Mediano tutto sostanza, l'autore del gol che è valso il primato nel girone alla nazionale di casa viene da una famiglia di pescatori. Il fratello lo spinse verso il calcio
A tirar fuori la perla da una partita noiosa, persino bruttina, non poteva che essere Luis Romo, mediano di "garra" e pescatore mancato. Prima di intraprendere il lungo viaggio verso il calcio aiutava suo padre nella pesca delle ostriche a Los Mochis, casa sua, una tradizione di famiglia iniziata dal nonno e portata avanti per un’altra generazione.
viaggio
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Romo, 31 anni, da ieri eroe del Messico per il gol di rapina alla Corea del Sud che è valso la qualificazione ai sedicesimi, ha visto l’Oceano Pacifico tutti i giorni per gran parte della sua vita, immaginandosi altrove. Quello che Morgan Freeman, alias Red Redding in "Le ali della libertà", scopre per la prima volta alla fine del film, dopo aver preso un autobus e guardato fuori dal finestrino. "Spero che il Pacifico sia azzurro come nei miei sogni". Quelli di Romo, al debutto mondiale, l’hanno portato a voltare le spalle al mare e ad armarsi di sana pazienza. Il primo a intuirne le capacità fu suo fratello Dario, portiere, anche lui calciatore: "Te ne devi andare da qui", gli diceva ogni sera, dopo averlo visto aprire ostriche per tutto il giorno. Così Luis fece i bagagli e andò à Città del Messico, col Cruz Azul, ma in un anno giocò solo una manciata di minuti. Il club lo tagliò per via di qualche chilo di troppo. Romo aveva 15 anni, era lontano da casa, non curava l’alimentazione e se ne stava in camera tutto solo e sconsolato. "Pensai in modo serio di tornare a dai miei e dedicarmi alla pesca, ma mio fratello mi disse che non avrei mai fatto quella vita. Per lui avrei dovuto continuare a spingere". E così ha fatto.
svolta
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A dargli una chance fu il Querétaro, dove tra il 2014 e il 2015 ha giocato persino Ronaldinho. Romo lo osservava senza dirgli una parola. Pazienza, lavoro e talento hanno fatto il resto: nel 2020 è tornato al Cruz Azul dalla porta principale, poi Monterrey, di nuovo Cruz Azul e infine Chivas di Guadalajara, dove gioca tutt’ora. Il suo allenatore è Gabriel Milito, fratello di Diego. E in porta c’è il suo amico Rangel, che con la Sud Corea ha blindato i sedicesimi con una parata all’ultimo gong. Romo, bronzo olimpico a Tokyo nel 2021, è al suo secondo Mondiale, ma nel 2022 non giocò neanche un minuto. Prima di trovare il suo posto nel mondo ha fatto la punta, l’ala e il terzino. Ora si divide tra centrale e mediano. Suo fratello ha raccontato che la sua famiglia si è sacrificata per far sì che realizzasse il suo sogno: "Le nostre sorelle hanno smesso di comprarsi vestiti già da adolescenti: dovevamo risparmiare". Dietro il gol alla Corea c'è un "grazie" grosso così.










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