Spalletti il "valorizzatore": così ha fatto incassare 600 milioni di euro ai suoi club

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La Juventus, oltre alla qualificazione in Champions, ha chiesto all'allenatore toscano di rivalutare la rosa. Abbiamo analizzato le sue esperienze passate: tutte le cessioni propiziate da Luciano, dall'Empoli al Napoli

Marco Iaria

Giornalista

27 gennaio - 11:03 - MILANO

Quando John Elkann ha avallato l’ultimo cambio tecnico, non ha nutrito dubbi nel ritenere che Luciano Spalletti fosse l’uomo giusto nel momento giusto. Non soltanto perché in carriera, a livello di club, raramente aveva fallito l’obiettivo assegnatogli dal management, ma anche per una qualità particolarmente ricercata alla Continassa: quella di “valorizzatore”. La Juventus, disorientata dopo l’ennesimo fallimento sportivo, ha così assegnato all’ex ct della Nazionale una missione duplice: portare la squadra tra le prime quattro e riqualificare il parco calciatori. Entrambe le direttive sono funzionali a raggiungere l’equilibrio economico-finanziario, rispettare il business plan che prevede il pareggio di bilancio nel 2026-27 ed evitare che gli azionisti mettano di nuovo mano al portafoglio, dopo aver sostenuto quattro ricapitalizzazioni dal 2019 per un ammontare di 998 milioni. 

metodo

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Per la Champions i conti si faranno alla fine, e lo stesso vale per la rosa. Di sicuro, le esperienze precedenti mostrano con chiarezza perché Spalletti si sia costruito una solida fama di “valorizzatore”. Abbiamo passato in rassegna tutta la sua carriera di allenatore, a cominciare dall’Empoli che negli anni Novanta portò dalla Serie C alla A. Abbiamo individuato le cessioni rilevanti di quei giocatori che, grazie al lavoro di Spalletti, hanno compiuto un percorso di crescita fino alla monetizzazione da parte del club (anche nei casi in cui essa si è concretizzata una volta che il tecnico era già andato via). Per coerenza, abbiamo escluso le vendite di quei giocatori che, pur allenati anche da Spalletti, sono stati valorizzati per altri fattori, come ad esempio Koulibaly, ceduto dal Napoli nel 2022: è vero che nell’ultima stagione in panchina c’era il toscano, ma il valore del difensore era già elevato e tale è rimasto.

dall'empoli...

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Tutto considerato, il totale delle cessioni propiziate da Spalletti supera i 600 milioni di euro. Una delle prime? Quella di Birindelli dall’Empoli alla Juventus per 4,5 miliardi di lire, nel lontano 1997, proseguendo poi con Pizarro, Kroldrup, Jankulovski, Muntari e Iaquinta, allevati nell’Udinese (2002-05). La prima esperienza nella Roma (2005-09) porta alla monetizzazione di Chivu, Mancini e Aquilani. Dopo la parentesi in Russia con lo Zenit (Hulk si trasferisce in Cina per la cifra record di 55 milioni), ecco i grossi colpi in giallorosso, favoriti dal secondo posto in Serie A nel 2016-17: Salah al Liverpool per 42 milioni (con plusvalenza di 28), Rudiger al Chelsea per 33 milioni (25), Paredes allo Zenit per 26 milioni (22). E vanno ascritte a Spalletti anche le operazioni Nainggolan (38 milioni, plusvalenza di 32) ed Emerson Palmieri (19 milioni, plusvalenza di 17), ceduti dalla Roma un anno dopo l’addio del tecnico. Stesso discorso per Icardi che, dopo aver segnato 40 gol in due campionati con Spalletti sulla panchina dell’Inter (2017-19), passa al Psg che infine lo riscatta per 49 milioni, generando una plusvalenza di 47 milioni per i nerazzurri.

...al napoli

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Infine, il Napoli: l’apoteosi del percorso da “valorizzatore”. Nel biennio 2021-23, un terzo posto in campionato, i quarti di Champions e, soprattutto, lo scudetto. Risultato? Tanti ricchi affari per De Laurentiis: Kim al Bayern per 50 milioni (plusvalenza di 37), Fabian Ruiz al Psg per 23 milioni (22), Elmas al Lipsia per 24 milioni (23), fino alle mega-cessioni di Kvaratskhelia (al Psg per 80 milioni, plusvalenza di 78) e Osimhen (al Galatasaray per 75 milioni, plusvalenza di 73). Sì, è vero che i due gioielli azzurri sono stati venduti nel 2025, ma sarebbe ingeneroso non riconoscere la firma di Spalletti nelle loro parabole esplosive.

in bianconero

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Detto che l’analisi non tiene conto di quelle valorizzazioni che non sono state monetizzate perché i giocatori sono rimasti in squadra (il caso più eclatante è Perrotta nella Roma), i primi due mesi scarsi a Torino hanno già offerto indicazioni sulle pedine che potrebbero generare lucrosi affari per la Juventus: Thuram, McKennie, Miretti. Discorso a parte per quegli asset, come Locatelli e Kelly, costati parecchio e parecchio deprezzati prima della cura rivitalizzante di Spalletti. Un altro asset pagato a peso d’oro, fermo al momento per infortunio, potrebbe essere la prossima scommessa dell’allenatore bianconero: Dusan Vlahovic.

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