Produzione auto al minimo storico da decenni, stabilimenti che restano aperti grazie al contributo deli ammortizzatori sociali, pochi i modelli destinati realmente al grande mercato delle auto di massa: l’Italia ormai rischia di fabbricare meno auto del Portogallo
Gianluigi Giannetti
29 agosto - 12:03 - MILANO
La giustificazione legittima è quella di mantenere aperte le fabbriche, qualsiasi sia l’andamento effettivo delle vendite. La possibilità la concedono i così detti “ammortizzatori sociali”, sistemi di sostegno che attingono da fondi pubblici, come la cassa integrazione e i contratti di solidarietà. La considerazione oggettiva è invece che tali strumenti non sono ipotizzabili a livello generale in Europa, e che dunque contribuiscono, di fatto, a garantire al nostro Paese la quota minima di accesso al club dei grandi produttori automobilisti mondiali. Purtroppo, in ultima fila.
fuori dai giochi
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Secondo i dati raccolti dal sindacato Fim Cisl, i dati di produzione di auto in Italia nei primi sei mesi del 2025 si confermano in peggioramento netto perfino rispetto al già difficilissimo 2024. Nel primo semestre ci siamo fermati a 123.905 unità, in calo del 33,6%, con il risultato annuale che essere di appena 250.000 vetture. L’Italia non può più considerarsi a nessun titolo una potenza in campo automobilistico, inutile nascondersi. I dati forniti dall'Oica, l'Organizzazione internazionale di costruttori di veicoli a motore, fotografano in modo perfino impietoso la situazione. Nel 2024 la Germania ha prodotto 4.069.222 vetture, la Spagna 1.918.244, la Repubblica Ceca 1.452.881. Oltre alla più tradizionale concorrenza della Francia, a quota 910.243 unità, dobbiamo però registrare le posizioni ormai consolidate di Paesi che fino a pochi anni fa non consideravamo neppure rivali. La Slovacchia ha totalizzato lo scorso anno ben 993mila nuove auto, l’Ungheria è arrivata a 437mila e naturalmente come non citare la Romania, che ha fabbricato 560.012 vetture.
Ormai rischiamo un clamoroso sorpasso anche da parte del Portogallo, già a quota a 261mila unità nel 2024. L’Italia è invece ferma a quota 309.750 auto, impegnata com’è a garantire l’operatività dei suoi principali stabilimenti di Mirafiori, Cassino, Pomigliano d’Arco e Melfi, dopo l’avvio di un piano che vede prolungare dal 1° settembre 2025 al 31 agosto 2026 il contratto di solidarietà per quello di Termoli, specializzato nella produzione di motori. Tutti impianti appartenenti a Stellantis, società nata nel 2021, anno da cui quindi è inevitabile far partire qualsiasi paragone in termini di produzione. Analizzare la situazione di ogni singolo impianto aiuta a capire se e quando l’Italia dell’auto ripartirà, oppure se il rischio serio è quello di uscire definitivamente dalla partita.
mirafiori
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Lo stabilimento torinese rappresenta idealmente la bandiera del gruppo in Italia, quella di Fiat nei decenni, ma oggi la situazione appare quantomeno critica. Dopo le 610 uscite incentivate annunciate a luglio, lo stabilimento impiega ora 2.100 addetti, per i quali nel periodo dal 1° settembre al 31 gennaio 2026 è stato prolungato il contratto di solidarietà con taglio del monte ore fino all’80%. Nel primo semestre 2025 a Mirafiori sono state prodotte 15.315 unità, in calo del 21,5% rispetto alle 19.510 del 2024. Nel 2021 erano 35.014. Di queste, 15.175 sono Fiat 500 elettriche, mentre le Maserati si fermano a sole 140 unità: la produzione di GranTurismo e GranCabrio sarà spostata a Modena da ottobre. Il rilancio di Mirafiori è affidato completamente alla nuova Fiat 500 ibrida, che nelle previsioni Stellantis dovrebbe arrivare ad una produzione annua di 100.000 unità. Nel 2027 dovrebbe aggiungersi una nuova Fiat 500 elettrica. Tanto Fiat 500 ibrida che nuova Fiat 500 elettrica non appartengono però alla famiglia di vetture che utilizzano le piattaforme modulari e globali del gruppo, come accade ad esempio per Fiat Grande Panda e Citroën C3, realizzate invece nella fabbrica di Kragujevac in Serbia. Mirafiori resta quindi, almeno per ora, esclusa dalla produzione delle vere auto compatte di grande diffusione destinate al mercato europeo. La partecipazione di Mirafiori rileva solo come polo per la fabbricazione dei cambi automatici elettrificati eDct, destinati però a vetture assemblate altrove, prevalentemente nello stabilimento di Tychy in Polonia.
