"Le famiglie e le imprese europee
stanno già avvertendo la pressione sui prezzi causata dal
conflitto in Medio Oriente, sebbene le perturbazioni dovute al
conflitto non abbiano ancora provocato uno scenario simile alla
crisi energetica del 2022". E' quanto evidenzia il nuovo report
di S&P Global Ratings che approfondisce l'impatto del conflitto
in Medioriente sull'economia europea.
"A fronte dell'intensificarsi degli effetti diretti derivanti
dall'aumento dei prezzi dell'energia, gli effetti indiretti si
ripercuoteranno sempre più sull'economia europea, con
implicazioni per la crescita economica a medio termine e i tassi
di interesse", avverte S&P.
In questa fase uno shock generalizzato della catena di
approvvigionamento è "una possibilità remota per l'economia
europea", sostiene S&P, che segnala tra le vulnerabilità il
fatto che l'Ue importai "quasi due terzi della sua energia, di
cui circa il 14% proveniente dal Medio Oriente". In particolare,
si evidenzia nel report, "Germania e Italia, potenze industriali
con capacità nucleare limitata, sono particolarmente esposte
alle importazioni dal Medio Oriente".
"La fase iniziale dello shock è già in atto. L'aumento dei
prezzi dell'energia ha incrementato significativamente i costi
per i consumatori a marzo, con ulteriori aumenti previsti per
aprile", si rileva nel report. "A differenza del massiccio
sostegno fiscale del 2022, le risposte dei governi sono più
limitate e mirate: si pensi a tagli temporanei delle accise sui
carburanti piuttosto che a un'ampia politica di prezzi massimi.
Di conseguenza, si prevede che l'inflazione nell'Eurozona salirà
al 3%-3,5% ad aprile, rispetto al 2,6% di marzo", afferma S&P.
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