"Una pista che non ti fa respirare": Vitalini spiega la Stelvio, dove l'Italia si gioca l'oro in discesa

1 ora fa 1

L'ex velocista azzurro racconta la pista di Bormio, dove è nato e cresciuto: "A Wengen e Kitzbuhel hai piccoli momenti dove rilassarti. Qui no... Ecco dove si vince"

6 febbraio - 21:50 - BORMIO (SONDRIO)

Pietro Vitalini è nato e cresciuto tra Bormio e Valfurva. È diventato un campione di sci (5 podi in Coppa del Mondo), è sopravvissuto a un volo pauroso sulla Streif di Kitzbuhel, poi ha creato un'azienda di abbigliamento tecnico per lo sport della sua vita. Pochi come lui possono raccontare da vicino la Stelvio, dove l'Italia si giocherà buone carte di medaglia ai Giochi di Milano Cortina in discesa (7 febbraio) e superG (11 febbraio).

pietro vitalini

Pietro Vitalini

Classe 1967, velocista della Nazionale di sci: 94 gare in Coppa del Mondo tra 1988 e 1999, in cui ha raccolto cinque podi

Vitalini, la Stelvio in sintesi?

"Ci vuole un gran fisico, intanto. Forza fisica e coraggio, perché per fare tutti i passaggi bene devi avere il fegato. Se fai tante cose bene assieme, allora vinci. Detta così è facile, la verità è che non ti dà un attimo di respiro, non c'è un tratto dove avere una relativa fase di rilassamento, considerato che vai a 130... Il punto chiave è la Carcentina, non necessariamente perché lì vinci sicuro ma perché sicuramente lì puoi perdere".

Andiamo con ordine: si parte in zona Praimont, in picchiata.

"Lì devi essere carico subito. Devi essere tosto nella testa dal primo metro, perché in due secondi sei a ottanta, novanta all'ora eh, pendenze superiori al 60%. Dalla partenza devi sentire tutta la cattiveria dentro, poi al limitare del bosco c'è la prima sequenza destra-sinistra e il salto della Rocca".

Che non è decisivo, giusto?

"Sì e no. Meno salti meglio è, perché fai più velocità. Però devi stare già in direzione per immetterti bene nel Canalino Sertorelli, dove arrivi ai 130 circa, forse un po' di più. Se non dai direzione prima del salto entri storto nel Canalino e non fai la velocità massima necessaria".

Usciti dal Sertotelli altra sequenza sinistra-destra e poi la mitica Carcentina. Come si affronta?

"In teoria devi stare più alto possibile, è il concetto della Hausbergkante di Kitzbuhel. Dico in teoria perché è tutt'altro che facile, andando a quella velocità. La Carcentina si affronta ben oltre i cento, si percorre da sinistra verso destra scendendo, con una contropendenza, circa il 40%, che ti spinge verso il basso. Se trovi ghiaccio vivo bisogna fare un po' di traverso le due curve prima della diagonale per entrare alti, altrimenti scendi troppo e perdi velocità prima di San Pietro. Se la neve è più morbida, come si dice sarà nella discesa olimpica, si possono condurre le curve prima della diagonale, per fare velocità già in curva e non serve intraversare troppo. All'ora della gara secondo me scalderà, quindi i più forti potranno condurre i curvoni veloci".

E siamo al salto di San Pietro.

"Sì, dopo la Carcentina c'è il leggero avvallamento del Ciuk, dove non devi farti scaricare, e quindi il salto: circa 40-50 metri e poi il piano, breve, dove hai forse tre/quattro secondi prima dell'ultima shakerata finale".

I curvoni della Konta?

"Si sta sul ripido e si fanno curve in sequenza, ci arrivi con le gambe molto appesantite. Qui se sei troppo preciso perdi velocità, e anche se ora l'arrivo è un po' più in alto, se entri alla Konta anche solo con 2-3 km orari in meno perdi quasi tre decimi solo nel tratto finale".

Finito, vero? Che abbiamo ancora paura...

"Eh, la Stelvio non è per tutti. È una gara olimpica ma come vedete non ci sono tanti partecipanti. Serve esperienza, preparazione tecnica, professionalità: sulla Stelvio non si improvvisa".

Rispetto a Wengen e Kitzbuhel che differenza sostanziale c'è?

"La differenza sostanziale, detto che parliamo delle piste più difficili al mondo per la discesa, è nel ritmo. Mi spiego: a Wengen c'è un tratto di puro scorrimento dopo il tunnel della ferrovia, dove hai qualche secondo di respiro. Sulla Streif, uno spettacolo davvero pauroso, hai comunque dei tratti dove vai in automatico, sei in posizione ma tiri il fiato. La Stelvio non te lo permette".

Leggi l’intero articolo