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Gelo tra i due e silenzio dei Friedkin. I tifosi non si meritano il terzo ribaltone
La storia si ripete, in casa Roma. Due anni fa era successo con Mourinho: ricorderete la contrapposizione con Tiago Pinto e la frase definitiva dell’allenatore: "Di sicuro non lavorerò più con lui". Non è andata meglio con De Rossi, licenziato nel giro di una notte. Arrivato il 17 gennaio del 2024, fu esonerato a sorpresa il 18 settembre per divergenze di vedute con Lina Soulokou. Sembrava che qualcosa potesse cambiare nell’estate scorsa, con l’ingaggio di Gasperini - si disse - fortemente voluto da Ranieri. Non doveva essere così se a distanza di tre stagioni - non calcistiche ma nel senso letterale: autunno, inverno e primavera - la situazione è precipitata. Con un botta e risposta sulla paternità degli acquisti, sul fatto di aver preso una squadra arrivata a un punto dalla Champions (lui avrebbe potuto facilmente controbattere di averne lasciata una - la "sua" Atalanta - in Champions) e soprattutto una sentenza dialettica difficile da ribaltare in appello. "C’era una lista di cinque o sei pretendenti, lui è arrivato dopo che in tre ci hanno detto no". Cosa ci può essere di più pesante, e più sbagliato, nel colorare così un rapporto che si è fatto, ogni giorno, poi più complicato?










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