi un secondo padre e gestisce calendario e momenti di crisi. Tra di loro, i tecnici premiati come "Coach dell’anno Atp" nel 2024 sono perfettamente in accordo, funzionano all’unisono e anche per questo, forse, convincere l’australiano a restare almeno un’altra stagione è stato più facile, nonostante un po’ di tira e molla.
programmi
—
Ora, dopo questa frenata in semifinale nello Slam che Sinner aveva vinto negli ultimi due anni, lo staff dovrà ricompattarsi per programmare le prossime mosse. Già all’inizio della collaborazione, dopo il ko a New York al quinto set con Alcaraz, si era deciso di mettere mano alla parte fisica del giocatore per renderlo fisicamente più strutturato e soprattutto resistente. Per questo si era deciso di inserire momenti di preparazione fisica tra i tornei, e aveva funzionato. Ora Jannik è cresciuto fisicamente, anche perché si avvicina ai 25 anni, ma il problema della resistenza c’è ancora. Qui dovrà intervenire il preparatore Umberto Ferrara, mentre per Vagnozzi il lavoro sarà come sempre tecnico. Tanto è stato fatto per migliorare l’ex numero 1 al mondo che, a forza di limare particolari al servizio, è diventato un battitore micidiale con i 26 ace messi a segno nella sfida con Djokovic dove sono mancati un po’ di più l’aspetto tattico e la velocità di palla. Sinner e la sua squadra lo ripetono spesso: "Un giocatore è sempre in evoluzione" e questo è il pensiero che guida da anni il loro lavoro. Un gruppo che funziona, in cui ognuno ha un ruolo preciso e c’è un costante scambio di informazioni per far sì che la macchina Sinner marci alla perfezione.
evoluzione
—
L’ultima parte dell’evoluzione l’abbiamo vista a tratti nei primi match della stagione. Lo slice di rovescio, qualche attacco a rete, ma lì Sinner non è ancora stato messo in sicurezza: "Cerchiamo di imparare dai Big 3 e di mettere a frutto le loro virtù in Sinner affinché continui a crescere — diceva Cahill dopo il trionfo delle Finals —. Crediamo ancora che abbia margini di miglioramento in risposta, ed è questo che rende davvero entusiasmante lavorare con uno come lui. Il suo tennis migliore arriverà a 28, 29 e 30 anni". Quello su Sinner è un lavoro a tutto tondo, che non si basa soltanto sulle sfide ad Alcaraz anche se, salvo intoppi come questa settimana, la maggior parte delle partite importanti se le giocheranno tra di loro: "Lo abbiamo allenato per le sfide del futuro e non solo per un singolo giocatore: bisogna prepararlo per battere Shelton, Zverev, non solo Carlos. La rivalità c’è, ma non deve concentrarsi solo su quella. Lui è forte naturalmente, ma lavoriamo con lui giorno dopo giorno. E abbiamo molto a cuore la sua salute mentale quindi cerchiamo di mettere da parte le sensazioni negative, come ad esempio è accaduto a Parigi, per concentrarci sul dopo", ha concluso Vagnozzi. E così faranno anche dopo questa delusione, pronti a partire con più fame.










English (US) ·