Uno studio su 40.000 persone rivela che un'abitudine alimentare semplice e quotidiana potrebbe ridurre fino al 27% il rischio di sviluppare la malattia più temuta dell'invecchiamento
Laerte Salvini
29 luglio - 17:08 - MILANO
Poche abitudini alimentari godono di una storia tanto controversa quanto quella delle uova: per decenni celebrate, poi demonizzate, infine riabilitate. Ora la ricerca scientifica aggiunge un capitolo inatteso a questa vicenda. Uno studio condotto presso la Loma Linda University Health suggerisce che il consumo regolare di uova negli adulti con almeno 65 anni di età sia associato a un rischio significativamente inferiore di sviluppare il morbo di Alzheimer.
Uova e Alzheimer: I numeri dello studio
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La ricerca, pubblicata sul Journal of Nutrition, ha coinvolto circa 40.000 partecipanti della coorte dell'Adventist Health Study 2, seguiti per una media di 15,3 anni. I casi di Alzheimer sono stati identificati attraverso le diagnosi registrate nei dati Medicare. Il risultato più rilevante riguarda chi consumava almeno un uovo al giorno per cinque o più giorni alla settimana: questa categoria ha mostrato un rischio inferiore fino al 27% rispetto a chi non ne consumava affatto. La relazione tra consumo e beneficio appare graduale e progressiva. Chi mangiava uova da uno a tre giorni al mese registrava comunque una riduzione del rischio del 17%. Chi le assumeva da due a quattro volte a settimana si attestava attorno al 20%. Un segnale importante: anche quantità modeste sembrano esercitare un effetto protettivo misurabile.
Cosa c'è dentro un uovo che protegge il cervello
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Le uova contengono una combinazione di nutrienti particolarmente rilevante per la salute cerebrale. Sono tra le fonti alimentari più ricche di colina, sostanza che l'organismo impiega per sintetizzare acetilcolina e fosfatidilcolina, molecole indispensabili per la memoria e la trasmissione dei segnali tra le cellule nervose. Vi si trovano inoltre luteina e zeaxantina, carotenoidi che tendono ad accumularsi nel tessuto cerebrale e sono stati associati a prestazioni cognitive superiori e a livelli ridotti di stress ossidativo. Il tuorlo è particolarmente ricco di fosfolipidi, che costituiscono quasi il 30% dei lipidi totali dell'uovo e svolgono un ruolo centrale nel funzionamento dei recettori dei neurotrasmettitori. Completano il profilo gli acidi grassi omega 3, da tempo studiati per il loro contributo alla salute del sistema nervoso.
Come è stato misurato il consumo
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I ricercatori hanno adottato un approccio metodologico particolarmente rigoroso nella rilevazione delle abitudini alimentari. Oltre alle uova consumate in forma diretta, come strapazzate, fritte o sode, lo studio ha tenuto conto anche delle uova presenti indirettamente negli alimenti processati, nei prodotti da forno e nei cibi confezionati. Una scelta che avvicina l'analisi alla realtà quotidiana della maggior parte delle persone.
dieta globale, non un alimento isolato
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Il team di ricerca ha tenuto a precisare che i benefici osservati non autorizzano a isolare le uova dal resto dell'alimentazione. La qualità complessiva della dieta rimane il fattore determinante. I partecipanti alla coorte Adventist Health Study seguivano mediamente regimi alimentari più curati rispetto alla popolazione generale, un elemento che il gruppo di studio ha invitato a non trascurare nell'interpretazione dei dati.
le conclusioni
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Lo studio è stato finanziato in parte dall'American Egg Board, con il supporto iniziale dei National Institutes of Health per la costruzione della coorte e la raccolta dei dati. Un dettaglio che gli autori hanno dichiarato apertamente e che il lettore è invitato a considerare nel valutare le conclusioni, senza tuttavia sminuire la solidità di un impianto metodologico che abbraccia oltre 15 anni di osservazione su decine di migliaia di individui.










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