Wolverines e Wildcats arrivano da teste di serie n.1. Gli Huskies dopo la rimonta su Duke, Illinois ha sfruttato le eliminazioni di Florida e Houston
Quattro contendenti, un titolo da assegnare. Michigan, Arizona, Uconn e Illinois sono le protagoniste delle Final Four collegiali dl scena a Indianapolis. Quattro programmi dl pallacanestro dal sangue blu, non c’è una Cenerentola. Però Wolverines e Wildcats sono arrivati nell’Indiana da teste di serie n. 1, da pronostico, gli Huskies ci sono riusciti grazie a una rimonta epocale su Duke, i Fighting Illini si sono intrufolati in un quadrante del tabellone a 68 squadre sgombrato dalle eliminazioni premature di Florida e Houston. Storie diverse, lo stesso obiettivo: tagliare l’ultima retina nella notte italiana tra lunedì e martedì, conquistare il titolo universitario 2026.
CARPE DIEM
—
Va colto l’attimo, quando il traguardo è così vicino. Perché non sai mai quando l’occasione si ripresenterà, quando si chiuderà la finestra di opportunità, come la chiamano in America. Per capirci Uconn è 12-1 di record alle Final Four, la miglior percentuale di sempre, mentre la sua avversaria al Lucas Oil Stadium, Illinois, è 1-5, peggior record ogni epoca. Sul parquet si danno battaglia ragazzi, studenti/atleti: il talento conta, ma la differenza la fanno la tenuta mentale, la coesione di squadra e gli allenatori. Dan Hurley, il coach degli Huskies, è l’unico ad aver già trionfato, nel 2023 e 2024 rispetto a Brad Underwood, Tommy Lloyd e Dusty May. Quindi Uconn favorita? Piano, non correte. Sulla carta la sfida Michigan-Arizona è la finale anticipata. Però quando una stagione si decide in 40’ i rapporti di forza sulla carta sono virtuali e la March Madness, persino in aprile, regala sempre
UCONN-ILLINOIS (domenica ore 0.09)
—
Gli Huskies (33-5 di record stagionale), sei titoli Ncaa in bacheca, hanno saputo eliminare Michigan State e Duke, sono già testati contro avversarie di rango e qualità. Non hanno fenomeni in quintetto, tanti buoni giocatori, semmai. Il fenomeno è seduto in panchina, Hurley, che due estati fa disse no ai Los Angeles Lakers per rimanere ad allenare a Storrs. Non s’è pentito. Il centro Tarris Reed, alto e grosso, sta imperversando al Torneo, un uomo in mezzo ai ragazzi e non è un modo di dire: ha quasi 23 anni e sfrutta il vantaggio fisico e anagrafico rispetto ai pari ruolo avversari. Alex Karaban è l’uomo da tiri importanti, il senior, 4° e ultimo anno, la memoria storica dei trionfi recenti dell’ateneo statale del Connecticut. Braylon Mullens, la matricola, guardia dell’Indiana, è il giustiziere di Duke che ha beffato con la tripla del sorpasso da metà campo all’ultimo secondo. I Fighting Illini, testa di serie numero 3 – Uconn è una 2 - sono 28-8 di record in stagione. Illinois, che non ha mai vinto il titolo Ncaa, ha un vantaggio in centimetri e una forte connotazione europea. Li chiamano Balkan 5: l’ala serba Andrej Stojakovic - figlio di Peja, l’ex stella Nba - secondo realizzatore pur in uscita dalla panchina, l’ala montenegrina David Mirkovic, lento come una lumaca, ma solidissimo come fondamentali, i giganteschi centri croati Tomislav e Zvonimir Ivisic, fratelli, più la riserva croata Mihailo Petrovic. Sono la spina dorsale della squadra di Coach Underwood che vanta il miglior prospetto Nba sul parquet, la matricola Keaton Wagler, esterno da quasi 18 punti di media. La differenza potrebbe farla il maggior atletismo degli Huskies il precedente stagionale di novembre l’ha vinto Uconn.
ARIZONA-MICHIGAN (domenica ore 2.49)
—
Tommy Lloyd ha respinto la corte altolocata di North Carolina per rimanere alla guida di Arizona, rinnovando il contratto. I suoi Wildcats (36-2) hanno vinto il Regional dell’Ovest dopo aver dominato la Big 12 Conference in stagione regolare. Arizona ha conquistato il titolo Ncaa nel 1997 e spedito in Nba una miriade di prospetti, ma non tornava alle Final Four da 25 anni. I Wildcats sono equilibrati, tutto il quintetto base va in doppia cifra di punti, e giovani, con tre matricole tra i titolari, la guardia Brayden Burries, il miglior prospetto Nba, l’ala Koa Peat e l’altra ala, il tedesco Ivan Kharchenkov. La curiosità: in organico i Wildcats hanno Bryce James, figlio di LeBron, ma la matricola, ancora acerba per sviluppo tecnico, non ha giocato un singolo minuto in questa stagione, Coach Lloyd ha chiesto per lui una redshirt, in pratica non giocando mai ha preservato l’eleggibilità stagionale e potrà competere, stavolta per davvero, da primo anno la prossima stagione. Niente interviste per il figlio d’arte “Lo proteggiamo, no al circo mediatico. Strada facendo, lavorando, diventerà un giocatore buono abbastanza per giocare da Wildcat”. Michigan (35-3), alla nona Final Four (ha vinto il titolo nel 1989) ha conquistato la Big Ten, la conference migliore d’America. Per talento è la squadra da battere, quella coi migliori prospetti. Yaxel Lendeborg, il “LeBron Dominicano” esibisce una combinazione di atletismo, tecnica e esperienza che non teme rivali. Ne ha viste di tutti i colori, prima il junior college perché non aveva i voti per andare negli atenei di Division I, quindi la tappa a Alabama Birmingham, college periferico Ncaa. Ora è prospetto da Lotteria in prospettiva Draft 2026. L’altra ala dell’università di Ann Arbur, Morez Johnson, è atleta da highlights, saltatore con gli effetti speciali. Sarà imperdibile e forse decisivo il duello tra i centri, fra giganti europei. In maglia Wildcats il lituano Motiejus Krivas, 218 centimetri, con quella gialla resa celebre dai Fab 5 lo spagnolo Aday Mara, 221 centimetri. Chi lo vince guadagna la finale.










English (US) ·