Analisi
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Il giovanissimo Gilberto Mora illumina, mentre in attacco Raul Jimenez e Quinones fanno paura. Sarebbe un grave errore sottovalutare i ragazzi di Javier Aguirre
2 luglio - 07:36 - MILANO
Mentre un bellissimo Mondiale impazza con in copertina i gol di un eterno Messi al quale risponde un mai così scatenato Mbappé, e se Carlo Ancelotti e le sterzate di Vinicius stanno per incrociare le lunghe navi vichinghe di Haaland e Odegaard, nella parte bassa del tabellone, e geograficamente più a Sud possibile, una Nazionale comincia a far parlare di se. È il Messico di Javier Aguirre, che sta trascinando un intero popolo sparso in tutto il continente al delirio e al sogno. Ieri in un Azteca che ribolliva d’amore e con una nazione in piazza davanti ai teleschermi, il Messico ha travolto l’Ecuador di Beccacece con un grandissimo primo tempo e una vittoria che fa sognare. Proprio dal condottiero e ct Aguirre parte il sogno messicano: ex centrocampista del Chivas di Guadalajara, nato a Mexico City e indiscusso protagonista della crescita di questa nazionale. Lui meglio di chiunque altro comprende cosa significhi un Mondiale per il suo popolo, perché proprio nel 1986 era un pilastro de “La Tricolor”, allora eliminata ai rigori dopo un appassionante quarto di finale con la Germania. Aguirre il Mondiale lo giocò tutto da titolare. Il Messico fu eliminato senza aver mai perso nei tempi regolamentari e dopo aver battuto il Belgio di Scifo e la Bulgaria. Beh, di quella splendida squadra guidata dal Mago Bora Milutinovic, il simbolo indiscusso era Hugo Sanchez, che ieri nel catino di Città del Messico contro l’Ecuador sedeva dietro ad Infantino.










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