"Troppo presto per parlare di primarie". Oppure, "rischiamo di non avere il tempo di farle". Due scenari si fanno largo tra i partiti di centrosinistra, che tengono i riflettori accesi sulle evoluzioni di ciò che considerano a tutti gli effetti una "crisi politica" del governo Meloni. Il contatto tra i leader del campo largo è costante e lo spettro che viene osservato con attenzione è quello delle elezioni anticipate. Estate o autunno, non importa. L'obiettivo, tra le forze politiche, è quello di farsi trovare preparati a un'eventuale accelerazione. La segretaria del Pd Elly Schlein lo ribadisce: "in qualunque momento si voterà è nostro dovere farci trovare pronti". Ma un eventuale sprint improvviso verso le politiche - senza una riforma della legge elettorale - allontanerebbe l'ipotesi delle primarie, costringendo comunque i leader a risolvere in tempi rapidi il rebus della leadership in un confronto tra capi di partito che non appare privo di ostacoli. Ma la segretaria dem invita a non chiudersi in un "dibattito politicista". E sulla scelta del leader chiarisce: "non è questa oggi la nostra priorità".
Accanto alla difesa dello strumento delle primarie, per cui resta "disponibile", Schlein avanza lo schema della premiership al partito che prende più voti. Modello che piace meno ai Cinque Stelle, che preferiscono "primarie aperte", magari anche al formato online. L'apertura del leader 5S Giuseppe Conte all'indomani del referendum appare sì come un passo in avanti verso la coalizione, ma anche come un chiaro messaggio competitivo. A tornare sul punto è il vicepresidente pentastellato Stefano Patuanelli, che precisa: "il M5s deve determinare quell'insieme di pezzi di un programma politico che sono per noi irrinunciabili in vista del programma di coalizione". Insomma, guardando allo scenario con elezioni a scadenza naturale della legislatura, viene prima il confronto con i cittadini. "I criteri sulla scelta della leadership verranno trovati a tempo debito", è la linea ribadita da Campo Marzio. E anche dalle file del Pd prevale la cautela. Goffredo Bettini parla di primarie come di "unica soluzione possibile" in caso di mancato accordo politico su un nome, anche se "è presto" per parlarne. E la frenata arriva dal presidente dem Stefano Bonaccini. Che non usa mezzi termini: "se noi ci mettessimo nelle prossime settimane a discutere dello strumento per chi farà il leader commetteremmo un errore clamoroso". Input accolti dalla segretaria Schlein, che rilancia il processo di ascolto dei cittadini per "un unico grande programma per l'alternativa".
Intanto, la sindaca di Genova Silvia Salis ribadisce la sua contrarietà alle primarie, considerate "divisive". "Ci può essere un percorso interno di scelta del leader, o ognuno va alle elezioni col proprio leader e poi si decide chi meglio può rappresentare l'alleanza", ipotizza. E qualche perplessità emerge anche dalle parti di Avs.
"Lanciare le primarie - è il ragionamento - non è stato intelligente, deve esserci un perimetro per vincolare chi partecipa". Da qui l'appello di Nicola Fratoianni a convocare "al più presto una riunione delle forze dell'opposizione per definire una traiettoria e per dire intanto che questa coalizione c'è". L'obiettivo è quello di un tavolo tra i capi di partito - o almeno di un vertice - per definire il perimetro della coalizione e del programma per ogni eventualità. Al momento, però, non sembra essere all'orizzonte. Intanto, sui punti programmatici - in particolare sulla politica estera - riemergono le divisioni, con il pentastellato Patuanelli che scandisce: "con noi al governo stop agli aiuti militari a Kiev".
Netta la replica piccata dei riformisti dem: "continueremo a inviarli". Schlein media: "troveremo l'accordo su tutto". Mentre Italia Viva chiarisce che in caso di primarie "la nostra area esprimerà una candidatura coerente con i riformisti". Il leader Matteo Renzi puntualizza: "non sono d'accordo con Salis sulle primarie, io la voterei domani".
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