Il bolide che la sera del 7 giugno ha illuminato i cieli dell'Italia centrale potrebbe essere in parte sopravvissuto all'attraversamento dell'atmosfera, generando una meteorite così piccola (appena 10 grammi) da risultare introvabile: lo indicano le analisi degli esperti di Prisma, la Prima Rete Italiana per lo Studio delle Meteore e dell'Atmosfera dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, che quest'anno celebra il suo decimo anniversario.
Il bolide, molto luminoso, è stato ripreso intorno alle ore 23:25 da sei camere della rete Prisma nell'Italia centrale (Amelia, Civitanova Marche, Elba, Gorga, Perugia, Roma); ha seguito una direzione da sud-est a nord-ovest, mostrandosi sulla verticale di Civita Castellana a circa 85 chilometri di altezza, ed è sparito poco più di 4 secondi dopo a nord di Orvieto.
"L'estinzione è avvenuta a 33 chilometri di quota, dato interessante anche se leggermente superiore a quei 30 chilometri che convenzionalmente fanno scattare la soglia di attenzione, perché l'altezza al suolo che promette di dare origine a una meteorite è in genere compresa fra i 20 e i 30 chilometri", spiegano gli esperti di Prisma. "Ancora più promettente è la velocità al momento della scomparsa del bolide, stimata in circa 5,5 chilometri al secondo (quella che fa scattare automaticamente l'entusiasmo è intorno ai 4 chilometri al secondo)".
Secondo gli esperti, "non è affatto impossibile che qualcosa sia sopravvissuto all'attraversamento dell'atmosfera e sia precipitato al suolo, ma la massa risultante, di appena 10 grammi, sconsiglia di procedere oltre con l'indagine, essendo ben lontana da quella significativa di circa 100 grammi che permette di avere qualche possibilità di ritrovamento dalle nostre parti. Una meteorite di appena 10 grammi, se anche caduta al suolo, è di fatto introvabile a meno che non cada nel deserto o in Antartide".
Mappa degli avvistamenti del bolide (fonte: PRISMA)
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