Finora è stata una competizione tranquilla, con pochi errori dei direttori di gara. Non sono comunque mancate le critiche tra richieste di ripetizioni di gara e proteste formali alla Fifa
È stato finora un Mondiale abbastanza tranquillo dal punto di vista arbitrale. Questo non significa che non ci siano stati errori o polemiche. L’Algeria ha fatto addirittura una protesta formale alla Fifa a proposito di un mancato cartellino rosso per Leo Messi; la federazione turca ha chiesto di ripetere la partita con il Paraguay perché l’arbitro era rimasto senza orologio, trovato sul campo e indossato da un avversario; il Ghana se l’è presa con il Var per la mancata concessione di un rigore contro l’Inghilterra. E altre proteste. Ma in generale sul campo si respira un’aria diversa da quella a cui siamo abituati in Serie A. È abbastanza normale che nei grandi tornei estivi ci sia un atteggiamento più rispettoso nei confronti degli arbitri. Non si arriva all’evento con il carico di polemiche e di veleni maturato settimana dopo settimana in campionato. Però quanto sta avvenendo al Mondiale può, anzi deve essere da esempio per cambiare positivamente la Serie A. Questo, d’altronde, è un periodo di riflessione generale che riguarda ogni ambito del nostro calcio. La necessità di ripartire fa sì che ogni piccolo miglioramento vada perseguito in modo serio e costante. E la questione dei rapporti con gli arbitri e della loro gestione delle partite è fondamentale perché influisce anche sul livello tecnico.
OCCHIO AL TEMPO
—
La prima cosa su cui lavorare è la fluidità del gioco. Al Mondiale ci sono poche pause (al netto di quelle istituzionalizzate dalla Fifa per consentire i ricchi spot in tv) e non sono tollerate le perdite di tempo. In Serie A siamo abituati a vedere giocatori appena sfiorati che restano a terra parecchi secondi e che poi vengono addirittura curati in campo. Allungare il recupero è utile ma non basta, sia perché non sarà mai abbastanza corposo da bilanciare il tempo perso sia perché è anche una questione di ritmo. Se ti fermi, rifiati. Se ti fermi, spezzi un momento di alta intensità. Se ti fermi, quando riparti non puoi già andare alla stessa velocità di prima. La regola del minuto a bordocampo in caso di intervento dello staff medico sul campo va assolutamente seguita con estremo rigore.
RITMO PIÙ ALTO
—
In Italia servirà maggiore uniformità anche sulla linea di arbitraggio. A volte alcuni direttori di gara sono permissivi e non fischiano (giustamente) tanti fallettini. Altri intervengono di più e spezzano il gioco. Altri ancora modificano i criteri di gestione durante la stessa gara. Sicuramente prima della prossima stagione, come sempre, saranno date agli arbitri le linee-guida da seguire. Ma è importante che davvero tutti si attengano alle indicazioni ricevute. La soggettività su alcune decisioni è inevitabile, ma troppo spesso si esagera. L’obiettivo, come detto, non è solo aumentare il tempo effettivo, dato significativo ma solo fino a un certo punto: nella prima giornata del Mondiale si era passati dal 58’08” del Qatar al 57’22” americano, ma il dato era falsato dai maxi recuperi che c’erano nel 2022 e che adesso, pur abbondanti, sono ridotti. La vera svolta per il calcio italiano che cerca di adeguarsi a quello europeo è giocare a un ritmo più alto e quindi senza frazionamenti o interruzioni di vario genere. Sono preziosi anche il limite di cinque secondi per i rinvii dal fondo (altrimenti corner per gli avversari) e le rimesse laterali (altrimenti inversione) e di dieci per le sostituzioni (altrimenti chi deve entrare aspetta il primo stop dopo un minuto). Basta con ogni forma di perdita di tempo: si spera che sotto questo aspetto gli arbitri italiani si dimostrino compatti e rigorosi. Le polemiche ci saranno sempre, come gli errori. L'augurio è che nell’area di rigore ci sia più attenzione sia da parte di arbitri e assistenti sia da chi sta davanti al monitor. E che non ci sia paura a verificare al Var quanto accaduto. Anche la componente arbitrale dovrà contribuire alla rinascita del calcio italiano.










English (US) ·