"Il caso della famiglia nel bosco
è paradigmatico del modo in cui agisce la giustizia italiana,
anche nella distribuzione discrezionale delle pene". Lo dice
Marco Rizzo all'ANSA, alla vigilia della presentazione
all'Aquila del suo libro 'Una biografia di periferia'. Rizzo
richiama i casi giudiziari legati alla morte del vicebrigadiere
Mario Cerciello Rega, ucciso nel 2019 mentre era in servizio in
borghese, e a Mario Roggero, il gioielliere che sparò durante
una rapina.
"Hai uno dei due americani coinvolti nell'uccisione di
Cerciello Rega, condannato prima all'ergastolo e poi a undici
anni, che si trova ai domiciliari con il braccialetto
elettronico e magari farà anche il bagno al mare", afferma. "E
poi hai Roggero, condannato a quindici anni. A 72 anni, quindici
anni significa essere condannati all'ergastolo", aggiunge Rizzo.
Per l'ex europarlamentare, il confronto mostra l'esistenza di
"due pesi e due misure" nell'applicazione della giustizia.
Rizzo torna sulla vicenda della famiglia che viveva in un
casolare nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti. "È una
vicenda che tocca gli affetti, i diritti e anche un modello
culturale. Quello stile di vita viene giudicato diversamente a
seconda del contesto sociale. Un modello culturale può essere
tollerato nelle periferie, nei campi rom o nelle comunità di
immigrati, mentre se viene scelto liberamente da persone che non
appartengono a queste minoranze è duramente sanzionato".
Rizzo richiama infine quanto accaduto per il nono compleanno
della bambina più grande, il 23 luglio scorso, giorno in cui i
genitori non sono riusciti a ottenere dal Tribunale per i
minorenni - che ha collocato i tre figli in una struttura a
novembre 2025 - più di un'ora di permesso per stare insieme. "È
una sorta di prigione dei sentimenti".
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