cassino
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A seguito dell’ultimo piano di esuberi, lo stabilimento di Cassino è sceso a 2.400 occupati diretti. Nei primi sei mesi del 2025 si sono registrate oltre 50 giornate di fermo produttivo, con circa 700 lavoratori sono stati coinvolti nel contratto di solidarietà. Nel primo semestre 2025 sono state prodotte 10.500 unità, in calo del 34% rispetto alle 15.900 del 2024. Nel 2021 erano 22.966. Da allora si lavora su un solo turno. Qui vengono realizzate attualmente Alfa Romeo Giulia e Stelvio, ma anche Maserati Grecale a benzina ed elettrica. I piani di Stellantis prevedevano l’arrivo di due nuovi modelli a marchio Alfa Romeo basati sulla piattaforma elettrica Stla Large, rispettivamente nel 2025 e nel 2026, ma l’azienda ha ormai ufficialmente messo in calendario ritardi ad oggi non quantificabili.
pomigliano
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Alla scadenza di un biennio di cassa integrazione ordinaria, Stellantis ha ottenuto per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco la proroga in deroga del contratto di solidarietà per tutti i 3.750 operai, fino al 7 settembre 2026 e con una riduzione dell’orario di lavoro fino al 75%. Nonostante l’impianto rappresenti da solo il 64% della produzione nazionale di auto, lo scenario non è dei più rosei. Pomigliano chiude il primo semestre 2025 con 78.975 vetture prodotte, in calo del 24% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel 2021 erano 72.700. La Fiat Panda, con 67.500 unità, resta il modello trainante, coprendo da sola il 54% della produzione auto in Italia, ma anche su questo modello si registra una flessione del 15% rispetto al primo semestre 2024. Il calo produttivo invece è netto per Alfa Romeo Tonale, con solo 10.115 unità (-20%), mentre Dodge Hornet registra un crollo a 1.360 unità (-90%). Secondo i programmi annunciati, lo stabilimento potrà contare sulla conferma della produzione della Panda fino al 2030 e sull’arrivo di una sua nuova versione assegnata a Pomigliano, sede che dal 2028 dovrebbe curare anche la produzione di due vetture compatte su piattaforma modulare Stla Small.
melfi
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Nel primo semestre 2025 lo stabilimento di Melfi ha prodotto 19.070 unità, in calo del 59,4% rispetto alle 47.020 del 2024. Nel 2021 erano 112.796. Quello per anni è stato considerato il gioiello industriale italiano è ora in una fase quantomeno di difficile transizione. Nel semestre si sono registrati 25 giorni di fermo collettivo gestiti con contratti di solidarietà. Dal 2021 circa 2.200 lavoratori sono usciti su base volontaria, portando gli occupati a 4.860, con un ulteriore piano di 500 esuberi previsto per l’anno in corso e il rinnovo del contratto di solidarietà fino al 26 giugno 2026, che interesserà 3888 dipendenti per una percentuale dell’80%. Lo stabilimento è nel pieno della transizione verso la nuova piattaforma Bev Stla Medium. Il cronoprogramma prevede dall’inizio 2025 la DS8 elettrica, nella seconda metà 2025 la Jeep Compass elettrica, nel 1° semestre 2026 la Compass ibrida e la DS7 elettrica e ibrida, nel secondo semestre del 2026, la Lancia Gamma elettrica e ibrida.