Sabatini: "Portai Luis Enrique a Roma, fece la rivoluzione. Totti lo chiamava Zichichi. Poi si offese e..."

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L'ex uomo mercato giallorosso in un'intervista ad As spiega l'avvento in Italia dell'attuale tecnico del Psg: "Arrivava in bici a Trigoria pur abitando dall'altra parte di Roma, De Rossi era entusiasta di lui, con Francesco fu intransigente ma si stimavano ma non volle restare"

12 maggio - 11:56 - MILANO

Luis Enrique e la sua avventura con la Roma, stagione 2011-12. Ma come arrivò nel club della Capitale? Lo racconta sul quotidiano spagnolo "As" Walter Sabatini, allora direttore sportivo romanista della società guidata da Thomas DiBenedetto. Sabatini a quei tempi doveva sostituire Montella e l'asturiano aveva appena trascorso tre anni alla guida del Barça B. "Chi me lo suggerì? Dario Canovi, uno dei procuratori più noti. Venne a Roma per parlarmi di lui. Mi disse che Luis Enrique voleva tentare la fortuna all'estero, lasciare la squadra B del Barcellona. Sottolineò che era molto legato emotivamente al Barça, ma che l'Italia lo attraeva per iniziare a fare il capo allenatore. Mandai lì i miei collaboratori: Frederic Massara e Pasquale Sensibile. Tornarono sorpresi ed entusiasti di come giocavano quei ragazzi di Luis Enrique".

dossier 

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Sabatini racconta poi cosa fece per formalizzare il suo trasferimento a Roma. "Chiamai un amico giornalista per raccogliere in un dossier tutte le sue dichiarazioni rilasciate in conferenze stampa e interviste. Mi colpì una sua frase: "L'importante non è la meta, ma il viaggio per arrivarci". Quel modo di pensare mi incuriosì. Così andai a Barcellona, dove già avevo mandato Franco Baldini un paio di giorni prima. Incontrammo Luis a casa sua. Mi convinsi subito. Quando tornai a Roma, gli feci poi un'offerta che lui accettò. Nessuno lo aveva mai considerato come allenatore di Serie A. Era un personaggio unico nel calcio italiano". 

benedizione

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Ed ecco la sua stagione romana. "Il suo arrivo è stato una benedizione, e non mi riferisco ai risultati perchè arrivammo settimi, mancando la qualificazione alle competizioni europee. Ciò che ha portato è stata una nuova, rivoluzionaria etica del lavoro. I giocatori più importanti, De Rossi per esempio, venivano da me e mi dicevano: 'In allenamento sviluppa così tanti concetti che mi sembra di non aver mai giocato a calcio prima d'ora'. Intendiamoci, Daniele era un campione del mondo, non uno qualunque. Si sentiva come se stesse imparando a giocare, ed era entusiasta, innamorato di quel tipo di calcio. De Rossi era intelligente e sensibile. Ogni volta che veniva nel mio ufficio a dirmelo, mi rassicurava e mi riempiva d'orgoglio".

totti

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E poi c'era il rapporto con Totti. Luis Enrique gli fece anche conoscere la panchina. E per questo fu fischiato dal pubblico. "È un uomo di principi. Una persona coerente. Non scende a compromessi, una qualità essenziale per essere un buon allenatore. A Roma funziona così: chiunque tocca Totti commette un peccato capitale, sì diciamo pure che è morto. Totti è, ancora oggi, un idolo eterno. Ciò che ha fatto nel calcio è tra i migliori in assoluto. Luis Enrique sapeva benissimo che metterlo in discussione significava scavarsi la fossa. Nonostante tutto, non ha voluto tradire i suoi ideali per tornaconto personale o umano. È un uomo di grande coerenza. I due si rispettavano, Totti lo chiamava Zichichi, che era uno degli scienziati italiani più famosi al mondo. Anche Luis Enrique lo apprezzava come giocatore, ma forse il problema erano i tifosi, i tifosi della Roma… Vedevano Francesco Totti come un semidio. Nessuno poteva toccarlo. È sempre stato così. Luis non ne teneva conto. Anzi, non gli importava cosa pensasse la gente. Perseguiva il suo stile di calcio e accettava il prezzo da pagare".

separazione

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Perchè andò via? "Alla fine della stagione, andammo a parlare con lui. Volevamo persino prolungargli il contratto, ma rifiutò. Credo si fosse offeso perché a quanto pare alcuni tifosi avevano insultato la sua famiglia o qualcosa del genere. Per di più vicino a casa sua. Non riuscì a tollerarlo. Ci lasciò. In seguito, forse molto stanco e sfinito, dovette prendersi un anno di riposo prima di andare al Celta Vigo". Infine, una curiosità: abitava all'Olgiata, è vero che andava a Trigoria in bici? "Vero, nessuna leggenda. Luis Enrique era tutto impegno e duro lavoro. Nuotava, correva, andava in bicicletta… Dalla sua casa, che era più vicina a Formello, sede della Lazio, che a Trigoria, e gli fu consigliata da De la Peña, suo iniziale collaboratore prima di andare via dopo poco tempo, andava quasi sempre in bicicletta agli allenamenti della prima squadra e tornava a casa".

La Gazzetta dello Sport

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