Stop ai lavori sulla legge elettorale, si tratta sui tempi e preferenze

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I lavori della commissione Affari Costituzionali che sarebbero dovuti andare avanti ad oltranza anche nel weekend si interrompono prima di mezzogiorno. La pausa dei voti a vari livelli dopo l'apposizione di una fiducia da parte del governo (in questo caso sul piano casa) impone una pausa anche per la legge elettorale, che continuerà ad essere esaminata solo a partire da lunedì o martedì. Intanto, il presidente della Camera Lorenzo Fontana risponde alle opposizioni che ieri gli avevano chiesto uno slittamento dell'approdo del testo in Aula per consentire un'analisi adeguata del provvedimento. La riunione dei capigruppo per parlarne - annuncia Fontana - si terrà a inizio settimana.

Per ora, nessuno si sbilancia sul possibile accoglimento delle richieste della minoranza parlamentare. Se lo slittamento dell'avvio della discussione generale consentirà in ogni caso il via libera entro metà luglio - si ragiona in ambienti del centrodestra - se ne potrà discutere. Ma tutto è demandato all'interlocuzione politica tra i gruppi. Tra gli ultimi emendamenti approvati dalla commissione presieduta da Nazario Pagano c'è quello presentato dalla maggioranza che interviene sull'indicazione del nome del candidato premier al momento del deposito dei programmi delle coalizioni, già prevista dal Bignami bis. La precisazione aggiunta in commissione è che sono "fatti salvi le prerogative del Presidente della Repubblica" e il principio di rappresentanza nazionale degli eletti. Aspre le critiche delle opposizione che parlano di "un'anticipazione del premierato" e di "esproprio delle prerogative del presidente della Repubblica". "La destra forza la mano fino ad aggirare la Costituzione", punta il dito Filiberto Zaratti di Avs. Mentre il dem Federico Fornaro evidenzia come se "dovesse essere approvata la nuova legge elettorale le coalizioni dovranno indicare obbligatoriamente il candidato presidente del Consiglio da proporre al Presidente della Repubblica" ed "è del tutto evidente che se fosse Giorgia Meloni, la Lega dovrà cambiare il contrassegno elettorale in cui compariva la scritta 'Salvini premier'. Analoga questione si apre per Forza Italia che oggi ha nel suo simbolo la dicitura Berlusconi Presidente".

 A difesa della riforma e della norma in questione intervengono la ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati e diversi esponenti della maggioranza. "Le prerogative del Capo dello Stato restano immutate - rimarca il vicesegretario azzurro Stefano Benigni - e l'indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio persegue l'obiettivo di rendere pienamente conoscibili a priori per gli elettori le intenzioni delle varie coalizioni". Fino ad ora la commissione ha approvato solo tre emendamenti di maggioranza: oltre a quello sul capo dello Stato, uno su Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta e uno sulle liste circoscrizionali. Restano accantonati una trentina di emendamenti su preferenze, fuori sede e firme digitali che attendono ancora un parere di relatori e governo. Su questi temi, ed in particolare sulle preferenze, FdI starebbe lavorando ad un possibile punto di caduta, anche con gli alleati di governo (FI e Lega) che sono apertamente contrari. Tra le ipotesi di lavoro, c'è quella del capolista bloccato abbinato alle preferenze.

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