Repressioni, ribelli e strette di mano: il romanzo thriller dell'Iran ai Mondiali

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Iranian goalkeeper Ahmad Abedzadeh (C) waves his national flag as he celebrates with Nader Mohammadkhani (14) after winning their 1998 Soccer World Cup Group F first round second match against the United States at the Gerland stadium 21 June in Lyon, central France. Iran won 2-1. (Iranian player L is Mehdi Mahdavikia) (ELECTRONIC IMAGE) AFP PHOTO PATRICK KOVARIK (Photo by PATRICK KOVARIK / AFP)

racconto

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Tutto cominciò nel 1978, con un solo punto in Argentina, l'avvento dell'Ayatollah e la stella della squadra in prigione. Da lì in poi a ogni Coppa del Mondo la politica mondiale ha sempre seguito con attenzione le sorti del Team Melli

Furio Zara

Collaboratore

3 marzo - 12:42 - MILANO

Da sempre le partecipazioni dell’Iran alle fasi finali della Coppa del mondo - e sono sette finora - sono uscite dal perimetro del campo di calcio, per entrare a piè pari nel territorio della politica e della diplomazia. È successo anche stavolta, con una guerra in corso e con un Mondiale, quello negli Stati Uniti, a fortissimo rischio. L’Iran è seriamente intenzionato a sfilarsi dalla competizione, rinunciando a partecipare alle partite che - in teoria - avrebbe dovuto disputare, gare previste tra Los Angeles e Seattle e riferibili al Gruppo G che prevede anche Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. 

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