È sempre lui, il sonno: oggetto di centinaia di migliaia di studi scientifici, la sua presenza (o la sua assenza) è strettamente legata a benessere, salute, umore, performance lavorative. Ci è sempre stato detto che per "stare bene" è necessario dormire almeno sette-otto ore per notte. Ma è davvero così? Secondo gli esperti ascoltati dal Guardian, non proprio: è vero che dormire poco ha conseguenze negative sulla nostra salute, ma quel poco è una quantità soggettiva.
Consigli (non) universali. Russell Foster, dell'Università di Oxford, mette subito le cose in chiaro: «Ebbene sì, la privazione cronica del sonno fa decisamente male alla salute». La buona notizia, però, è che non tutti hanno bisogno di dormire almeno sette ore ogni notte: questa cifra è frutto di studi condotti sulla UK Biobank, un database biomedico a lungo termine che segue le vite di mezzo milione di volontari. Risultati attendibili, dunque, ma non rappresentativi dell'intera popolazione mondiale.
Ascolta te stesso. Come capire, dunque, se stiamo dormendo abbastanza? La risposta è semplice: ascoltandoci. Se ci svegliamo dopo sei ore freschi come rose, la sera non crolliamo dal sonno, al lavoro funzioniamo bene e non dobbiamo imbottirci di caffeina per superare la giornata, allora è probabile che quelle sei ore (per noi) siano sufficienti. Se, al contrario, siamo irritabili, spenti, o ingurgitiamo una quantità eccessiva di caffè – allora è probabile che siamo stati strappati troppo presto dalle braccia di Morfeo.
Insonnia o privazione di sonno? Spesso insonnia e privazione di sonno sono utilizzati come sinonimi, ma questo è sbagliato: l'insonnia è l'incapacità di dormire pur volendolo, mentre chi soffre di privazione cronica del sonno dorme poco per scelta o necessità. Per capirlo meglio: se prendi qualcuno che soffre di privazione di sonno e gli dai un letto durante il giorno, dormirà. Una persona che soffre di insonnia, no.
L'insonnia non ha gli stessi effetti negativi della privazione di sonno sulla salute, spiega Guy Leschziner, neurologo esperto di disturbi del sonno, perché agli insonni sembra di non dormire, ma in realtà nella maggior parte dei casi riposano quasi quanto una persona con il sonno normale, solo che lo fanno in modo più "tormentato". Questa affermazione, bisogna sottolinearlo, cozza con quanto scoperto da studi recenti che hanno collegato l'insonnia cronica con un aumento del rischio di soffrire di declino cognitivo.
Occhio alle maratone di sonno del weekend.
Se non dormo abbastanza durante la settimana, posso recuperare nel weekend? Nì. «Se quando non punti la sveglia dormi molto di più, è un segnale chiaro che il corpo ha bisogno di più sonno, e il sonno di recupero è certamente utile, su questo non ci sono dubbi», spiega Foster. «Ma ha uno svantaggio: se si dorme fino a tardi, si perde la luce mattutina, un segnale fondamentale che stabilizza l'orologio biologico interno. Il rischio è andare a dormire sempre più tardi».
Notti insonni da neogenitori. Per finire, una rassicurazione ai neogenitori: le notti insonni dei primi mesi hanno conseguenze sulla salute di mamme e papà? «La verità è che non lo sappiamo, ma quello che sappiamo è che la genitorialità è associata a una maggiore longevità e a una migliore salute cognitiva in età avanzata», spiega Leschziner. Se esiste dunque un danno neurologico attribuibile alle notti insonni dei primi mesi di vita di un figlio, viene probabilmente compensato dai benefici della genitorialità.










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