Alla scoperta dell'ingegnere di pista di Lewis, salito sul podio dopo la vittoria di Montmelo'. Ha lavorato con Raikkonen e l'inglese lo esalta con garbo: "Siamo andati subito d'accordo, fantastico averlo lassù, sul podio. Anche se lui è molto riservato e non esprimeva le sue emozioni"
Dietro ogni grande pilota c’è sempre un super ingegnere. Lewis Hamilton ha Carlo Santi, the Italian Bono, il Bono italiano. Ha 52 anni, è nato a Verona, per la Ferrari è un Performance Engineer, uno che cura le prestazioni. Per tutti gli altri è la versione made in Italy di Peter Bonnington, l’uomo che alla Mercedes ha accompagnato Hamilton in una parte enorme della sua leggenda. È successo dopo Barcellona, dove il britannico della Ferrari ha conquistato il primo gran premio della sua carriera in rosso. Sul podio, vicino a lui, ci si è messo anche Santi. Non è stato un gesto di cortesia, ma un messaggio: sì Lewis, ci sei, ti sentiamo forte e chiaro. Nella rinascita del sette volte campione del mondo c’è anche la faccia da dietro le quinte di Santi.
sintonia
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Occhiali, faccia buona, silenzi. Ma quel che conta è capire bene il perché i due siano così in sintonia. E un riassunto lo si trova nella trascrizione del giro numero 59. Santi via radio a Hamilton: "Questa è la nostra gara. Devi dare tutto in questi sette giri. È il momento critico. Abbiamo la nostra opportunità". Lì Hamilton ha spinto come un hammer. Il resto sono champagne e urla da podio. Dopo Monaco lo ha definito: "Il mio Bono italiano". Ma dopo Barcellona, Hamilton ha trovato più di un compagno di avventure. Carlo è l’uomo della svolta in Ferrari e che potrebbe aiutare Hamilton a prendersi quello che vuole in questa stagione. Non è solo Bono, è anche vecchio stile. Carlo è in giro da tanto tempo, è un tecnico esperto, molto tranquillo, capace di farsi sentire senza invadere gli spazi. In Formula 1 il rapporto tra pilota e ingegnere non è solo una questione di feeling: macchina e uomo, talento e dati, istinto e numeri diventano un amalgama perfetto se l’ingegnere sa come gestire il tutto. E allora nasce la chimica, quella che può anche svoltarti un campionato del mondo. "È stato fantastico averlo lassù, sul podio", ha detto Hamilton. E ha poi aggiunto: "Penso che, sai, il fatto che mi abbia sostituito quest'anno, che si sia buttato a capofitto nella sfida con me, visto che non ci conoscevamo, non ci eravamo mai parlati e io non sapevo nulla di lui, sia stato fantastico".
come agenti
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Gli ingegneri della F1 sono come 007: agenti nell’ombra. Parlano poco, hanno vite lineari (da ingegneri, appunto), preferiscono il paddock al palcoscenico. Santi è in Ferrari da una vita. E il suo mestiere non è vendere velocità o adrenalina, ma trasformare tutto questo in prestazione: bilanciamento, gomme, consumo, curve, degrado, assetto. Prima di Hamilton c’è stato Kimi Raikkonen. Nel 2018, dopo l’addio di Dave Greenwood, la Ferrari scelse proprio Santi come ingegnere di pista del finlandese. Quella fu anche la stagione dell’ultima vittoria di Kimi in Formula 1, ad Austin, con la Ferrari. Un dettaglio che oggi fa quasi sognare e riallaccia tutto: Raikkonen che fu, Hamilton che è nel grande presente. Dopo quell’anno, Santi è tornato nell’ombra operativa di Maranello. Ha lavorato nel cuore della squadra, quel garage invisibile che durante i weekend non si vede in tv ma pesa su ogni scelta.
la fiducia di lewis
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Hamilton oggi lo esalta con garbo: "Ci siamo incontrati e credo che siamo andati subito d'accordo: è fantastico poter collaborare con un ingegnere diverso da quello che avevo prima. Sai, ho avuto lo stesso ingegnere per così tanto tempo e poi si perde un po' quella sensazione perché ora Bono lavora con Kimi Antonelli". Dopo la laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, Santi ha usufruito di una borsa di studio al Centro Ricerche Fiat di Torino, dove ha lavorato nel reparto di dinamica dei veicoli. Il suo primo incarico in Formula 1 è stato alla Ferrari, dove ha iniziato come ingegnere di modellazione dei veicoli. In questo ruolo, ha lavorato al primo progetto di simulatore di guida in loop della Ferrari. All’inizio, il suo arrivo accanto a Lewis sembrava una soluzione provvisoria. Hamilton aveva chiuso la prima fase ferrarista con Riccardo Adami e la squadra cercava un nuovo equilibrio. Santi è stato messo lì quasi come ponte, come uomo di fiducia della casa in attesa di capire il futuro. I due avevano collaborato durante i test pre-stagionali, proseguendo poi la collaborazione per le prime sette gare del campionato 2026. Adesso quel collegamento è diventato un ponte. Lewis ha cominciato a fidarsi. E la fiducia, in F1, vale parecchio. "È davvero fantastico poter condividere quell'esperienza con lui su quel podio e poi, probabilmente, Carlo è una persona molto, molto riservata. Si vedeva che faceva fatica a esprimere le sue emozioni. Sorrideva e, sapete, io lo abbracciavo forte, lo stringevo a me e gli dicevo grazie".









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