Il numero uno della Lega volley: "Cresciamo da 25 anni Vorrei un campionato a 14. E partite in Giappone..."
Perugia ha conquistato il suo terzo scudetto, dominando la finale contro Civitanova che è ormai un classico. Tre gare, tre sold out. D’altronde, l’attesa era alta per l’epilogo di un campionato che rappresenta il meglio della pallavolo a livello mondiale. La reputazione della Superlega è talmente elevata che, tre settimane fa a Tokyo, quando è stato sottoscritto l’accordo di collaborazione con la SV League, la lega di pallavolo giapponese, i padroni di casa si sono lasciati andare a una battuta, rivolgendosi agli ospiti italiani: “Siete sempre stati il nostro punto di riferimento, speriamo di rubare qualche vostro segreto e di superarvi”. E Massimo Righi, presidente della Lega Pallavolo Serie A, è stato accolto da applausi e da richieste di autografi nel palazzetto dove si è recato per assistere a una partita. Proprio con lui stiliamo un bilancio della stagione appena terminata.
Presidente Righi, che campionato è stato?
“Un campionato all’altezza delle aspettative. Grande qualità di gioco, ottimi riscontri sui giovani, tanti giocatori italiani protagonisti. E questo livello si è riflesso sulle competizioni internazionali: abbiamo vinto il Mondiale per club e due coppe europee, e Perugia è in finale di Champions League. Il vero problema è che non possiamo alzare ulteriormente l’asticella: più di vincere non riusciamo a fare”.
Le presenze nei palazzetti sono all’apice dell’ultimo trentennio: in regular season 394.815 spettatori totali, per una media di 3mila a partita. L’audience tv (streaming compreso) è salita dai 9,7 milioni del 2021-22 ai 13,2 milioni del 2024-25. Cosa indicano questi dati?
“Dicono che siamo ai limiti. Gli impianti sono spesso tutti esauriti, gli incrementi di spettatori possono essere marginali a causa degli indici di riempimento. E anche sugli ascolti siamo arrivati al massimo. La dimensione del mercato italiano è questa”.
Quale sarà il prossimo step del contratto decennale con Volleyball World, la piattaforma nata dalla partnership tra la Fivb (Federazione internazionale del volley) e il fondo Cvc?
“Siamo estremamente soddisfatti, anche per la qualità della produzione televisiva. A fine giugno metteremo a terra nuove iniziative. L’intesa, infatti, parte dai diritti media e betting per estendersi eventualmente ad altri settori. Lavoreremo sulle attività commerciali e sugli eventi, in modo da sfruttare la loro presenza per coinvolgere aziende di caratura internazionale. Inoltre, cercheremo di mettere ordine sui campi di gioco e di renderli più riconoscibili. Adesso ci sono molti adesivi pubblicitari che creano un affollamento. Si potrebbe pensare di ridurli, tenendo conto però che quelle sono risorse per i club”.
Da 10-15 anni cooperiamo con altre leghe e di recente abbiamo sottoscritto un accordo con quella giapponese
La Superlega è considerata il campionato nazionale di volley più prestigioso al mondo. Quando all’estero incontra i suoi colleghi, percepisce una punta di invidia?
“Invidia no, ma rispetto e ammirazione sì. La nostra lega è leader mondiale da 25 anni, una continuità così lunga forse ce l’ha solo la Nba, parlando di sport di massa. Siamo visti come un esempio, ci approcciano per capire quali sono le dinamiche, vogliono condividere con noi progetti e iniziative, anche perché siamo noti per le sperimentazioni sul piano tecnico e non solo. Da 10-15 anni abbiamo iniziato a cooperare con altre leghe e abbiamo sottoscritto un accordo con quella giapponese”.
In cosa consiste?
“Il protocollo d’intesa ha l’obiettivo di favorire uno sviluppo reciproco sotto diversi punti di vista, dalla gestione delle leghe al coinvolgimento dei tifosi, dall’organizzazione di competizioni al possibile scambio di giocatori. Noi guardiamo sempre con interesse a queste forme di partnership, perché c’è bisogno che il volley cresca nel mondo, non solo in Italia, in modo che diventi un prodotto globale. Negli ultimi anni si sono affermati i campionati in Polonia e Turchia; sono cresciuti quelli in Belgio, Francia e Germania; il Giappone è in ascesa. Più la competitività è alta, più possiamo crescere anche noi. Adesso leghe come quella turca e giapponese hanno più risorse della nostra, ma bisogna essere bravi nell’organizzazione e nella gestione dei giovani: i soldi non bastano”.
Se il mercato domestico è ormai saturo, l’estero diventa sempre più cruciale per il vostro piano di sviluppo.
“Già. Finora ci siamo concentrati sulla distribuzione delle partite in tutto il mondo a livello televisivo. La nuova frontiera è far vedere la pallavolo italiana dal vivo, esportando alcuni eventi. Ci abbiamo provato in Arabia Saudita, adesso stiamo sondando alcuni mercati, dal Nord America alla Cina. La pista più calda è quella che porta al Giappone: sono fiducioso che nel 2027 ce la faremo. In Giappone l’80% del pubblico è donna: il settore del beauty è molto strategico per i nostri marchi. Disputare eventi della Superlega all’estero consentirebbe, infatti, ai nostri sponsor di avere visibilità in determinati mercati. Così il volley diventa un veicolo del made in Italy, come l’arte, la cultura e la ristorazione”.
Ci sono novità sul format? L’anno scorso ha suggerito l’idea di estenderlo da 12 a 14 squadre.
“Stiamo aspettando di confrontarci con la Fivb, che sta ripensando il calendario internazionale per il post-Olimpiadi di Los Angeles. Noi giochiamo da 25 anni lo stesso numero di partite, mentre l’attività internazionale è aumentata parecchio, con un conseguente incremento degli infortuni. Sul tavolo c’è l’ipotesi di spostare i Mondiali da settembre a gennaio-dicembre. In questo modo saremmo costretti a interrompere il nostro campionato in un periodo molto prezioso, ma se in cambio di quella rinuncia ci venisse concesso un mese in più, a quel punto ne potrebbe valere la pena. Adesso il campionato dura da metà ottobre a metà maggio: 7 mesi su 12. Troppo poco. Avendo 8 mesi potremmo pensare di aumentare il numero delle squadre”.







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