Dopo l'intervento dell'Antitrust, la Figc ha tolto alle società il diritto di stipulare contratti di apprendistato con i giovani di serie senza il loro consenso. La modifica, però, entrerà in vigore il 1° luglio
Giovani di serie e contratti di apprendistato. Dove sta il giusto equilibrio tra la necessità di salvaguardare i vivai del calcio italiano e la libertà dei baby calciatori di scegliere il loro percorso? Una matassa complessa che, nonostante le correzioni della norma appena introdotte dalla Figc su input dell’Antitrust, non è del tutto dipanata. Ma partiamo dall’inizio.
la storia
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Nel maggio 2024 la Federcalcio era intervenuta sulle Noif: in aggiunta al vincolo di durata biennale ammesso dalla normativa vigente, veniva offerto alle società calcistiche il diritto di imporre ai calciatori “giovani di serie” (di età tra 14 e 19 anni tesserati per un club professionistico) un contratto di apprendistato professionalizzante della durata massima di tre anni, a prescindere dalla volontà degli stessi atleti. Una misura, spiegano da via Allegri, varata per tutelare le società che investono sulla formazione dei talenti, in risposta all’abolizione del vincolo sportivo prevista dalla Riforma dello sport e poi prorogata fino al 30 giugno 2025. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, però, ha avviato una moral suasion nei confronti della Figc esprimendo rilievi nel corso di audizioni allargate alle leghe e all’Assocalciatori. Così, lo scorso gennaio, il consiglio federale ha approvato una nuova versione delle Noif: la stipula del contratto di apprendistato è subordinata a una espressa manifestazione di volontà da parte dell’atleta, senza la quale, alla scadenza del vincolo sportivo, il giocatore è libero di proseguire altrove il suo percorso calcistico. Piccolo particolare: la disposizione entrerà in vigore il 1° luglio 2025. E i calciatori contrattualizzati unilateralmente prima di quella data?
penalizzati
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La norma “liberista” non è retroattiva, quindi quegli atleti rimarranno vincolati alla società anche se volessero compiere scelte differenti. Questa è la risposta che abbiamo ricevuto dalla Figc. Si è agito sul periodo transitorio solo per anticipare di un anno il diritto di cui al comma 2 bis dell’articolo 33 delle Noif: in caso di tesseramento biennale avvenuto nel corso della stagione 2024-25, le società potranno esercitare il loro diritto a far sottoscrivere all’atleta un contratto di apprendistato “esclusivamente nel mese di giugno 2025”. Né sarebbe possibile per l’Antitrust tornare sulla questione, perché la moral suasion - procedura scelta perché ha tempi più rapidi e non presta il fianco a ricorsi - si è conclusa con quella modifica normativa. Il problema resta, quindi, per quei calciatori che sono stati tesserati tra il 2024 e il 2025, durante la fase in cui era in vigore il contratto unilaterale. Parliamo di una cinquantina di atleti in tutta Italia, che rimarranno vincolati fino al 2027 in forza di una norma nel frattempo superata. L’unica via, per loro, è quella di impugnare il contratto e ricorrere al giudice ordinario, davanti al quale potranno citare l’azione di moral suasion dell’Antitrust come elemento a proprio favore.