Spendere 116,5 milioni per non migliorare: crisi Roma, i motivi

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La difesa ha cominciato a fare acqua, il peso degli infortuni si sente, il gol di Gatti è stata una mazzata che lascia ancora scorie... ma soprattutto il ritmo è lo stesso dell'anno scorso, quando la squadra aveva cambiato due allenatori prima di svoltare. E la Champions diventa difficile da raggiungere

Roberto Maida

Giornalista

6 aprile - 08:17 - MILANO

Houston, non abbiamo solo un problema. I problemi sono diventati 15. Perché tante, dopo la pesante sconfitta pasquale contro l’Inter, sono adesso le sconfitte stagionali. E 11 sono arrivate in campionato, come non succedeva a questo punto del torneo dai tempi di Luis Enrique agli albori dell’era americana. I Friedkin si interrogano su un’ipotesi che si staglia concreta all’orizzonte: la Roma potrebbe buttare un altro anno nonostante investimenti corposi, tra il mercato estivo e quello di gennaio, e l’ingaggio di un allenatore quotato come Gian Piero Gasperini. Spendere 116,5 milioni bonus esclusi per ritrovarsi al punto di partenza non dev’essere gratificante. 

decadenza

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A 7 giornate dalla fine la Champions League, che manca a Trigoria da 8 stagioni, diventa difficile da raggiungere. Ma ciò che preoccupa è il trend di una squadra che si è spenta progressivamente, tra la Serie A e le coppe, dopo la sgradita svolta del primo marzo. Il gol del 3-3 di Federico Gatti nello scontro diretto contro la Juve è stato una mazzata psicologica, perché ha riportato Gasperini da un teorico +7 alla bagarre per il quarto posto tutta da vivere. In generale, tuttavia, il trend delle ultime settimane denuncia un’involuzione sorprendente: la Roma è uscita dall’Europa League negli ottavi di finale e ha perso tre delle ultime quattro partite di campionato. Nel girone d’andata aveva subìto in tutto 12 gol, mentre nelle 12 giornate del ritorno ne ha concessi già 16. 

infortuni

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Gasperini qualche settimana fa aveva applaudito l’acquisto di Malen, sottolineando che l’assenza di un centravanti fosse costata dei punti prima della finestra trasferimenti di gennaio. Ma i risultati della prima parte della stagione, nonostante le difficoltà di Dovbyk e Ferguson, non erano stati peggiori. E l’impatto di Malen, ottimo nel numero di gol e non solo, non è bastato. L’alibi degli infortuni esiste - oggi mancano pilastri come Dybala, Koné, Wesley, mentre Angelino non c’è mai stato e Soulé è appena rientrato dopo sette partite – e richiede qualche approfondimento: a San Siro si è fermato anche Gianluca Mancini. Uno guaio tira l’altro, perché? Adesso il calendario offre due partite in casa per ripartire: la prima è comoda contro il Pisa quasi retrocesso, la seconda può trasformarsi invece in uno scontro diretto contro l’Atalanta. La Roma deve riprendere il cammino in fretta per difendere almeno la missione compiuta da Claudio Ranieri lo scorso anno con 45 punti nel girone di ritorno, cioè la permanenza in Europa. A proposito: Gasperini ha conquistato solo un punto in più (54 contro 53) senza la partenza ad handicap che la squadra aveva vissuto nella stagione passata con due cambi di allenatore. Soltanto quattro volte nell’era dei tre punti la Roma ha perso più partite in campionato: il record è di 15 nel 2004-05, quando sfiorò la retrocessione. C’è qualcosa che non va e che non si spiega solo con la qualità dell’organico: troppi calciatori - bbasta guardare N’Dicka - non rendono secondo i loro standard. A Houston, dove hanno speso 25 milioni per Wesley, 27 per Malen, 23 per El Aynaoui, 10,5 Ghilardi, 6 Ziolkowski, 25 per Robinio Vaz, vorrebbero molto di più di un sesto posto, una costante quasi ineludibile del loro percorso da proprietari del club.

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