Salute del cuore: secondo i canadesi c'è un trucco per affrontare meglio cure e prevenzione

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Un’esperienza condivisa tra partner può rafforzare i risultati delle cure cardiache, promuovere abitudini sane e sostenere il benessere psicofisico di entrambi

Riccardo Cristilli

1 febbraio - 10:26 - MILANO

Le malattie cardiovascolari sono tra le cause principali di morte al mondo, oltre agli approcci di prevenzione legati all'attività fisica e all'alimentazione equilibrata, un nuovo approccio che arriva dal Canada, mira a considerare anche la dimensione umana e sociale del paziente. Uno studio pubblicato sul Canadian Journal of Cardiology propone un cambiamento di prospettiva, avendo notato che il coinvolgimento dei partner dei malati comporta dei benefici concreti non solo per chi vive con una patologia cardiaca ma anche per chi sta accanto al paziente. 

terapia di coppia per il cuore

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Secondo i ricercatori canadesi, il recupero dalla cardiopatia non è un processo esclusivamente fisico, ma complessivo, richiede equilibrio emotivo, routine salutari e supporto sociale stabilmente presente nel quotidiano. Gli studi analizzati mostrano che il 77% degli interventi di coppia porta a un miglioramento nei comportamenti salutari, con ripercussioni positive sia sugli esiti clinici che sulla salute mentale dei partecipanti. Questo significa che, accanto a farmaci e monitoraggi clinici, la presenza e il coinvolgimento attivo della persona più vicina può essere un fattore determinante nel modo in cui si affrontano dieta, attività fisica e aderenza alle terapie. Nell'Unione europea le malattie cardiovascolari sono responsabili di un terzo delle morti del continente e del 20% tra gli under 65, nel mondo 1 adulto su 12 sopra i 20 anni convive con cardiopatie e queste diagnosi si riflettono anche su chi sta accanto ai pazienti. 

supporto reciproco

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La strategia suggerita dagli autori si basa su un principio semplice ma spesso sottovalutato, fare le cose in due è più semplice perché si tende a condividere la responsabilità, la motivazione, l'impegno ad affrontare i problemi. Magari si può decidere di condividere la stessa dieta così da non far pesare all'altro la differente alimentazione, oppure si possono fare insieme gli esercizi fisici, così come ci si può ricordare di assumere farmaci. Ancora più importante è l’impatto sulle dinamiche emotive. Le malattie cardiache non colpiscono solo il corpo, ma anche la relazione. In alcune coppie, la diagnosi può avvicinare e consolidare l’intimità, in altre può creare tensioni, ansie o stress aggiuntivi. Lo studio sottolinea l’importanza di indirizzare questi aspetti, per arrivare a sostenersi in un momento così delicato. 

Un partner attivo nelle cure

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I sistemi sanitari stanno sempre più enfatizzando l’assistenza centrata sulla persona e orientata alla famiglia. In questo contesto, i modelli di cura di coppia possono aiutare gli operatori a sostenere meglio sia i pazienti sia i loro partner, entrambi potenzialmente esposti a fattori di rischio cardiovascolare simili. L'idea è che il partner, aiutando il soggetto affetto da patologia, possa attuare delle attività che lo aiutino a prevenire l'insorgenza della malattia. In prospettiva si possono sviluppare degli interventi che includano il partner come partecipante attivo e affrontino in modo significativo quello che accade nelle relazioni dei pazienti. L'accompagnatore diventa così una risorsa pratica e psicologica, aiutando ad affrontare stress, ansia e isolamento. 

Il cambiamento prospettico proposto dallo studio canadese invita a ripensare la prevenzione cardiovascolare non solo come insieme di esami e diete, ma come percorso che riguarda la coppia. Comprendere e supportare le dinamiche relazionali può diventare un elemento chiave per promuovere la salute a lungo termine. Curare il cuore significa prendersi cura di sé e di chi ci sta accanto. Coinvolgere il partner non è una moda, ma una strategia che può migliorare l’efficacia delle cure e la qualità della vita di entrambi.

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