Tre miliardi di investimenti, niente perdite e premi di risultato: il business plan di Nba Europe

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Il confronto con gli oltre 120 potenziali investitori ha portato a un aggiornamento del piano economico dietro lo sbarco dell’Nba in Europa. Tutto quello che c’è da sapere

Davide Chinellato

Giornalista

8 maggio - 11:57 - MILANO

Un investimento da tre miliardi di dollari per capire quanto l’Nba fa sul serio, come la rinuncia ad intascare profitti nella fase di lancio. Le eventuali perdite finanziare dei club nel periodo iniziale ripianate, in modo che i gruppi di investimento possano concentrarsi sulla crescita della franchigia. E un sistema di premi e incentivi che facciano sì che le franchigie incassino soldi a prescindere fin dal primo anno di esistenza della lega. È parte del modello di business migliorato che Nba e Fiba hanno presentato agli oltre potenziali 120 investitori nella lega europea, secondo quanto riferito alla Gazzetta dello Sport da fonti vicine alla situazione. Una revisione frutto di confronto e riflessione che ha portato ad aggiustamenti misurati che incentivino performance in campo e commerciali, abbassino i rischi finanziari per le squadre e rendano il modello di business più adatto a quel successo sul lungo periodo di che Nba e Fiba hanno in mente.

modello

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Il piano finanziario che Nba e Fiba hanno condiviso la settimana scorsa con gli oltre 120 potenziali investitori che avevano presentato offerte per le 12 franchigie permanenti (in Italia saranno a Milano e a Roma) è pensato per assicurare sostenibilità e profitto a tutti gli investitori, cercando l’equilibrio tra investimenti iniziali e profitto a lungo termine. Al momento del lancio (la prima palla a due è prevista per l’autunno del prossimo anno), Nba e Fiba controlleranno il 52% della lega, riferiscono a Gazzetta fonti che hanno avuto accesso al nuovo business plan, mentre i proprietari delle 12 franchigie controlleranno il restante 48%. Successivamente, con un piano di aggiunta di franchigie, i proprietari dei 12 team iniziali incasseranno direttamente i proventi dall’ingresso di nuovi soci, accelerando il ritorno sull’investimento. E la quota di Nba e Fiba scenderà progressivamente, trasformando i proprietari delle squadre negli azionisti di maggioranza della lega. Il piano resta quello di un campionato formato inizialmente da 12 franchigie fisse, che vi faranno parte stabilmente e potranno quindi dedicarsi alla crescita di prodotto sportivo e brand. A queste si aggiungeranno ogni anno 4-6 squadre provenienti da un processo di qualificazione, uno che nell’idea iniziale di Nba e Fiba deve assicurare che questa rimanga una lega semi-aperta e che ogni squadra del continente possa ambire a giocarci.

i club incassano, nba no

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L’idea di Nba e Fiba resta quella che nei primi anni questa lega non generi profitti e di conseguenza la lega Usa non ha messo in cantiere di ricavarci qualcosa. Anzi, ha in programma un piano di investimenti che supera i 3 miliardi di dollari per assicurare la crescita e la stabilità della lega, investimenti a cui si aggiungerebbero i proventi che questa nuova lega dovesse generare. Per i club invece è diverso: Nba e Fiba hanno proposto ai potenziali investitori un modello per cui le 12 franchigie ricevono soldi a partire dal primo anno di esistenza della lega, attraverso incentivi commerciali e premi legati alle prestazioni sportive, sia in regular season che ai playoff. Secondo quanto riferito a Gazzetta, Nba e Fiba, aiutate dalle banche JP Morgan e The Rain Group, hanno presentato agli investitori un montepremi che supera di gran lunga quello attuale di Eurolega e che garantisce quindi ai club introiti importanti ogni anno a partire già dalla prima stagione, oltre agli eventuali introiti come comproprietari della lega. Nba inoltre intende impiegare parte di quei tre miliardi di investimenti per ripianare le eventuali perdite della nuova lega, in modo da permettere ai gruppi proprietari di concentrarsi sulla crescita delle rispettive franchigie. Parte di quel maxi-investimento sarà impiegato per lanciare la lega stessa e farla crescere, attraverso un mix di supporto finanziario diretto, know-how gestionale, programmazione e investimenti nell’intero ecosistema del basket europeo.

i prossimi passi

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Il dialogo con Eurolega per una collaborazione rimane aperto e un nuovo incontro è stato già fissato per il 29 maggio, anche se il Ceo Chus Bueno e George Aivazoglou, managing director Nba Eme, si sono visti a Badalona, ospiti di Fiba per la Final Four di Bcl. Intanto però Nba e Fiba vanno avanti per la loro strada, con la lega di cui stanno parlando da oltre un anno e mezzo e per cui hanno raccolto diverse offerte tra i 500 milioni e il miliardo di dollari, comprese diverse superiori al miliardo di dollari. Oltre 20 club esistenti tra calcio e basket hanno fatto arrivare a Nba offerte per un posto nella nuova lega, compresi diversi club attualmente in Eurolega. Dopo il confronto che ha portato a questo business plan aggiornato, le prime risposte al quale sono state positive, Nba e Fiba continueranno nelle discussioni coi potenziali investitori e nel processo di selezione (la lega Usa attraverso consultazioni con l’assemblea dei proprietari, Fiba attraverso il suo board) che porterà all’assegnazione delle 12 franchigie permanenti. E quello sarà solo l’inizio.

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