Rangnick stanco di aspettare il Milan: dice no al Diavolo e resta ct dell'Austria

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Troppa l'attesa di una risposta da parte dei rossoneri, l'allenatore adesso è intenzionato a concentrarsi solo sul suo ruolo in nazionale. La ricostruzione di Cardinale si complica

12 giugno - 17:20 - BOSTON (USA)

Ralf Rangnick ha detto stop. L'attesa di una risposta da parte del Milan, che lo ha cercato (non è stato lui a proporsi a Cardinale...) per affidargli il ruolo di capo dell'area tecnica, lo ha stancato e adesso è intenzionato a concentrarsi solo sul suo ruolo di ct dell'Austria che inizierà la sua avventura al Mondiale nella notte italiana tra martedì e mercoledì contro la Giordania. Dal ritiro dell'Austria a Santa Barbara filtra la solita serenità riguardo la permanenza del tecnico sulla panchina anche dopo la Coppa del mondo. I dirigenti della federcalcio austriaca il giorno dopo l'arrivo della comitiva negli States erano sicuri che Ralf sarebbe rimasto e il presidente Josef Pröll aveva spiegato: "Sono molto ottimista sul fatto che sceglierà l'Austria. Noi lo vogliamo e lui conosce i punti chiave dell'offerta di rinnovo. Io e lui sappiamo su cosa possiamo contare l'uno sull'altro perché comunichiamo in modo molto aperto". Il passare del tempo non ha scalfito questa convinzione, anzi l'ha rafforzata. Perché Rangnick, che non risponde a domande sul Milan, ha ribadito ai suoi dirigenti che la sua intenzione è quella di continuare il progetto dopo il Mondiale. Fino al 2028. Se il contratto sarà firmato adesso, prima dell'esordio contro la Giordania, oppure dopo la fine del torneo, per lui non conta molto. Per Ralf è una questione di scelte e di chiarezza: l'Austria lo vuole e lo fa sentire importante; il Milan dopo i colloqui di due settimane fa è sparito (o quasi). Non è abituato a lavorare così e per questo è seccato.

scenario

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Rangnick con Cardinale e Ibrahimovic era stato chiaro: durante i summit avuti con la proprietà rossonera aveva chiesto il pieno controllo dell'area tecnica, senza ingerenze. Naturalmente si riferiva a quelle di Zlatan, ingombrate consigliere di Cardinale: da uomo di calcio sa bene quello che è successo ad Allegri nella scorsa stagione e non vuole che il problema si ripeta con lui. Dunque ha chiesto autonomia nella scelta del tecnico (indicando Glasner o Jaissle), dei suoi collaboratori (su tutti il ds Johannes Spors, attuale direttore sportivo del Southampton ed ex Genoa, e Christopher Vivell, capo scout del Manchester United), dei giocatori, ma anche degli scout e degli allenatori delle giovanili. Perché intende (o a questo punto, intendeva...) portare una filosofia calcistica precisa, fatta di pressione, intensità e aggressività. E vuole che tutti remino nella stessa direzione. Il Milan, completamente da rifondare dopo l'epurazione di massa valutata da Cardinale a causa della mancata qualificazione alla Champions, ha ascoltato le condizioni di Rangnick e finora non ha ancora detto ok. Il ct dell'Austria ha aspettato pazientemente, ma adesso sembra che non sia più disposto a farlo.

mossa

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Se il Milan gli avesse detto subito sì, Rangnick si sarebbe organizzato con Spors e Vivell, ma anche con l'allenatore scelto (Glasner o Jaissle) per il mercato. Lui avrebbe continuato a guidare l'Austria con l'obiettivo di portarla più avanti possibile nel torneo oltre Oceano; i suoi uomini di fiducia avrebbero cominciato a lavorare sulla squadra, dal mercato alle "pratiche" necessarie per allestire un precampionato come vuole Ralf. Finora però questo meccanismo che Rangnick aveva in mente non è scattato. E per i suoi gusti l'attesa è durata anche troppo. Ora penserà solo all'Austria, riportata al Mondiale dopo una grande attesa. Non che in questi giorni abbia sprecato energie nervose sul Milan, ma non vuole che nessuno abbia il minimo dubbio sul suo totale coinvolgimento con la nazionale austriaca. Ecco perché il messaggio che è stato recapitato al Milan è chiaro: Rangnick ha detto stop. A meno di una sorpresa clamorosa o di un ritorno di fiamma, violento e improvviso del Diavolo, il capo dell'area tecnica non sarà il tedesco. La ricostruzione rossonera continua con sempre maggiore difficoltà.

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