Tra Abete e Malagò calciatori in attesa, ma non lanceranno un terzo nome

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La compattezza della Serie A ha un valore politico. Ora si aspettano i programmi dei due sfidanti

Elisabetta Esposito

Giornalista

14 aprile - 08:43 - ROMA

Se l’accelerata della Serie A su Giovanni Malagò era annunciata, in pochi si aspettavano una contromossa tanto immediata da Giancarlo Abete. E sono già iniziati telefonate e incontri per definire potenziali alleanze in vista del voto per il nuovo presidente federale, in programma il 22 giugno. Partiamo da qualche numero. La Lega Serie A in Assemblea elettiva pesa per il 18% dei voti, la Lega Dilettanti di cui Abete è presidente per il 34%. Ma l’apparente vantaggio è relativo, se consideriamo che bisogna comunque arrivare al 51% e per farlo servono appunto "larghe intese". Inutile dire che adesso tutte le componenti federali si aspettano di incontrare i due candidati per conoscerne nel dettaglio i programmi. 

serie b e lega pro

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La Serie B (che ha il 6%) aveva già fissato per oggi l’Assemblea di Lega e a questo punto è inevitabile che uno dei temi centrali, anche se non all’ordine del giorno, sia la futura guida della Figc. Nonostante il presidente Paolo Bedin sia vicino al ministro per lo Sport Abodi - che notoriamente non è un amico di Malagò - sembra che i club stiano vivendo una spaccatura interna, se possibile più a favore che contro l’ex presidente del Coni. Appare dunque molto difficile se non impossibile che esprimano a loro volta un candidato come vorrebbe Abete. La Lega Pro di Matteo Marani (che al voto conta per il 12%) ha convocato la sua Assemblea per il 28 aprile. Da oggi a quella data ci saranno diversi contatti, con l’obiettivo di capire quale candidato rifletta meglio i propri interessi, con una particolare attenzione alla possibile riduzione delle squadre professionistiche.

calciatori e tecnici

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Di sicuro però i 19 voti espressi dalla Serie A per Malagò, arrivati in tempi record e con una compattezza un tempo inimmaginabile, sono un messaggio politico importante per tutti. Ne sono convinti anche all’Assocalciatori, che di solito vota in modo unitario con l’Assoallenatori: 20% i primi, 10% i secondi, in pratica un 30% che può fare tutta la differenza del mondo. Anche per le due componenti tecniche Malagò appare convincente sotto il profilo dirigenziale e sportivo, ma anche qui si conta di incontrare a breve i candidati. Una cosa al momento è piuttosto sicura, l’Aic non vuole tirare fuori un terzo nome, anche per scongiurare il rischio commissariamento che potrebbe configurarsi se nessuno raggiungesse il 51%. Chiaro poi che l’ipotesi di un ex giocatore farebbe piacere, ma non ad ogni costo e probabilmente non contro un candidato partito forte come Malagò. I nomi restano quelli di Demetrio Albertini e Damiano Tommasi, ma nessuno, né il presidente Umberto Calcagno né gli eventuali protagonisti della corsa, accetta che a proporre la candidatura sia la stessa Aic (o gli Allenatori). A questo punto, con la Serie A che si è già espressa e la Lnd che lo farà a breve, viene difficile pensare a come possa emergere. Persino un eventuale passo indietro di Abete potrebbe non essere decisivo in questo senso. Pure perché giusto ieri, a margine dell’annuncio della sua candidatura, il presidente dell’Lnd ha risposto così a chi gli chiedeva di un possibile ticket tra lui e un giocatore: "Io non sono un comunicatore ma vivo nel mondo della comunicazione e so che il nome di un calciatore è spesso il più attrattivo e anche il più semplice da spendere, ma non basta a risolvere i problemi".

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