Entrambe per la prima volta oltre i gironi. Ma i padroni di casa ora giocano negli Usa
Queste maglie, a queste altezze, non si erano mai viste. Il Mondiale americano, inteso come continente, inizia a fare sul serio con una certa originalità: oggi a Los Angeles, ore 21 italiane, per il primo sedicesimo del torneo, l’astronave del SoFi apre il portellone a due nazionali “deb”, con il peso della storia sulle spalle. Né il Canada né il Sudafrica avevano mai passato i gironi, figurarsi chi andrà oltre in un territorio ancora più inesplorato. A Johannesburg restano i postumi della folle festa, a suon di vuvuzela e al ritmo di balli tribali, dopo il successo insperato con la Corea del Sud: i sudafricani continuano ad affidarsi al mancino di Maseko e alle arti magiche del decano Hugo Broos, a 74 anni l’allenatore più anziano di sempre in una fase a eliminazione diretta del Mondiale. I canadesi, invece, sono stati costretti a fare ciò che non volevano: varcare la frontiera ed entrare in casa dello Zio Sam. Il ct Jesse Marsch, sergente anche lui statunitense, aveva costruito tutta la fase a gironi con l’obiettivo di mantenere il vantaggio del fattore campo in Canada, ma la sconfitta con la Svizzera ha fatto dirottare la squadra sulla West Coast. Eppure, gli Stati Uniti sono una seconda casa per molti nazionali canadesi, cresciuti tra Mls e college americani. I due migliori del mazzo, invece, fanno storia a sé: Jonathan David è il simbolo di una squadra passata in pochi anni dal vagheggiare una qualificazione al sentirsi obbligata ad andare sempre più avanti. Dopo il tris al Qatar, il bianconero reclama altri gol, anche perché ognuno sarebbe un messaggio da spedire alla Juve che dubita su di lui. In campo, anche se probabilmente non dall’inizio, dovrebbe tornare dopo l’infortunio il capitano Alphonso Davies, finora neanche un minuto nel torneo.
Oltre il calcio
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"Ci dispiace lasciarvi, ma voi non dovete lasciare noi...", si legge in un post dell’account del Canada ed è sembrata una spassionata chiamata alle armi. Da Vancouver i tifosi con la foglia d’acero si sono, quindi, riversati a LA e ieri bazzicavano già in tanti attorno allo stadio. Non è un caso, anche stavolta il calcio è l’occasione per ribadire un’identità nazionale. Se Canada e Stati Uniti sono andati abbastanza d’accordo nell’organizzazione generale assieme al Messico, negli ultimi mesi non sono mancate tensioni politiche e commerciali tra i Paesi: da un lato i dazi di Trump, che vorrebbe fare dei vicini la 51esima stella americana; dall’altro il conseguente boicottaggio di viaggi e prodotti Usa. Insomma, i rapporti sono da tempo ai minimi e anche per questo il Canada vorrebbe andare oltre gli americani nel Mondiale, a maggior ragione dovendo giocare in casa loro.








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