Ogni anno la kermesse tiene incollate allo schermo milioni di spettatori. La scienza ha un nome per questo fenomeno: Fomo
Giacomo Martiradonna
2 marzo - 11:43 - MILANO
Non è solo una competizione canora nè un evento mediatico: è un rito irrinunciabile per milioni di italiani. Il Festival di Sanremo va al di là della musica e delle paillettes, per trasformarsi in una fonte inesauribile di tormentoni, accese discussioni online, polemiche, esilaranti meme sui social e fuori onda che diventano virali ed entrano di diritto nell'immaginario collettivo. Ma come riesce la kermesse a catalizzare così tanto l'opinione pubblica? Gli psicologi puntano il dito contro la cosiddetta Fomo, la Fear of Missing Out, cioè il timore di restare tagliati fuori da esperienze percepite come rilevanti sul piano sociale.
Sanremo e Fomo
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Il Festival di Sanremo, così come le Olimpiadi, è un caso da manuale di evento che travalica i suoi confini fisici. Ciò significa che non riguarda solo chi siede all'Ariston, ma coinvolge una platea decisamente più ampia, fino a trasformarsi in un'esperienza diffusa. La chiave, in questo caso, è la sovrapposizione del mondo digitale a quello reale.
Foto, reel, storie e commenti costruiscono una narrazione parallela che si sviluppa negli spazi virtuali e che diventa parte integrante dell'evento stesso. Anzi, la visibilità online cessa di essere una mera conseguenza dell'esperienza vissuta: si eleva a obiettivo a sé stante.
cos'è la fomo e come cambia le persone
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La Fomo è una forma persistente di preoccupazione legata all’idea che altri stiano vivendo esperienze gratificanti da cui si resta esclusi. Questo stato psicologico sembra collegato a bisogni fondamentali come il senso di appartenenza, la competenza e l’autonomia, e trova nei social media un terreno particolarmente fertile. Numerosi studi hanno evidenziato una correlazione significativa tra Fomo e uso intensivo delle piattaforme digitali, con ripercussioni sulla concentrazione, sull'efficienza a lavoro e sulla qualità della vita. In questo senso vanno inquadrati fenomeni come il phubbing, cioè l’abitudine a privilegiare lo smartphone rispetto alle interazioni dal vivo, molto comune soprattutto tra le nuove generazioni.
misurare stress e benessere psicofisico
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Sempre più spesso, like e visualizzazioni diventano parametri per misurare valore sociale e successo personale, al di là della resa effettiva sul palcoscenico o sulle piste da sci. Gli studi indicano che questa costante esposizione può aumentare la suscettibilità allo stress emotivo, soprattutto in presenza di feedback negativi o percezioni di esclusione.
L'attenzione continua sulle attività altrui e il confronto implicito con modelli idealizzati (e spesso irrealistici) contribuiscono a generare ansia e a incentivare un uso compulsivo dei dispositivi. Il problema non sono i social in sé, intesi come estensioni degli strumenti di comunicazione dell'uomo. Ma quando l'algoritmo inizia a minare autostima, senso di appartenenza e percezione del valore, è segno che c'è qualcosa da rivedere.









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