I senatori Tammy Baldwin, Elissa Slotkin e Chuck Schumer hanno espresso le loro preoccupazione circa l'apertura fatta a gennaio dal tycoon nei confronti dei produttori della Repubblica Popolare. A destare maggiori ansie sono i rischi per l'economia e per la sicurezza nazionale
Marco Bruckner
5 aprile - 13:28 - MILANO
"Dobbiamo essere consapevoli che invitare le case automobilistiche cinesi a stabilirsi negli Stati Uniti conferirebbe loro un vantaggio economico insormontabile, impossibile da colmare per i produttori americani, e innescherebbe una crisi di sicurezza nazionale irreversibile", con queste parole tre senatori democratici (Tammy Baldwin, Elissa Slotkin e Chuck Schumer) hanno esortato il presidente Donald Trump a escludere la possibilità che case auto cinesi possano aprire stabilimenti negli Stati Uniti. Un'ipotesi a cui il tycoon aveva aperto nel corso del Detroit Economic Club a gennaio: "Se vogliono venire qui, costruire uno stabilimento e assumere te, i tuoi amici e i tuoi vicini, è fantastico, mi piace". Negli Usa sono già presenti forti misure protezionistiche per quanto riguarda l'importazione di auto elettriche prodotte a Pechino, tra cui dei dazi che si aggirano attorno al 100% e la messa al bando di vetture che montino hardware e software cinesi (divieto che si estende alle componenti russe). Misure imposte dall'amministrazione Biden non solo per proteggere i costruttori americani, ma anche e soprattutto per ragioni di sicurezza nazionale, con Washington che si era detta preoccupata delle potenziali capacità di questi veicoli di raccogliere dati sensibili dei cittadini americani. Riguardo l'apprensione sulla sicurezza nazionale, la Casa Bianca ha commentato così le parole dei senatori Baldwin, Slotkin e Schumer: "Sebbene l’amministrazione lavori sempre per attrarre maggiori investimenti nella rinascita industriale americana, qualsiasi idea che si possa compromettere la sicurezza nazionale per farlo è infondata e falsa".
soluzione di breve corso
—
I senatori Baldwin, Slotkin e Schumer hanno sottolineato che l'eventuale apertura di stabilimenti di case auto cinesi negli Usa, pur portando inizialmente alla creazione di posti di lavoro, non si potrebbe considerare una soluzione duratura nel tempo: "Anche se un nuovo stabilimento aperto da una casa automobilistica cinese negli Stati Uniti potrebbe creare alcuni posti di lavoro nell’assemblaggio e temporanei nella costruzione, quel numero limitato di posti non compenserebbe le perdite occupazionali durature". I tre senatori hanno anche sottolineato che Byd, forse la più nota delle case automobilistiche della Repubblica Popolare, è stata per breve tempo inserita in un elenco di aziende cinesi sospettate di supportare le attività militari di Pechino: "L’amministrazione dovrebbe agire senza esitazioni per designare Byd e altri produttori automobilistici cinesi come entità collegate all’apparato militare". A non voler stabilimenti di costruttori di Pechino sul territorio americano, tuttavia, non sono solo i senatori democratici. Anche il senatore repubblicano Bernie Moreno, all'inizio della settimana pasquale, ha infatti dichiarato che proporrà una legge affinché "non si verifichi mai uno scenario in cui un’automobile cinese entri nel nostro mercato, né come hardware, né come software, né tramite partnership".












English (US) ·