
Il velista a Genova per assistere al Red Bull Cerro Abajo di mountain bike: "Sempre interessante confrontarsi con altri atleti e altre discipline. A Cagliari stiamo lavorando molto, dopo gli ori inseguo un’altra impresa"
Dalle vele alle ruote, dal timone al manubrio, l’acqua sotto che diventa strada, dai voli col foil ai salti delle mountain bike: strani connubi per Ruggero Tita, ospite d’onore a Genova alla tappa del Red Bull Cerro Abajo di urban downhill. A dispetto di quello che potrebbe sembrare, la metafora è perfettamente calzante, visto che anche la città si presta, con le discese mozzafiato dei rider in bici che volano dritti verso il mare, quello che da sempre è invece il campo di gara di una leggenda della vela, due volte oro olimpico assieme a Caterina Banti nella classe 49er, a Tokyo e a Parigi/Marsiglia.

spunti
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Col naso all’insù per assistere al volo finale dei rider in Largo della Zecca, Tita sembra molto interessato. “Mi piace tanto essere coinvolto in altri eventi, mi piace osservare atleti di altre discipline. In questo caso - dice il campione olimpico - mi piace osservare il modo in cui si prendono cura del loro mezzo, della bici. Ma anche vedere come gestiscono la loro preparazione, è sempre molto interessante parlare, interagire, cercare spunti interessanti magari da trasferire nel mio mondo”. È anche vero però il contrario: non capita tutti i giorni di parlare con un bicampione olimpico… “Al di là dei complimenti, la cosa che mi fa più piacere è sentire la gente che ringrazia me e Caterina per avere riportato la vela italiana a vincere. E’ sempre stato uno sport molto seguito e praticato, però le manifestazioni di affetto più sentite sono quelle nelle quali ci dicono di aver fatto scoprire o riscoprire la passione. Io penso che la vela abbia un potenziale incredibile, una enorme forza inclusiva e un’ampia possibilità di pratica: perché non c’è solo la gara, la regata, la competizione, c’è soprattutto la possibilità di godersi il proprio tempo, il mare, semplicemente navigando. È la parte più magica della vela”.

sail gp
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Tita è reduce dal decimo posto di Sassnitz (in Germania) con il nuovo team Red Bull Italy nel circuito mondiale di Sail GP: “Abbiamo fatto New York e poi altre due tappe, a Portsmouth in Inghilterra e Sassnitz. Pian pianino stiamo progredendo, Red Bull Sail GP Italy è un team nuovo che debutta in questo campionato. Si tratta di catamarani di 50 piedi foil, la particolarità è che non hanno delle vele, ma un'ala rigida, per una tecnologia che va oltre, qualcosa di veramente innovativo. E che rende le regate un affare diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. Si tratta di gare estremamente spettacolari, belle da vedere”. Ma anche molto difficili da affrontare, spiega Tita: “La barca viene consegnata a tutti il venerdì, si fanno 25 minuti di warm up e di practice race, sabato e domenica gara. E alla fine la barca viene riconsegnata, quindi è impossibile allenarsi: questo rende le cose molto molto difficili per team come il nostro che si approcciano al circuito, perché bisogna conoscere il proprio equipaggio, ci si imbarca in sei persone, bisogna essere molto coordinati. Ci si allena molto con dei simulatori, abbiamo la possibilità di analizzare i dati, però poi le condizioni che troverai in acqua saranno sempre diverse. Imitando un po’ quello che accade per esempio nella MotoGp, si insegue l’estate attraverso tutti i continenti, da Auckland a Sydney, poi Los Angeles, San Francisco e New York a completare la tappa americana, quindi arriviamo come detto in Europa, ora ci aspettano Ginevra (20 settembre) e Cadice (4 ottobre) e chiusura in medio oriente, con l’ultima ad Abu Dhabi”.

