Tagliabue architetta viaggiatrice, un 'vulcano' a Napoli

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(di Francesca De Lucia) Ama definirsi 'architetta viaggiatrice' e non solo perché progetta (anche) stazioni di metropolitane, a Napoli come a Parigi: Benedetta Tagliabue, fondatrice con il geniale Enric Miralles di Embt, lo studio catalano tra più premiati nel mondo, ha da sempre uno sguardo globale, curioso. E da Barcellona, lei brianzola, ha portato una 'bolla vulcanica' al Centro Direzionale utilizzando il legno tra grattacieli e acciaio: concluso l'anno di rodaggio dei treni è tornata a Napoli per confrontarsi con la sua opera "perché - spiega - i progetti non finiscono mai".
    "Dopo una storia lunga 23 anni vederla in funzione è stata una sensazione bellissima - racconta all'ANSA -. Vorrei che questa stazione contribuisse a rendere il Centro Direzionale un po' più umano. Doveva essere posto del futuro, pensato da un giapponese, Kenzo Tange: non ha mai funzionato, non assomigliava a Napoli. Natura, verde, accessibilità: spero che i cittadini in questa stazione si sentano a casa. L'idea del vulcano è stata forte dall'inizio: Napoli ha un fascino speciale, preserva il contatto con la terra e il passato". Basterà per rilanciare questo pezzo di città? "Ci vuole tempo, ricordo che quando fu realizzata la spiaggia della Barceloneta la frequentavo quasi da sola, oggi è un luogo centrale. Può accadere anche qui. Credo che il progetto della metropolitana dell'arte di Napoli resti unico. Ora sto lavorando a Parigi per un anello della rete Grand Paris: all'interno ci saranno delle stazioni definite 'iconiche' dove gli architetti lavorano con interventi di artisti. Napoli ha fatto scuola".
    Anche stavolta tanti riconoscimenti (Bis See Architecture Award 2026 e The Plan Award 2025), ma la speranza di Tagliabue è che la stazione possa in futuro essere completata come immaginato, con un murale rivolto al cielo sul quale possano affacciarsi i palazzi. "Purtroppo non ci sono stati i fondi necessari - confessa con rammarico -, ho suggerito anche degli artisti per attuare altre soluzioni ed evitare la copertura di plastica che c'è adesso. Il primo era Jorge Rodriguez Gerada, muralista cubano, il secondo Adrian Vescovi, francese con nonno napoletano. Oltre alla ceramica sul tetto e all'eliminazione dell'artwork manca anche la finitura originale".
    Nessun intento polemico in un racconto lungo che è anche un pezzo di vita e incontri, troppo entusiastico il legame con Napoli: "Non posso che ricordare con gioia tutte le volte che sono stata qui e il presidente della Metropolitana Giannegidio Silva". Che l'architettura sia un mondo per uomini è vecchia convinzione smentita da una storia partita negli anni Novanta quando Tagliabue, formatasi a Venezia, incontra Enric Miralles alla Columbia University. Nel 1994 fondano, intrecciando nomi e vita, il loro studio a Barcellona. Nel 2000 colui che era stato definito il nuovo Gaudì muore a 45 anni, ma l'architetta italiana che oggi guida Studio Embt e Fondazione Enric Miralles non si è mai fermata. Tra i moltissimi lavori internazionali, ultimo la Chiesa di San Giacomo a Ferrara, ci sono il Padiglione spagnolo all'Expo di Shanghai, il Parlamento scozzese, il Mercato di Santa Caterina e il Parco Diagonal del Mar a Barcellona, ma Benedetta è anche designer, docente universitaria.
    L'intelligenza artificiale, che sembra dare a tutti la possibilità di immaginare mondi, può cambiare il modo di essere architetti? "L'IA oggi è come una bambina, non sappiano nulla di come si svilupperà in futuro, certo può aiutarci nel lavoro. Ma la creatività - chiarisce - deve essere sempre umana".
   

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