Sensi: "Volevo smettere, grazie a mia moglie e Djokovic non mollai. Senza infortuni? Sarei al Barça o..."

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L'ex centrocampista dell'Inter: "Giocai una gran partita al Camp Nou davanti ai miei idoli, Xavi e Iniesta, poi sono cominciati i guai, in serie. Ora gioco a Cipro e sono rinato: mi allena Camoranesi, ho tanti amici, sto in campo 90 minuti e sorrido"

Francesco Calvi

Giornalista

30 aprile - 08:25 - MILANO

“Un pelotero che non si nasconde mai”. Nell’ottobre del 2019, Stefano Sensi veniva descritto così dai media spagnoli. Appena un mese dopo l’inizio della sua prima stagione con l’Inter, aveva dato spettacolo in una trasferta di Champions al Camp Nou. Barcellona e Manchester City erano pronte a contenderselo, ma la favola di Stefano finì appena quattro giorni dopo quella sfida con Messi: Inter-Juventus, 34o minuto, Sensi alza il braccio e chiede il cambio. Da lì in poi non sarebbe più tornato lo stesso, accumulando una serie di infortuni che l’hanno poi costretto a lasciare Milano per cercare fortuna altrove. Oggi Stefano ha 30 anni e, da sei mesi, gioca a Cipro con l’Anorthosis: in 23 presenze ha collezionato 8 gol e 6 assist, ritrovando un sorriso che gli mancava da tempo. 

Sensi, a Cipro si è ritrovato? 

“Sto bene e mi diverto, ne avevo veramente bisogno. Gioco 90 minuti a partita, fisicamente sono al top e ho fatto amicizia con tanti ciprioti. E poi il pubblico è caldissimo, mentre l’allenatore è… Camoranesi. È arrivato qui a stagione in corso. Non lo conoscevo: ho scoperto una bella persona e un grande tecnico. Dopo mesi trascorsi parlando soltanto in inglese, grazie a lui ho rispolverato l’italiano”. 

Le manca l’Italia? 

“In questo momento no, sto facendo esattamente l’esperienza che desideravo. Mi trovo bene perché vivo a Larnaca, la città più tranquilla dell’isola. Sono un tipo tranquillo, non sento il bisogno di fare festa. Certo, arrivare qui dopo sette anni a Milano è stato strano”. 

Già, Milano. Cosa rappresenta per lei l’esperienza all’Inter? 

“Un ricordo bellissimo, un traguardo che mi ha reso orgoglioso. Penso ancora al giorno in cui mi comprarono: ero in vacanza a Formentera e il mio procuratore, a sorpresa, mi telefonò per farmi parlare con Ausilio. Le gambe mi tremavano e già sapevo che nel mio paesino tutti sarebbero stati fieri di me”. 

Mi feci male all’adduttore. Però subito dopo ho avuto un altro problema, poi un altro e un altro ancora. Una situazione surreale

Appena arrivato a Milano, Sensi pareva davvero un piccolo Iniesta: 3 gol e 4 assist nelle prime sei partite. 

“Il primo mese è stato incredibile, ma lì per lì non capivo cosa stesse accadendo. Vai al campo, giochi, scherzi coi compagni, torni a casa e ti dedichi alla famiglia: il tempo vola. Se ripenso a come giocai in Champions contro il Barcellona, però, mi vengono i brividi. Sono cresciuto guardando Xavi e Iniesta, ho dato spettacolo nel loro Camp Nou. È stato il momento più bello della mia carriera”. 

Dopo quella partita, Barcellona e Manchester City cominciarono a tenerla d’occhio. Avrebbe potuto giocare con club di quel livello? 

“Sì, sicuramente. Se certe squadre ti seguono è perché hanno visto in te qualcosa di importante. Poi è successo quello che è successo e va bene, non ci posso fare nulla”. 

Contestualizziamo: quattro giorni dopo la bellissima sfida disputata al Camp Nou, rimediò il primo di una lunga serie di infortuni. Cosa è accaduto? 

“Giocavamo contro la Juve, mi feci male all’adduttore. Sembrava un infortunio come gli altri, in effetti era così. Però subito dopo ho avuto un altro problema, poi un altro e un altro ancora. Una situazione surreale, proseguita per un anno e mezzo. È così che i brutti pensieri prendono il sopravvento”. 

Voleva davvero smettere di giocare? 

“Sì, ma mia moglie mi ha convinto ad andare avanti e a non gettare la spugna. Tornassi indietro, avrei cercato subito un mental coach: tre anni fa ne ho trovato uno e oggi non posso farne a meno. Pensateci: ti fai male svariate volte, torni ad allenarti e hai sempre paura di un nuovo infortunio. Oppure succede il contrario, spingi troppo perché vuoi tornare al top e magari rimedi uno strappo. Serve il giusto equilibrio. I mental coach sono importanti, però i calciatori devono abituarsi a fidarsi di loro”. 

Mancini mi ha convocato quando ero ancora al Sassuolo. Mi schierò titolare al posto di Jorginho, sentivo la sua fiducia

Nel 2021 Mancini la voleva nella Nazionale che poi vinse l’Europeo giocando benissimo e battendo ai rigori Spagna e Inghilterra. Anche lì, però, fu costretto a dare forfait. 

“Gli devo tantissimo. La Nazionale non è per tutti ma Mancini mi ha convocato quando ero ancora al Sassuolo. Mi schierò titolare al posto di Jorginho, sentivo la sua fiducia. Purtroppo, mi infortunai durante l’ultima giornata di campionato, però il ct mi disse di andare comunque a Coverciano per provare a unirmi al gruppo. Non sono riuscito a recuperare e non ho vinto l’Europeo. Eppure, proprio in quel momento, sono riuscito a svoltare”. 

Come? 

“Stavo parlando della mia situazione con alcuni amici e sentii nominare 'Il punto vincente', il libro in cui Djokovic spiega quanto ha sofferto e come è riuscito a risolvere i suoi problemi fisici. L’ho comprato e, leggendolo, mi sono rivisto in lui e ho cominciato a imitarlo. Mangiavo solo cibi senza glutine e lattosio, evitavo gli zuccheri. Nel giro di poco tempo mi sono sentito in forma e, in effetti, gli infortuni sono diventati molto meno frequenti”. 

Il “what if” viene da sé: senza gli infortuni, oggi Sensi dove sarebbe? 

“È difficile da dire, sono successe tante cose. Magari al Barcellona o al Manchester City, oppure ancora all’Inter”. 

E pensa di essere ancora in tempo per tornare così forte? 

“La qualità non sparisce da un giorno all’altro, quindi credo di sì. Ora mi sento bene e gioco con continuità, credo che potrei dire la mia anche ad altissimi livelli”.

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