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8,5 Remco Evenepoel
Mai così forte in salita, a prescindere dal fatto che oggi Pogacar si sia trasformato in versione gregario per Del Toro e non abbia affondato in versione Cannibale. Tante volte abbiamo sottolineato quanto Evenepoel fosse carente sulle lunghe salite, tante volte l’avevamo criticato sia nei grandi giri sia al Lombardia, l’unica classica in cui si possono fare certi paragoni: sul Sormano, Pogacar l’aveva sempre staccato. In questo Tour de France Evenepoel è sempre stato il primo a perdere terreno sotto gli attacchi di Pogacar e Vingegaard. Oggi no. Plateau de Solaison è un’ascesa vera di 11 km al 9% medio e punte al 13%, percorsa a livello record: 32’10” contro il record di 33’05” di Del Toro al Delfinato un mese fa. È una vera montagna alpina. Evenepoel a 26 anni ha bisogno di sentirsi forte, di avere morale. Il fiammingo è un capitano nato e oggi ha sistemato anche i conti in famiglia con Lipowitz e con la squadra: la Red Bull ha messo milioni su milioni sul piatto per ingaggiarlo, e adesso si è capito che l’investimento sta dando i suoi frutti. Resta sempre in scia a Pogacar, e nel finale prima stacca Del Toro e poi batte la maglia gialla nella volata a due; conquista la sua prima tappa in linea al Tour (finora aveva vinto due cronometro) e sale, complice il ritiro di Vingegaard, al secondo posto in classifica. Martedì, dopo il riposo, c’è una cronometro di 26 km in cui può fare bis, perché solo il migliore Pogacar può batterlo. Il suo Tour può cominciare. Si è presentato con 4 kg in meno proprio per essere competitivo sulle lunghe salite: ora Evenepoel si deve confermare ad alta quota.
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