luna rossa
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L’impegno con Sail GP è esclusivamente ristretto al weekend di gara, quindi la maggior parte del suo tempo Tita la passa in Sardegna. “A Cagliari allenandomi con Luna Rossa”, dice. “Ci si allena dal lunedì al venerdì, con 3-4 sessioni in acqua a settimana quando siamo fortunati. Dipende anche dalle modifiche che il team decide di apportare sulla barca". E a Ruggero Tita piace molto anche il modo in cui la vela progredisce nel campo tecnologico. “Avendo studiato ingegneria, tutto quello che c’è dietro la messa a punto delle barche, la parte fisica e matematica, mi ha sempre affascinato tantissimo. Ed è un settore di cui mi sono sempre preso cura in prima persona, senza demandare a nessun altro o a qualcuno che lavorasse nella mia barca. Ovviamente senza fare tutto da solo. E ritengo che questo poi abbia portato dei grandi benefici, conoscendo nel profondo la barca, quali fossero vantaggi e svantaggi di ogni singola modifica. Avere una conoscenza seppur di base di come si muove una barca nell'acqua, dei flussi, delle pressioni che ci sono in gioco sicuramente aiuta”. Poi però c’è anche l’atleta: come si allena Tita? “La giornata tipo a Cagliari dipende innanzi tutti dalla barca con la quale poi uscirai, ma può prevedere per cominciare due ore di palestra, poi iniziano i briefing della giornata, dalle 13 si va in acqua, quando si rientra sono in programma i vari debriefing. Dalle 18 ho delle riunioni online con Sail GP”. E la dieta? “Devo mantenere un certo tipo di peso specifico, restare sui 69,5 chili, mi ci ritrovo abbastanza bene. Nel doppio maschile del 49er, invece, era molto più difficile perché dovevo salire a 72 e mangiare tanto, perché la combinazione dei due pesi è importante. Seguo una dieta abbastanza bilanciata, nente di particolare. Ma non è una cosa di rigore, sento di farlo più che altro per il mio benessere. Adoro il sushi, eredità del tempo passato in Giappone gli anni prima delle Olimpiadi”.

jacobs
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A proposito di Olimpiadi: voi eravate a Marsiglia, ma com’è stato rivincere l’oro a Parigi 2024? “Quando entri in acqua con la pettorina gialla del leader non è mai facile, poi la regata finale era stata anche rimandata di un giorno. Avevamo un vantaggio, ma nella vela, e nello sport in generale, non puoi prevedere come andrà a finire, quindi sei molto teso perché sai che basta un piccolo errore per mandare a monte tutto quello che hai fatto fin lì”. Ma andare in mare sapendo di giocarsi una medaglia olimpica cosa significa? “È anche un momento bellissimo e positivo, cerchi di godertelo al massimo. Anche se non è facile gestire tante emozioni: proprio per questo la cosa importante è riuscire a canalizzarle per trasformarle in forza. Caterina ed io venivamo da due percorsi diversi, ma soprattutto a bordo avevamo caratteristiche molto diverse, a cominciare dal fisico. Ma siamo riusciti a mettere le nostre differenze a disposizione del team e a renderlo il più forte possibile. Caterina è una grandissima atleta, estremamente dedicata alla preparazione, alla cura fisica, io invece più dedicato alla parte ingegneristica, per fare in modo che la nostra imbarcazione fosse sempre al meglio, con le regolazioni migliori, per renderla la più veloce in acqua”. E dall’oro olimpico il sogno si è trasferito sull’America’s Cup. “Con Caterina siamo riusciti a vincere alle Olimpiadi dopo 20 anni da Alessandra Sensini e poi a fare una cosa che nessuno aveva mai fatto prima, ora penso che con Luna Rossa abbiamo a portata di mano qualcosa di possibile. Metteremo tutta l’energia che abbiamo per portare a casa questo risultato”. A proposito, c’è un atleta che Tita vorrebbe imbarcare su Luna Rossa? “Direi Marcell Jacobs. Sicuramente per le sue caratteristiche fisiche ci starebbe senza problemi, ma quello che mi di lui mi ha sempre colpito è il modo di approcciarsi allo sport”. Certo, a quel punto con 4 ori olimpici a bordo, gli avversari un po’ più di paura l’avrebbero per forza.