"La proposta Bongiorno sul Ddl stupri fa un passo indietro, cancella il 'consenso' e lo sostituisce con il 'dissenso', mette più peso sulle spalle delle donne e delle vittime dentro i processi, un arretramento anche rispetto alla giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione e della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, chiedo a Giorgia Meloni di non farsi dare la linea dal patriarcato". Lo dichiara la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein a margine di un incontro pubblico a Genova.
Giulia Bongiorno
"Io come è noto avrei voluto alzare le sanzioni. Il mio è un testo unificato che ha voluto dare spazio anche alle richieste del Pd di ridurre la pena. Vedremo in sede di emendamenti". Lo ha detto all'ANSA la presidente della commissione Giustizia del Senato e relatrice del ddl stupri Giulia Bongiorno.
"Come spiegato da Bongiorno la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà", per quanto riguarda la Lega "siamo assolutamente pronti ad intervenire per aumentare" le pene "in sede emendativa", ha ribadito il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo.
Il Pd però nega tutto e contrattacca: "Trovo avvilente l'accusa rivolta dalla Lega al Pd di aver chiesto la riduzione delle pene per il reato di violenza sensuale" e "mi dispiace che a questa mistificazione partecipi anche la presidente della mia commissione. Il Pd ha sempre chiesto di mantenere ferma la proposta uscita dalla Camera, punto. Solo dietro le insistenze della presidente e della maggioranza ha dato la sua disponibilità a valutare eventuali modifiche, tra cui l'introduzione di una fattispecie base. La proposta è poi stata scritta dalla presidente senza alcuna previa intesa con nessuno", chiarisce Alfredo Bazoli, capogruppo dem in commissione Giustizia del Senato.
"Bisogna dire che c'era l'accordo tra Schlein e Meloni. La Camera ha approvato all'unanimità quel testo non nell'ignoranza del contenuto ma perché c'era un accordo politico", sottolinea Ettore Rosato di Azione, ospite al programma Start di Sky TG24.
"Noi ci siamo ritrovati in quel testo. Sono d'accordo sul fatto che non bisogna correre per fare le norme. Una riflessione su questa norma di legge può essere sempre fatta ma mi sembra che il modo in cui sia stata cambiata toglie l'essenza di quel testo. L'espressione del consenso era il senso di quella legge e io penso che l'espressione del consenso sia un fatto su cui non possiamo fare un passo indietro", prosegue. "Sono convinto che abbiamo votato alla Camera un testo migliorabile ma che aveva la volontà politica di tutti i gruppi parlamentari perché si è votato con consapevolezza", conclude.
"La destra getta la maschera sulle nostre vite, il nuovo principio è 'sorella io non ti credo'. La proposta presentata in Commissione Giustizia al Senato dalla presidente Giulia Bongiorno, vittimizza le donne e profuma di patriarcato. Sparisce la parola 'consenso' e da 'solo un sì è un sì' si passa a 'solo un no è un no'", scrive su Facebook Marilena Grassadonia Responsabile Diritti e Libertà di Sinistra Italiana.
"Rimane nell'ombra la violenza psicologica e - prosegue l'esponente rossoverde - il grado "di minore gravità" di una violenza fisica viene deciso in base al danno. Come si può valutare una violenza dal numero di lesioni o dal colore dei lividi? Infine, come se non bastasse, l'accento posto sulle particolari condizioni del "contesto e alla situazione" è un pugno in faccia a chi subisce violenza e un chiaro lasciapassare a chi la commette. Basta! Siamo stanche di subire tutto questo, della violenza di Stato sulle nostre vite, sulle nostre scelte e sulla nostra autodeterminazione. Continueremo a tenere alta l'attenzione, a denunciare e - conclude Grassadonia - opporre resistenza. In tutti i luoghi, dalle piazze in Parlamento".
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