Integrità del gruppo, risanamento
ambientale, decarbonizzazione, garanzie occupazionali. Sull'ex
Ilva i sindacati non arretrano e ribadiscono, incontrando le
delegazioni delle forze politiche parlamentari, le proprie
richieste per il bando di gara e il rilancio dell'acciaieria.
Con una priorità: il polo Dri, ovvero gli impianti per
realizzare il preridotto necessario ad alimentare i forni
elettrici, deve sorgere a Taranto. Per ragioni sia occupazionali
sia ambientali. Preoccupazioni raccolte e condivise, seppur da
prospettive diverse, dal ministro delle Imprese e del Made in
Italy, Adolfo Urso, e dai partiti dell'arco parlamentare, tra i
quali però si registra la mancata partecipazione al confronto
con i metalmeccanici del Movimento 5 Stelle.
Il nodo produttivo si incrocia con quello ambientale e il
ministro competente Gilberto Pichetto Fratin spiega che l'Aia,
l' autorizzazione integrata ambientale, "probabilmente a seguito
delle gare dovrà vedere delle modifiche rispetto a quelli che
saranno i nuovi modelli di intervento". Ma - ha aggiunto - si
tratta di "una valutazione tecnica, di merito, non politica".
Tra le varie posizioni assunte dai partiti Fratelli d'Italia
giudica "molto positivamente" la "comune posizione" con i
sindacati a "sostegno di un piano industriale che salvaguardi
l'occupazione, l'ambiente e l'interesse nazionale" sulla
produzione di acciaio. Per Forza Italia il futuro dell'ex Ilva è
"una delle massime preoccupazioni". Noi Moderati si oppone
all'idea di un ridimensionamento e, quindi, di una 'mini-Ilva'.
Il Partito democratico, condividendo gli obiettivi dei
sindacati, avverte il governo che "il tempo degli alibi è
finito. La partita industriale sull'acciaio va risolta a livello
nazionale stanziando tra gli 8 e i 9 miliardi di risorse per gli
investimenti e varando un piano industriale certo". Italia Viva
invita l'Esecutivo "ad accelerare" sul dossier e "assicurare le
risorse necessarie a garantire un futuro alla produzione di
acciaio negli stabilimenti". Affondo di Alleanza Verdi e
Sinistra che parla di "totale incapacità del ministro Urso a
risolvere la questione. Da anni Taranto aspetta una risposta, un
piano credibile e fattibile ma fino ad ora solo promesse e
annunci vuoti".
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