Sioli e gli Europei "Bello partecipare ma adesso voglio vincere. Sfiderò tutti i big, volerò più in alto."

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Il 20enne milanese dopo il 2.30 di Firenze: "Piede guarito e rincorsa sistemata. L’Italia? Siamo uno squadrone..."

28 luglio - 12:28 - FIRENZE

Agli Europei di Birmingham, tra due settimane, per essere protagonista. Per puntare a un bottino importante. Matteo Sioli, 20 anni pieni di talento, ne ha le possibilità. Come confermato domenica sera al Ridolfi di Firenze, conquistando per la prima volta il titolo italiano assoluto dell’alto all’aperto con 2.30, personale eguagliato. Solo l’ucraino Oleh Doroshchuk (2.33) e il britannico Kimani Jack (2.31), nella stagione continentale outdoor, hanno fatto meglio.

Si aspettava una scalata ai vertici così rapida?

"Quest’inverno, fermo per infortunio, non ci avrei scommesso un centesimo. Ma una volta rimessomi, ho capito di avere tanti margini di crescita".

Anche perché i risultati, in precedenza, non le erano mancati.

"Due estati fa l’argento ai Mondiali under 20, quella scorsa l’oro agli Europei under 23. In mezzo, al debutto in Nazionale, il bronzo agli Euroindoor assoluti. Ma poi...".

Cosa le è successo?

"Già sul finire della scorsa stagione ho cominciato ad avvertire dolore al piede destro, per fortuna non quello di stacco. Per un po’ non ci ho dato importanza, l’ho sottovalutato. Poi, a novembre, è stata riscontrata una frattura da stress. In una zona poco vascolarizzata, difficile da mettere a posto".

Come è guarito?

"Col riposo e grazie all’osteopata Mattia Cella e alla fisio Lisa Mantovani che, poco alla volta, mi sta costruendo un vero arco plantare, mai davvero sviluppato, avendo piedi piatti. La frattura resta aperta, ma va molto meglio. Dietro ai miei salti c’è un lavoro di una squadra che include il mental coach Federico Caliri e il nutrizionista Luca Mondazzi".

In giugno, tra Roma e Doha, con 2.28 e 2.29, sono arrivati prestigiosi successi in Diamond League...

"Il lavoro in allenamento con coach Felice Delaini, che mi segue da sempre, dà i suoi frutti. E mi permette di sfruttare un momento della specialità che, a livello internazionale, non è esaltante".

Come se lo spiega?

"C’è in atto un possibile ricambio generazionale: Kerr, Sanghyeok Woo, lo stesso Barshim, per un motivo o per l’altro, sono tutti in difficoltà".

Nemmeno Tamberi se la passa benissimo...

"Vedrete che tornerà presto al top. Come lui non c’è nessuno. È sempre stato un rifermento. E quando è in pedana mi esalto".

E Barshim?

"È un idolo. A Doha mi ha regalato il pettorale e mi ha riempito d’orgoglio. Certi campioni li ammiravo in tv. Ora posso dar loro del tu. Prima era bello partecipare, adesso voglio vincere». 

Cosa si riceve, premi in denaro a parte, vincendo una tappa di Diamond League? 

"A Roma una medaglia, a Doha un mazzo di fiori che ho dato volentieri a un gruppo di ragazzi e di ragazze che durante la gara ha fatto il tifo per me". 

Non alla sua ragazza? 

"Arianna era a casa... Mi segue a distanza e comincia a capire. Ma non arriva dall’atletica. È dell’hinterland milanese come me, ci siamo conosciuti uscendo una sera con amici comuni". 

Come ci si allena a Paderno Dugnano? 

"Abbiamo un buon impianto, in mezzo al parco Toti. È stato rimesso a posto nel 2017, pedana compresa. Fa relativamente fresco. Il Comune ci dà una mano con le attrezzature. Ogni tanto qualche pallone da calcio rotola fin da noi, ma sappiamo adattarci. E in inverno, per lavorare al coperto, andiamo a Bergamo".

Tecnicamente come può ancora migliorare?

"Perfezionando la rincorsa. È passata da sei a otto appoggi, tanto che al campo abbiamo spostato i materassi sull’erba, perché non ci stavo dentro. Vorrei salire a dieci, ma già così arrivo allo stacco con la giusta velocità. Ho gambe lunghe, tendo a balzare e molte pedane, poi, non sarebbero abbastanza capienti. Piuttosto dovrei migliorare la ritmica degli ultimi tre". 

È vero che il fenomeno di famiglia sarà suo fratello Davide

"Compirà 17 anni il 13 agosto, fa gli ostacoli, deve ancora svilupparsi fisicamente, ma ha una motivazione enorme. Arriverà lontano. Come il mio amico Edo Stronati, domenica salito a 2.27. Siamo cresciuti insieme, è fortissimo: ha bisogno di continuità". 

Vi vedrete a Birmingham. 

"Con Gimbo campione uscente saremo in quattro. Edo, con quel 2.27, ha centrato la qualificazione diretta. Saremo uno squadrone". 

E i suoi studi in Scienze della Ristorazione? 

"Ho scelto questa facoltà dopo il diploma all’istituto alberghiero con l’obiettivo di diventare nutrizionista. Ogni tanto posticipo qualche esame, ma è un obiettivo concreto".

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